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SOCIETA'
L'illusione nel divorzio
29 settembre 2008
La settimana scorsa, abbiamo assistito all'ultimo orrore familiare: il padre che finisce a martellate i due figli molto piccoli. E' certo che per fare una cosa del genere bisogna stare male, avere un carattere fragile, insomma non c'è bisogno che mi dilunghi sull'instabilità di questa persona.
Tuttavia mi ha colpito soprattutto il movente: l'uomo, divorziato, era in crisi con una seconda compagna. Lo ha spinto ad una disperazione così cupa il veder fallire l'ultimo tentativo di costruire una famiglia, di avere un futuro solido.
Ciò mi ha fatto meditare su quanto sia essenziale per una persona umana la stabilità di un nucleo familiare, il costruire qualcosa che è visceralmente importante realizzare in questa vita. Una storia seria, forte, con una compagna con la quale superi tutte le difficoltà, condividi tutte le gioie, vivi il miracolo di avere ed educare dei figli.

Il divorzio è la grande illusione che la libertà si raggiunga potendo fuggire dalle responsabilità del matrimonio. Certo, ci sono dei casi estremi in cui la separazione diventa necessaria, anche la Chiesa lo ammette. Ma è, appunto, una soluzione al limite. La vera libertà è venire incoraggiati dalla collettività a perseguire quell'arduo sogno che è la famiglia unita, è di poter contare su una società che davvero è il luogo di supporto per poter realizzare le aspirazioni più profonde e più vere.
Ripeto, quell'uomo era malato; ma il suo episodio può sempre insegnare quanto certe cose siano fondamentali e possano toccare una persona. E quanto queste cose debbano di conseguenza essere valorizzate e sostenute.

Allego come appendice un interessante discorso del Papa proprio su questo tema; consiglio inoltre di leggere l'"antidoto" di Rino Cammilleri dal titolo Conquiste.

Il Papa: superare le crisi matrimoniali è possibile

Recuperare la speranza perché torni ad ardere la fiamma dell'amore

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 26 settembre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è convinto che sia possibile superare le crisi matrimoniali e che il rapporto delle coppie che ci riescono diventi più profondo.

Perché la fiamma dell'amore torni ad ardere, il Papa constata la necessità di persone che sostengano i coniugi nei momenti di oscurità, dando loro soprattutto speranza contro la corrente comune al giorno d'oggi di presentare il divorzio come la soluzione più facile.

Il Pontefice lo ha spiegato questo venerdì ricevendo i partecipanti all'incontro internazionale del movimento Retrouvaille (http://www.retrouvaille.org), iniziativa sorta nel 1977 dall'intuizione che ha definito “provvidenziale” della coppia canadese formata da Guy e Jeannine Beland per aiutare le coppie in grave crisi. Il movimento è oggi presente in numerosi Paesi.

Il Vescovo di Roma ha considerato che la crisi coniugale – parlando di “crisi serie e gravi” – rappresenta una realtà “a due facce”.

Da una parte, ha spiegato, “si presenta, specialmente nella sua fase acuta e più dolorosa, come un fallimento, come la prova che il sogno è finito o si è trasformato in un incubo e, purtroppo 'non c’è più niente da fare'”.

Secondo il Papa, tuttavia, “c’è un’altra faccia, a noi spesso sconosciuta, ma che Dio vede”. Ogni crisi, infatti, “è passaggio ad una nuova fase di vita”, “una speranza più grande della disperazione”.

E' in quel momento che è necessaria l'opera di persone come quelle che partecipano al movimento Retrouvaille, ha indicato il Papa.

“Nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno smarrita; allora c’è bisogno di altri che la custodiscono, di un 'noi', di una compagnia di veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera volontà di bene, siano pronti a condividere un po’ della propria speranza con chi l’ha perduta. Non in modo sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico”.

