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SOCIETA'
Pandemia, prevista mesi fa?
30 aprile 2009
Nonostante troppo complottismo faccia male, come sembrerebbe, certe volte è salutare notare alcune strane coincidenze, specialmente quando si tratta di cose importanti come l'ultima pandemia. E dunque leggetevi questo articolo di EFFEDIEFFE, risalente all'ottobre scorso, e ditemi poi se anche a voi non è venuto il dubbio che questa sia solo una prova generale...


Cosa ci facevano i generali nel laboratorio delle pandemie?

Non deve accadere mai niente attorno al Saranak Lake, Stato di NewYork; sicchè l’evento è stato riportato con un certo rilievo dalgiornale locale, l’Adirondack Daily Enterprise.

Il 18 ottobre, un grosso Boeing 757 con l’insegna «United States of America» è atterrato nel locale aeroporto regionale a Lake Clear; e duemembri dell’airport committe, Barry DeFuria e Larry Miller (sono anchemembri del consiglio comunale) vedono sbarcare dall’apparecchio «i piùalti membri degli Stati Maggiori riuniti USA e i loro pari grado diFrancia, Germania e di un altro Paese, forse la Gran Bretagna».

DeFuria e Miller non sono precisi, perchè hanno potuto guardare lascena solo da lontano; file di soldati vietavano di avvicinarsi, edhanno sorvegliato l’apparecchio di Stato per tutto il tempo in cui hasostato all’aeroporto (1).

Il signor DeFuria può però aggiungere un particolare: è arrivata ancheuna delegazione militare del più alto livello dall’Italia, ma su «unvolo separato, su un Falcon». Un tocco di commedia all’italiana. Ecco acosa servono i vostri soldi, contribuenti, e a cosa servono i 18 nuoviaerei blù comprati dal Salame.

Ma il giornale dell’Adirondack, poco incline all’umorismo, si chiedeinvece: cosa ci facevano dalle nostre parti «generali e ammiragli delpiù alto grado, appartenenti alle più potenti nazioni della terra»(sic), proprio qui nel nostro angolo di fredde foreste e laghi?

Essi hanno tenuto una riunione «da qualche parte nella zona», una parte che il giornale non è in grado di precisare.

Nella zona, proprio sul lago Saranak, c’è un solo luogo di altointeresse militare dove i gallonati dell’Occidente possono essere statiaccolti: il Trudeau Institute, un laboratorio bio-chimico moltoriservato, in cui si coltivano microrganismi di tipo «pandemico», alloscopo (quello dichiarato) di elaborare un vaccino contro le specie piùletali di influenza. Gli scienziati del Trudeau compiono questericerche insieme ai ricercatori della US Navy, dunque il tutto ècoperto da segreto militare.

Coincidenza: appena pochi giorni prima - per l’esattezza, il primo diottobre - il presidente Bush ha promulgato un decreto chiamato«Consolidated Security, Disaster Assistance & ContinuingAppropriation Act 2009» (H.R. 2638).

In questa legge di preparazione alle catastrofi, tra l’altro, sistanziano 1,6 milioni aggiuntivi per finanziare «il programma congiuntofra Trudeau Institute e la Marina militare per sviluppare un vaccinocontro l’influenza pandemica».

Lo stanziamento ha fatto esultare David Woodland, presidente delTrudeau Institute: «E’ ampiamente condivisa la preoccupazione che possaaccadere un’altra pandemia», ha detto, spiegando poi che un vaccinoavanzato aiuterà le forze armate americane a condurre le loro missionisenza subire perdite per una pandemia influenzale (2).

Un’altra pandemia? Quale pandemia c’è stata prima?

SOCIETA'
Due iniziative da sostenere
24 aprile 2009
POLITICA
Troppo complottismo fa male
22 aprile 2009

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SOCIETA'
Il bene oltre la tragedia
20 aprile 2009


