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SOCIETA'
25 neurologi a favore di Eluana Englaro
29 luglio 2008
E mo ditemi se questa posizione vi sembra fanatica e\o clericale:


25 neurologi a favore di Eluana Englaro


ROMA, lunedì, 28 luglio 2008 (ZENIT.org).- Venticinque professori universitari e direttori di strutture del Servizio Sanitario Nazionale hanno inviato una richiesta motivata al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Milano per un intervento urgente volto a bloccare le procedure per la disidratazione di Eluana Englaro. Pubblichiamo il documento.

* * *

Ill.mo Signor Procuratore Generale,


[...]
i sottoscritti neurologi operanti nelle Università e negli Ospedali del Servizio Sanitario Nazionale esprimono una posizione fortemente alternativa alla decisione del collega ed alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano che lo autorizzerebbero all'interruzione della alimentazione, con conseguente inevitabile morte della paziente.

Sentono inoltre il dovere di riaffermare alcune fondamentali evidenze scientifiche ed etiche, senza le quali il vivere civile, l'organizzazione sociale e la nostra professione corrono il rischio di allarmanti derive.

Il paziente in stato vegetativo non necessita di alcuna macchina per continuare a vivere, non è attaccato ad alcuna spina.

Non è un malato in coma, né un malato terminale, ma un grave disabile che richiede solo un'accurata assistenza di base, analogamente a quanto avviene in molte altre situazioni di lesioni gravi di alcune parti del cervello che limitano la capacità di comunicazione e di auto-sostentamento.

La nutrizione e l'idratazione del paziente, per quanto assistite, non sono assimilabili a una terapia medica, ma costituiscono da sempre gli elementi fondamentali dell'assistenza, proprio perché indispensabili per ogni persona umana, sana o malata. La cannula attraverso cui la nutrizione viene fornita non altera tale elementare verità, essendo al massimo assimilabile ad una protesi o ad un ausilio.

[...]

La nutrizione e l'idratazione assistite, infatti, possono essere praticate nelle persone che lo necessitano senza causare sofferenza o violenza alcuna e senza addirittura interferire con l'eventuale attività lavorativa. Queste persone sono decine e decine di migliaia (centinaia di volte di più dei Pazienti in stato simile a quello della Sig.ra Englaro che in Italia si stimano essere circa 1500) e per una parte la loro incapacità a nutrirsi è anche associata ad un deficit cerebrale marcato che non le differenzia molto dallo stato di Eluana.

Ci chiediamo cosa faremo con tutte loro e su che base sarà possibile scegliere. Dobbiamo lo Stato, la Comunità, i Medici, eliminarle tutte?

Dal punto di vista antropologico, inoltre, desideriamo ribadire che il paziente in stato vegetativo non è un vegetale, ma una persona umana. Come la stessa Cassazione riconosce, "chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente".

[...] e "la tragicità estrema di tale stato patologico - ... che nulla toglie alla sua dignità di essere umano - non giustifica in alcun modo un affievolimento delle cure e del sostegno solidale, ... a prescindere da quanto la vita sia precaria e da quanta speranza vi sia di recuperare le funzioni cognitive".

Dal punto di vista neurologico, il paziente in stato vegetativo non è in morte cerebrale, perché il suo cervello, in maniera più o meno imperfetta, non ha mai smesso di funzionare, respira spontaneamente, continua a produrre ormoni che regolano molte delle sue funzioni, digerisce, assimila i nutrienti.

Non è neanche in coma, perché ha un ciclo relativamente conservato di veglia e di sonno, riesce a muoversi anche se non a camminare o stare in piedi, ed in una qualche misura (a noi ancora ampiamente sconosciuta, ma che le più recenti metodiche di analisi della funzione cerebrale stanno portando alla luce) ha una sua - per quanto grossolana - modalità di percezione.

E' infatti utile ricordare che studi recenti di imaging funzionale e di neurofisiologia clinica dimostrano con chiarezza che in alcuni di tali pazienti è possibile evocare risposte che testimoniano di una residua possibilità, più o meno elementare, di percepire impulsi dall'ambiente con susseguente analisi e discriminazione delle informazioni. In ogni caso, allo stato attuale delle conoscenze, le esatte basi anatomiche e fisiologiche della coscienza non sono conosciute, mentre sono sempre maggiori le evidenze che collocano i processi della coscienza anche in sedi del sistema nervoso centrale diverse dalla corteccia cerebrale (principale sede di danno nello stato vegetativo). Non vi è certezza assoluta neanche sul fatto che il paziente in stato vegetativo non possa provare qualche forma di sofferenza e la stessa sentenza dei giudici di Milano si preoccupa che alla Englaro vengano somministrati sedativi durante il processo di morte per disidratazione.