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DIARI
Si riparte in pompa magna (l'intenzione è quella)
28 settembre 2008
Non so se si era intuito, ma  fino a pochi giorni fa ero ancora in periodo di esame.
Purtroppo, nella corsa per la laurea triennale sono rimasto un pò indietro: rimanendo nel gergo automobilistico, mi è toccato dare una bella accellerata, trascurando magari questi piccoli hobbies come il blog. Adesso sono pronto a ripartire, sperando che l'inizio dei corsi non mi dia un'ulteriore stoppata (anche se non credo).
In ogni caso, l'alimentazione minima il blogghetto l'ha sempre avuta, con degli articoli che spero siano stati di vostro gradimento.
L'ultima riflessione comunque è stata questa: mentre prima ero dell'idea che pubblicare un articolo ogni tanto fosse di invito alla meditazione per i pochi lettori, ho fatto caso che in questo modo ci sono troppe idee che meriterebbero di venir sviluppate e che vengono sprecate. Quindi forse, ma solo forse, passerò addirittura al post giornaliero.

Intanto saluto tutti gli amici e mi scuso di non esser passato di frequente dai vostri blog, vedrò di migliorare anche in questo, tempo permettendo...

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CULTURA
Pio XII: dalla parte degli ebrei
26 settembre 2008
Ed ecco come, ad informarsi, cadono sempre molte menzogne. Anche a chi magari è più convinto in queste..

Gli ebrei salvati da Pio XII

Ebrei e storici riuniti a Roma chiedono giustizia per Papa Pacelli

 di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 15 settembre 2008 (ZENIT.org).- Si è aperto questo lunedì a Roma il Simposio Internazionale sul Pontificato di Pio XII, promosso e organizzato dalla Pave the Way Foundation (PTWF) di New York.

Si tratta di un simposio di alto livello, con la partecipazione di storici, rabbini, sopravvissuti all’olocausto, testimoni dell’opera di assistenza agli ebrei.

Elliot Hershberg, chairman del PTWF, ha spiegato che “la speranza della Fondazione è quella di stabilire una collaborazione continua con gli storici del mondo intero con l’obiettivo di presentare una documentazione inedita sulle attività di assistenza agli ebrei di Pio XII”.

Il fondatore e presidente del PTWF Gary Krupp ha precisato che “molti storici stanno aspettando che gli archivi Vaticani siano aperti in tutta la loro completezza, anche se la storia di quel periodo può essere verificata dai racconti di coloro che la vissero”.

Krupp ha raccontato che sia lui che sua moglie Meredith erano totalmente convinti che Pio XII e la Chiesa cattolica fossero antisemiti e collaboratori dei nazisti. Poi però l’incontro con alcuni dei testimoni di quegli anni ha aperto loro gli occhi.

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SOCIETA'
La conversione della Betancourt
15 settembre 2008
Non ne ho sentito parlare tanto i media, ma mi pare un bellissimo ed edificante episodio che vale la pena riproporre.

Ingrid Betancourt parla di come Dio le ha toccato il cuore


Confidenze dopo l'udienza privata con Benedetto XVI


di Carmen Elena Villa Betancourt

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Dopo i 25 minuti di incontro con Benedetto XVI, questo lunedì nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, l'ex candidato alla Presidenza della Colombia Ingrid Betancourt ha rivelato nel corso di una conferenza stampa come Dio le abbia toccato il cuore durante la prigionia.

Prima di essere sequestrata, nel febbraio del 2002, Ingrid era una donna di poca fede. Durante i sei anni e mezzo in cui è rimasta nelle mani delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), nel sud della giungla colombiana, gli unici libri che aveva con sé erano tuttavia la Bibbia e il dizionario, per cui si dedicava a leggere e meditare la Parola di Dio.

Consacrazione al Sacro Cuore

Ingrid ascoltava tutti i giorni la radio per potersi intrattenere e informare. Un mese prima della sua liberazione, il 1° giugno scorso, stava ascoltando la Radio Cattolica Mondiale e ha sentito le promesse che avrebbe sperimentato chi si consacra al Sacro Cuore.