Caro Direttore,

Mi ha colpito un servizio delle “Iene” trasmesso in tv a Italia 1, non ricordo il nome dell’autore, forse Lucci. Canale forse tra i peggiori, trasmissione e autore non particolarmente degni di nota. Chiave di lettura diversa rispetto a tutti gli sbrodolamenti tv che abbiamo visto finora sul terremoto, interviste sul campo ai superstiti accampati nelle tende e… sopresa. Per quanto possibile, senza dimenticare la gravità della tragedia e senza avere atteggiamenti irresponsabili, compatibilmente con le enormi difficoltà del momento e coscienti dell’incognita del futuro, visi di gente tutto sommato serena e persino moderatamente sorridente. Come mai, chiede l’intervistatore; risposte varie ma abbastanza univoche: “senza più televisione, pc, telefonini e tutte le altre scemenze che ci circondano, stiamo riscoprendo il piacere di stare insieme con la gente, persone che magari non vedevamo mai e che abitavano al portone affianco”. Dice un bambino: “alla fine giocare con la playstation è una cosa che non ti da alcuna soddisfazione, meglio vincere le caramelle vere nei giochi con i compagni veri!” (domanda l’intervistatore: “allora la playstation è una ca***ta”
(bel linguaggio con i bambini, Iena; ndLore) e il bambino risponde “siii”). Girando per il campo gente intenta a parlare, giocare, socializzare, insomma gente che tenta serenamente di continuare a vivere.  Mi viene in mente che un qualsiasi evento che ci dà la sveglia, non necessariamente un evento traumatico e tragico come il terremoto, ci fa vedere immediatamente con la giusta prospettiva l’assurdità dello stile di vita che conduciamo oggi. Basta una sveglia un po’ più forte e ci si scuote tutti quanti dall’ipnosi collettiva imposta da strumenti come Tv, Pc, telefonini, e quant’altro. Per Lei Direttore, che come noi cerca risposte positive, forse un piccolo segno di speranza, ma degno di attenzione.

Saluti

Gilberto

(Fonte)
(Fonte immagine: Flickr)

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permalink | inviato da -Lore- il 20/4/2009 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Festa della Divina Misericordia
17 aprile 2009


Prepariamoci per questa grande e irripetibile Domenica.

La festa della Misericordia
Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell’istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all’immagine: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia: voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, p. 75). La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina. La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini. «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, p. 440). «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre» (Diario, p. 561). L’importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita – ha detto Cristo – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene» (Diario, p. 235). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. (…) Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, p. 441). Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione. «Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (Diario, p.378).

(Fonte: divinamisericordia.it)

La festa

E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Plock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

(Fonte: festadelladivinamisericordia.com)

Per le condizioni precise in grado di ottenere l'indulgenza, si legga qui.
SOCIETA'
Auguri Santità!
16 aprile 2009


Porgendo i miei personali e sentiti auguri al Pontefice che compie la bellezza di 82 anni, e augurandogli ancora un lungo pontificato nonostante l'opposizione, spesso becera e ignorante, che subisce, lascio i lettori con questa riflessione di Don Tommaso Acciarri, e con un invito alla preghiera:

Orémus pro pontífice nostro Benedícto.
Dóminus consérvet eum,
et vivíficet eum,
et beátum fáciat eum in terra,
et non tradat eum in ánimam inimicórum éius.
Amen

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SOCIETA'
Nuova tempesta mediatica contro il Papa
13 aprile 2009


"Di ritorno dall’Africa, appena atterrato a Roma in un pomeriggio soleggiato, il Papa avrebbe esclamato con i giornalisti: “Che bel tempo, oggi!”.

Questa frase imprudente ha sollevato nel mondo emozione e perplessità e sta alimentando una polemica crescente. Riportiamo alcune delle reazioni più significative.

L’arcivescovo di Salisburgo: “Ribadiamo la piena fedeltà della Chiesa austriaca al Pontefice e ci stringiamo a lui. Ma è spontaneo chiedersi se per caso egli non voglia far regredire la Chiesa ad una setta animista di adoratori del sole. Dopo tale frase, il numero di persone che chiedono la cancellazione dai registri fiscali per il sostegno alla Chiesa cattolica è considerevolmente aumentato

Alain Juppé, ex primo ministro francese e ora sindaco di Bordeaux: “Nell’istante in cui il papa pronunziava queste parole, a Bordeaux pioveva a catinelle. Questa contro-verità, prossima al negazionismo, mostra che il papa vive in uno stato di totale autismo. Questo distrugge, se ve n’era ancora bisogno, il dogma dell’infallibilità pontificale".