[...] oggi il concetto di stato vegetativo permanente è da considerarsi superato e sono documentati casi, benché molto rari, di recupero parziale di contatto con il mondo esterno anche a lunghissima distanza di tempo. E' pertanto assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità.

Sulla base di queste considerazioni, riteniamo che la sentenza sul caso Englaro non rappresenti un intervento per por fine ad un accanimento terapeutico o a pratiche assistenziali improprie, ma il tentativo di far entrare per vie giudiziarie nella nostra legislazione il potere assoluto di autodeterminazione da parte del paziente o - in questo caso - di chi lo rappresenta o crede di rappresentarlo, fino alla scelta della morte, se la vita viene ritenuta indegna di essere vissuta.

Riteniamo ancor più inaccettabile che la volontà di terzi (fossero anche i genitori) possa sostituirsi, interpretandola, alla volontà del paziente, innescando il rischio, in simili casi, di pratiche discriminatorie basate sulla percezione esterna della qualità della vita altrui.

Per quanto riguarda la nostra professione, riteniamo che in tale contesto, il rapporto medico-paziente è ridotto a mero contratto ed il medico a prestatore d'opera tecnicamente qualificata, intesa, nel caso specifico, ad affrettare la morte del paziente, contravvenendo ai fondamenti della professione medica e le regole basilari della società civile.

Siamo anche molto preoccupati che le considerazioni della magistratura sulla possibilità di por fine ai pazienti in stato vegetativo come Eluana Englaro possano finire per estendersi ad altre categorie di pazienti neurologici, come i dementi o i cerebropatici gravi che, in fase avanzata di malattia, possono trovarsi in condizioni cliniche non dissimili da quelle dei pazienti in stato vegetativo.

Infine, riteniamo disumano il modo proposto di mettere a morte la paziente, attraverso il digiuno e la sete, in una lenta agonia che porterà alla morte attraverso la lenta devastazione di tutto l'organismo.

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CULTURA
Il tesoro nascosto e la perla preziosa
27 luglio 2008

XVII Domenica del tempo ordinario


1 Re 3,5.7-12; Romani 8,28-30; Matteo 13, 44-52


IL TESORO NASCOSTO E LA PERLA PREZIOSA

Cosa voleva dire Gesú con le due parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa? Più o meno questo. È scoccata l'ora decisiva della storia. È apparso in terra il regno di Dio! Concretamente, si tratta di lui, della sua venuta sulla terra. Il tesoro nascosto, la perla preziosa non è altri che Gesù stesso. È come se Gesù con quelle parabole volesse dire: la salvezza è venuta a voi gratuitamente, per iniziativa di Dio, prendete la decisione, afferratela, non lasciatevela sfuggire. Questo è tempo di decisione. 

Mi viene in mente quello che successe il giorno che finì la seconda guerra mondiale. In città i partigiani o gli alleati aprirono i magazzini delle provviste lasciate dall'esercito tedesco in ritirata. In un baleno la notizia arrivò nelle campagne e tutti di corsa ad attingere a tutto quel ben di Dio, tornando chi carico di coperte, chi con ceste di prodotti alimentari. Penso che Gesù con quelle due parabole voleva creare un clima del genere. Come per dire: "Correte finché siete in tempo! C'è un tesoro che vi aspetta gratuitamente, una perla preziosa. Non lasciatevi sfuggire l'occasione". Solo che nel caso di Gesù la posta è infinitamente più seria. Si gioca il tutto per tutto. Il Regno è l'unica cosa che ci può salvare dal rischio supremo della vita che è quello di fallire il motivo per cui siamo in questo mondo.

Viviamo in un società che vive di assicurazioni. Ci si assicura contro tutto. In certe nazioni è diventata una specie di mania. Ci si assicura anche contro il rischio del mal tempo durante le vacanze. Tra tutte, la più importante e frequente è l'assicurazione sulla vita. Ma riflettiamo un momento: a chi serve una tale assicurazione e contro che cosa ci assicura? Contro la morte? No di certo! Assicura che, in caso di morte, qualcuno riceverà un indennizzo. Il regno dei cieli è anch'esso una assicurazione sulla vita e contro la morte, ma una assicurazione reale, che giova non solo a chi resta, ma anche a chi va, a chi muore. "Chi crede in me, anche se muore, vivrà", dice Gesù. Si capisce allora anche l'esigenza radicale che un "affare" come questo pone: vendere tutto, dare via tutto. In altre parole, essere disposti, se necessario, a qualsiasi sacrificio. Non per pagare il prezzo del tesoro e della perla, che per definizione sono "senza prezzo", ma per essere degni di essi. 