Anche se riconosce di non ricordarle tutte, la donna le ha elencate ai giornalisti: la prima è toccare il cuore indurito di quanti fanno soffrire la persona, la seconda benedire i progetti dell'interessato, la terza l'aiuto per sopportare la croce.

Ingrid ha affermato che quando ha udito queste promesse ha detto: “Fa per me. Ho bisogno che Dio tocchi il cuore indurito dei guerriglieri, che tocchi il cuore di tutti coloro che non lasciano che siamo liberi”.

“Ho bisogno che Egli prenda su di sé il mio obiettivo, che è quello di ottenere la libertà per tutti noi, che lo benedica e permetta che accada. Ho bisogno che Egli mi accompagni per portare questa croce, perché da sola non ce la faccio più”, ha commentato la cittadina franco-colombiana.

Dopo aver conosciuto queste promesse, la Betancourt ricorda di aver detto al Sacro Cuore: “Gesù, in questi anni non ti ho mai chiesto nulla, ma oggi ti chiedo qualcosa: visto che questo è il mese del Sacro Cuore, il tuo mese, ti chiedo che mi conceda il miracolo, non della mia liberazione perché non credo sia possibile, ma di sapere quando sarò liberata, perché se so quando sarà, anche se avverrà tra molti anni, avrò la forza di resistere. Se mi concedi questo miracolo, mio Signore, sarò tua”.

Ingrid ha raccontato di aver detto al Papa “Non so cosa voglia dire essere di Cristo”, ed egli le ha risposto: “Sarà lui a mostrarti la via”.

Il 27 giugno un comandante delle FARC è andato a parlare con Ingrid dicendole: “C'è una commissione internazionale che visiterà i prigionieri ed è molto probabile che alcuni di voi siano liberati”.

La Betancourt ha riferito quanto le ha detto il Papa a questo proposito: “Dio ti ha concesso il miracolo della liberazione perché tu hai saputo chiederlo, perché non gli hai chiesto la liberazione, ma che si compisse la sua volontà e ti aiutasse a comprenderla”.

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CULTURA
Accettare le sofferenze
2 settembre 2008
Un Angelus, l'ultimo, che mi ha molto colpito. Pure essendo cristiano ormai da parecchio tempo, e pur essendo migliorato sotto questo aspetto, sento che ho ancora parecchio da imparare, che ho ancora diverse paure da superare per poter seguire Dio fino in fondo. Che Lui mi aiuti in questa ardua ma meravigliosa missione.


Benedetto XVI: per il cristiano la croce non è qualcosa di "facoltativo"


Intervento in occasione dell'Angelus


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'intervento pronunciato da Benedetto XVI questa domenica a mezzogiorno presiedendo la recita della preghiera mariana dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.




* * *


Cari fratelli e sorelle!

Anche oggi, nel Vangelo, compare in primo piano l'apostolo Pietro. Ma, mentre domenica scorsa l'abbiamo ammirato per la sua fede schietta in Gesù, da lui proclamato Messia e Figlio di Dio, questa volta, nell'episodio immediatamente seguente, mostra una fede ancora immatura e troppo legata alla "mentalità di questo mondo" (cfr Rm 12,2). Quando infatti Gesù comincia a parlare apertamente del destino che l'attende a Gerusalemme, che cioè dovrà soffrire molto ed essere ucciso per poi risorgere, Pietro protesta dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22). E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce. Gesù, al contrario, sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga. D'altra parte, Egli sa pure che l'ultima parola sarà la risurrezione. La protesta di Pietro, pur pronunciata in buona fede e per sincero amore verso il Maestro, suona per Gesù come una tentazione, un invito a salvare se stesso, mentre è solo perdendo la sua vita che Lui la riceverà nuova ed eterna per tutti noi.

Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue. E' infatti con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio. Ma la lotta non è finita: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte? E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi.

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