Il Rabbino-Capo di Roma: “Come si può ancora pretendere che faccia bello dopo la Shoah? Solo il giorno in cui si deciderà a farmi visita alla Sinagoga di Roma allora, forse, potremo insieme verificare come sarà il tempo

Margherita Hack, astronoma e astrofisica: “Affermando senza mezzi termini e senza prove obbiettive indiscutibili “che bel tempo oggi”, il papa dimostra il disprezzo ben noto della Chiesa per la Scienza, che combatte il dogmatismo da sempre. Che cosa c’è di più soggettivo e di più relativo di questa nozione di “bello”? Su quali prove sperimentali indiscutibili si appoggia? I meteorologi e gli specialisti della materia non sono giunti a mettersi d’accordo sul punto nell’ultimo Colloquio Internazionale a Caracas. E ora Benedetto XVI, ex cathedra, pretende decidere lui con tale arroganza. Si vedranno presto accendere roghi per tutti quelli che non concordano interamente con la nozione papalina di bello e cattivo tempo?

L’Associazione delle Vittime del Riscaldamento Globale: “Come non vedere in questa dichiarazione provocatoria un insulto per tutte le vittime passate, presenti e future dei capricci del clima, delle inondazioni, degli tsunami, della siccità? Questa acquiescenza al “tempo che fa” mostra chiaramente la complicità della Chiesa con questi fenomeni distruttori, nei quali pretende vedere disegni “provvidenziali” di un Dio vendicatore e punitivo. E, quel che è peggio, simile attitudine non fa che incoraggiare coloro che causano il riscaldamento del pianeta, poiché potranno ora far valere l’avallo del Vaticano.

Il Consiglio Mondialista: “Il papa finge di dimenticare che mentre splende il sole a Roma, una parte del pianeta è sprofondata nell’oscurità notturna. Ecco un segno intollerabile di disprezzo per vastissime porzioni del mondo e un chiaro segno, se ve n’era ancora bisogno, dell’eurocentrismo neocoloniale di questo papa tedesco”.

Il Direttivo americano delle Associazioni femministe: “Perché il papa ha voluto dire “che bel tempo” usando termini che, nell’originale in italiano della frase, sono al maschile? Avrebbe potuto benissimo utilizzare parole femminili come “che bella giornata”, o meglio ancora “che tempo attraente”, usando così un aggettivo “inclusivo” perché non declinabile differentemente al maschile e al femminile. E’ evidente che questo papa, che già ha fatto condannare la formula del battesimo e delle benedizioni non maschilista (“In the name of the Creator, the Redeemer and the Sanctifier”), mostra ad ogni occasione il suo attaccamento ai principi più retrogradi. E’ sconsolante che nel 2009 si sia ancora a tali punti di arretratezza

La Lega dei Diritti dell’Uomo: “Questo tipo di dichiarazioni non può che ferire profondamente tutte le persone che hanno della realtà uno sguardo diverso da quello del papa. Pensiamo in particolare alle persone immobilizzate in ospedale, o imprigionate, il cui orizzonte si limita a quattro mura; e così pure alle vittime di malattie rare i cui sensi non permettono di percepire lo stato della situazione atmosferica. C’è qui, è evidente, una volontà di discriminazione tra chi vede il “bello” secondo il canone ellenizzante che si vorrebbe imporre a tutti (a scapito delle minoranze, degli afroamericani e di ogni concetto di 'inculturazione'), e coloro che, per scelta o per impossibilità, percepiscono le cose in modo differente. Noi proporremo a titolo dimostrativo querele giudiziarie per discriminazione contro questo papa”.

Alberto Melloni, della Scuola di Bologna: “Si vede bene la profonda differenza tra questo papa introverso e chiuso in sé e nel suo mondo sorpassato, che si limita ad un’osservazione climatica senza trarne le dovute conseguenze, ed invece la paterna apertura al mondo di Papa Giovanni XXIII che, dopo aver osservato la luna in cielo, invitava tutti a portare ai loro bambini la carezza del Papa. A quando un Giovanni XXIV che riprenda in mano la spinta dello Spirito conciliare, che gli ultimi papi hanno tentato di soffocare?

Beppe Severgnini, giornalista: “Il Papa è il Papa. Punto. Ma non si può non pensare con un po’ di nostalgia che Giovanni Paolo II le stesse parole le avrebbe dette magari in romanesco (“ggiornata bbona!”) e agitando lo zucchetto bianco ai fedeli che lo riaccoglievano a casa”.


L’Osservatore Romano ha pubblicato una versione leggermente differente delle parole esatte del Papa (egli avrebbe detto, secondo l’Osservatore: “qualcuno potrebbe dire che faccia bel tempo”). Ma le registrazioni audio e video dei giornalisti hanno smentito la versione edulcorata. Molti hanno anche attaccato l’ingenuità di P. Lombardi che, pur essendo al fianco del Papa, non è intervenuto per impedire quell’affermazione o subito chiarirne meglio il senso.