In ognuna delle due parabole vi sono, in realtà, due attori: uno palese che va, vende, compra, e uno nascosto, sottinteso. L'attore sottinteso è il vecchio proprietario che non si accorge che nel suo campo c'è un tesoro e lo svende al primo richiedente; è l'uomo o la donna che possedeva la perla preziosa, e non si accorge del suo valore e la cede al primo mercante di passaggio, forse per una collezione di perle false. Come non vedere in ciò un ammonimento rivolto a noi, gente del vecchio continente europeo, in atto di svendere la nostra fede e eredità cristiana?

Non si dice però nella parabola che "un uomo vendette tutto quello che aveva e si mise alla ricerca di un tesoro nascosto". Sappiamo come vanno a finire le storie che cominciano così: uno perde quello che aveva e non trova nessun tesoro. Storie di illusi, di visionari. No: un uomo trovò un tesoro e perciò vendette tutto quello che aveva per acquistarlo. Bisogna, in altre parole, aver trovato il tesoro per avere la forza e la gioia e di vendere tutto. Fuori parabola: bisogna aver prima incontrato Gesù, averlo incontrato in maniera nuova personale, convinta. Averlo scoperto come proprio amico e salvatore. Dopo sarà uno scherzo vendere tutto. Lo si farà "pieni di gioia" come quel contadino di cui parla il vangelo.

(di Padre Raniero Cantalamessa, tratto da Zenit)

SOCIETA'
Donna e provetta: liberata o vittima?
26 luglio 2008
Riporto un'interessante articolo, in cui si affronta, oltre al tema della fecondazione eterologa, anche l'atteggiamento del nostro attuale sottosegretario al ministero del Lavoro (di un governo che tra l'altro dovrebbe essere vicino alle posizioni della Chiesa...).
Interessante rilevare la classica visione propagandistica che indica come successo la quantità di bambini nati da questa pratica, senza chiedersi poi se questi bambini ne risentiranno di questo tipo di nascita, e se in effetti tutte queste fecondazioni eterologhe non siano un segno di qualcosa di storto sotto, come nota bene il prof. Moscarini alla fine dell'articolo.

Infine il pensiero di Roccella: "Dal punto di vista scientifico - ha spiegato - temiamo innanzitutto il rischio di un eccesso di aspettative, soprattutto femminili, legate a promesse che non si possono realizzare, la principale delle quali è senz'altro quella di poter avere un figlio sempre e comunque, indipendentemente dall'età, dalle condizioni fisiche, dall'esistenza di un compagno. Un altro rischio è quello di cedere al sogno del figlio perfetto, che è soprattutto il figlio sano."
Eh, ma va, dico io... aperte certe porte ideologiche, è impossibile arrestarne il flusso negativo di conseguenze che ci passa attraverso... come si illudono di fare Roccella e tanti altri, affascinati da tali supposti progressi e accecati sulle loro conseguenze etiche.

A trent'anni dalla nascita di Louise Brown, la tecnoscienza invade l'umano


Seminario a Roma sulla "rivoluzione della provetta"


di Giuseppe Brienza 

ROMA, mercoledì, 23 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il 25 luglio 1978 nasceva Louise Brown, la prima bambina "concepita" in provetta. Per ricordare il 30° anniversario di questo evento, che da allora ha sconvolto in modo progressivo e inesorabile l'universo simbolico e materiale della procreazione umana e delle relazioni tra uomo e donna e tra genitori e figli, giovedì 17 luglio si è svolto a Roma un Seminario di studi dal titolo "Figli della provetta".

L'evento è stato organizzato su iniziativa del sottosegretario On. Eugenia Roccella dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali presso la Biblioteca del Senato "G. Spadolini". 

Per dare l'idea di una rivoluzione, quella della provetta, che non ha paragoni nella storia dell'umanità, sono state divulgate a margine del convegno le stime di uno degli istituti di ricerca più accreditati nel settore, l'International Committee for Monitoring Assisted Reproductive Technologies (Icmart), provenienti da 52 Paesi che coprono i due terzi di tutte le procedure in vitro del mondo.