Membri influenti della Curia hanno tentato di attenuare la gravità della frase del Papa, facendo rilevare la sua stanchezza dopo il viaggio africano, vista la avanzatissima età del Pontefice, nonché dichiarando che la frase incriminata è stata mal compresa e voleva avere un significato teologico-metafisico e non climatico, come grossolanamente è stata interpretata.

Ma la polemica non accenna a placarsi."

(Fonte: Messa in Latino Blog)
(Fonte immagine: Flickr)
DIARI
L'ultima del cannocchiale
12 aprile 2009
Scusate per le dimensioni dei caratteri nei post finora: mi sono accorto che da explorer risultano molto piccoli...

Il Cannocchiale è una bella piattaforma, ma a volte ti fa cascare le braccia. Per i post vecchi mi dispiace, dovrete arrangiarvi con lo zoom ;) (o meglio, passare a Firefox).

EDIT: Penso di aver risolto lavorando un pò di CSS. Ma non avrei dovuto esser costretto a farlo... evabbè...

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DIARI
Resurrexit!
12 aprile 2009


"...Ma da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio; la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte. Non è forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi? Sempre c’è l’impressione che essa debba affondare, e sempre è già salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: “Siamo … come moribondi, e invece viviamo”, (
2 Cor 6, 9). La mano salvifica del Signore ci sorregge, e così possiamo cantare già ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: alleluia! Amen."

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Sabato Santo, 11 aprile 2009


CULTURA
L'essenza della Fede
11 aprile 2009


Mi sembra un'ottima risposta pre-Pasquale: servirà sia come monito ai vari Augias e chi gli da credito con le loro menzogne, che ai cristiani che non partecipano in senso Paolino alla Fede viva.

Chi le scrive è un uomo che si considera ormai perduto

Quesito

Salve Padre.
Chi le scrive è un uomo che si considera ormai perduto, sono sull'orlo di un crepaccio e manca davvero poco per caderci dentro. Metafore a parte, sto veramente attraversando un momento difficile della mia vita spirituale, e leggendo la data della sua ordinazione sacerdotale ho provato un senso di invidia incredibile. é sempre stato così per me, ho sempre pensato che coloro che trovano la "luce" della fede sono tanto, ma tanto fortunati. A me questa fortuna è evidente che non è dato averla. Le racconto in breve quel che mi accade. Fino a qualche anno fa io ero, come tanti, un cristiano per tradizione. Ho ricevuto tutti i sacramenti, mi sono sposato in chiesa, e della chiesa seguivo le vicende anche se non sono mai stato un frequentatore assiduo delle messe. Ma soprattutto non mi facevo domande, per me le cose stavano esattamente come le avevo imparate, quel che c'era scritto nei vangeli era la testimonianza pura e semplice della vita di un uomo/Dio che aveva cambiato il mondo. Poi, nel 2003, a causa di un libro tutto è cambiato. Era un semplice romanzo che, tra un personaggio e l'altro, tra una scena e l'altra, insinuava dubbi sulla vita di Cristo. Come ho scoperto poi, buona parte delle insinuazioni erano errori o sciocchezze; ma non tutte. E li sono cominciati i miei problemi. Da quattro anni ogni minuto del mio tempo libero è dedicato alla ricerca della verità. Una verità che non potrò mai trovare. Ho lette decine di testi sul tema, ho scaricato centinaia di documenti e di tesi dalla rete, ho parlato con studiosi famosi (grazie alle conoscenze in campo giornalistico di mia moglie), mi sono confrontato con moltissime anime in pena come me. Quel che ho trovato fino ad oggi è inquietante. Se qualcuno mi chiede cosa penso del cristianesimo, mi ritrovo a sorridere amaro, se mi chiedono cosa penso dei vangeli (i sinottici e quello attribuito a Giovanni) rispondo che non sono altro che un insieme di contraddizioni plasmate da persone potenti dei secoli passati. Cerco con tutto me stesso di uscire da questo baratro, ma non ne sono capace, quel che ho trovato è terribile. E non ho più la mia fede, non ho più quell'invisibile stampella che ci sorregge nel cammino della vita. Da tempo quella croce che portavo al collo è appoggiata sul comodino e presto finirà in un cassetto.  Cerco continuamente un dialogo con persone che credono, cerco le più convinte per vedere se riescono a farmi tornare sui miei passi, fino ad oggi non ne ho trovate, fino ad oggi alla fine della chiacchierata sono io che faccio vacillare loro. E non immagina quanto mi dispiace dopo. Non mi sono mai sentito così solo (a livello spirituale, s'intende) come ora, circondato dai miei libri, i miei documenti, le mie tesi e da tutto quel materiale che ha distrutto la mia fede. Tutto qui, padre, se le par poco. So che avrà cose ben più importanti da fare che non badare alla posta, però vista la sua disponibilità a rispondere, mi sono permesso di sottoporle il problema. Non posso credere che il mio obbiettivo nella vita sia demolire un messaggio d'amore.
Buona giornata.
Claudio


Risposta del sacerdote

Carissimo Claudio,
1. intanto mi compiaccio che tu conosca la data della mia ordinazione sacerdotale. Non so dove l’abbia letta, ma è esatta.

2. Adesso però vengo al merito della tua e-mail: la crisi di fede.
Secondo me la tua crisi di fede non è cominciata 4 anni fa quando hai letto un romanzo che ha dato l’avvio a moltissime letture che hanno ancor più sviluppato i tuoi dubbi.
La tua fede è entrata in crisi, sebbene tu non te ne fossi accorto, quando hai pensato che aver fede significasse semplicemente credere ad un tot di verità rivelate.
Eri certo (e non facevi male) che le cose stessero esattamente come le avevi imparate e che quel che c'era scritto nei vangeli fosse la testimonianza pura e semplice della vita di un uomo-Dio che aveva cambiato il mondo.
Ma questa era una fede sono intellettuale.
Sotto questo aspetto anche i demoni “credono e tremano” come dice San Giacomo (Gc 2,19).
Di fatto poi spesso ti mancava la Messa, sei vissuto in peccato mortale, forse si è aggiunta qualche altra trasgressione dei comandamenti divini e la tua fede, solo intellettuale, ha cominciato a vacillare sotto i colpi dei dubbi.

3. I teologi distinguono tra fede viva e fede morta, tra fede formata e fede informe. La prima è vivificata o formata dalla carità, la seconda è la fede di chi vive nel peccato mortale.
Questa distinzione ha il suo fondamento nella S. Scrittura: “La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa” (Gc 2,17) e “la fede opera per mezzo della carità” (Gal 5,6).
Le verità di fede non sono solo di ordine conoscitivo, ma sono verità da vivere. Sono verità salvifiche.
Chi non vive in grazia non sa che cosa sia sentir che Gesù Cristo travasa le dolcezze del cielo per metterle dentro il nostro cuore.
Nella lettera agli Ebrei si legge che “coloro che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro” (Ebr 6,4-5).
Tu da tanto tempo gusti la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.

4. Come vedi, aver fede non significa semplicemente sapere che Dio c’è e che tutte le verità rivelate corrispondono perfettamente a verità, ma molto di più significa portare Dio dentro la nostra vita, avere Dio come principio ispiratore e fine delle nostre azioni.
Questa conoscenza non è di ordine intellettivo, ma esperienziale.
Tutti, anche i santi, possono avere assalti o tentazioni contro la fede perché non si vede, non si tocca.
Ma ciò che aiuta a superare la tentazione è l’esperienza, il gusto delle cose di Dio.
Capita anche a me. Ciò che mi sorregge è il gusto, l’esperienza di Dio in me, nella mia vita.
Caro Paolo, forse ti manca proprio questo.

5. Che fare allora?
La prima cosa: devi ricuperare la grazia.
Come la ricuperi?
Attraverso l’umile confessione dei tuoi peccati fatta ad un ministro della Chiesa. E ne verrai fuori, come osserva il catechismo della Chiesa Cattolica, con una esperienza di “pace e serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (CCC 1468).
Poi farai la Santa Comunione accogliendo Cristo nella tua vita, perché ne sia il principio ispiratore e il fine.
Vedrai che tutto cambia.
Comincerai anche a provare il gusto della buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.

Non vado oltre, per ora.
Sarei molto contento se facessi quanto ti ho indicato.
Prego il Signore per te, Lui che non ha abbandonato a se stessa la pecorella smarrita, ma è andato a cercarla e, trovatala, se l’è messa sulle spalle.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

Questa risposta è stata tratta dall'archivo dell'analoga sezione "un sacerdote risponde" su Amicidomenicani.it, dove si possono trovare le repliche ai più recenti quesiti e il recapito per scrivere a Padre Angelo.


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permalink | inviato da -Lore- il 11/4/2009 alle 12:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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