[...]

La "tecno-scienza", insomma, è entrata in maniera massiccia nel campo della procreazione umana, ha avvertito l'On. Roccella all'apertura del Seminario con la sua relazione intitolata "Tecnoscienza e trasformazioni della società, della famiglia e della maternità". 

"Accanto al positivo, cioè al sostegno alle coppie infertili, che in questi trent'anni ha significato tre milioni di bambini che altrimenti non sarebbero nati, esiste però anche un lato oscuro della tecnomaternità, sia dal punto di vista scientifico, che da quello antropologico, e infine sul piano degli scenari possibili che abbiamo davanti", ha proseguito il "sottosegretario al Welfare".

"Dal punto di vista scientifico - ha spiegato - temiamo innanzitutto il rischio di un eccesso di aspettative, soprattutto femminili, legate a promesse che non si possono realizzare, la principale delle quali è senz'altro quella di poter avere un figlio sempre e comunque, indipendentemente dall'età, dalle condizioni fisiche, dall'esistenza di un compagno. Un altro rischio è quello di cedere al sogno del figlio perfetto, che è soprattutto il figlio sano". 

Josephine Quintavalle, fondatrice dell'associazione che opera nel campo della bioetica "CORE" (Comment on Reproductive Ethics), è intervenuta sul tema "Hands off our ovaries: giù le mani dalle nostre ovaie, una campagna internazionale", focalizzandosi sulla descrizione e sulla denuncia delle dinamiche che, con la fecondazione artificiale, fanno oggi della donna una "vittima" (nella propria dignità oltre che integrità psico-fisica) della "tecno-scienza".

Con una relazione sul tema "La fertilità in un mondo che cambia" Massimo Moscarini, Direttore del Dipartimento di Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura dell'Università "La Sapienza" di Roma, ha descritto come la stessa sia in certa misura "responsabile" di molti degli attuali problemi della sterilità di coppia, che risultano in notevole aumento rispetto al passato.

Per le generazioni femminili "post-sessantottine", ha spiegato infatti lo specialista, la carriera "ha preso peso e dignità pari al matrimonio", esponendole maggiormente a fattori di rischio infertilità, fra cui il principale "è sicuramente quello che riguarda il procrastinare la gravidanza ad una età sempre più avanzata". 

Il prof. Moscarini ha precisato che il processo di decremento della fertilità s'intraprende proprio nelle trentenni, quelle donne cioè che, avendo raggiunto un posto di lavoro soddisfacente, cominciano spesso a pensare ad avere il primo figlio, senza considerare però che "tra il 10 e il 20% delle donne sono sub fertili a 35 anni".

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Come vive REALMENTE Eluana?
22 luglio 2008
Dopo aver cercato di sensibilizzare sullo stato reale delle persone in coma vegetativo con il precedente articolo, riporto quest'altro, bellissimo, che ci fa domandare se tale creatura è veramente meritevole di morte. Prima di lasciarvi all'articolo, vorrei ringraziare tutti quelli che hanno firmato la petizione per salvare Eluana, invitando a farlo chi ancora mancasse. Ad ora siamo oltre le 3500 firme: non moltissime rispetto alla popolazione italiana, ma abbastanza da far capire che c'è ancora sensibilità per la vita, in questa Italia, nonostante tutto.


“CASO ELUANA”: SE I COMUNISTI ACCUSANO LE SUORE DI CRUDELTA’ PERCHE’ LA AMANO…… 19.07.2008
Comunisti che danno lezioni di “pietas” ? Da che pulpito! Ormai siamo nel mondo alla rovescia: il mondo dell’ideologia dove il Bene è Male e il Male è Bene. E’ la prova che, come disse un giorno Adenauer, “anche in politica soltanto Cristo ci può salvare”.
A proposito di Eluana Englaro, ieri La Stampa, in prima pagina, pubblicava l’articolo di Marina Garaventa che vive “più o meno nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby”. A un certo punto la signora Garaventa si rivolge polemicamente a chi difende il diritto alla vita di Eluana e scrive: “propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell’attesa di una risposta che non verrà mai”.

E’ una provocazione salutare (NOTA 1). Ma forse la signora Garaventa non lo sa: ci sono suore, donne cristiane, che per Eluana stanno già facendo tutto questo da 14 anni, in silenzio e con gioia, e chiedono solo di poter continuare ad amarla. Suor Rosangela – leggo in una cronaca del Corriere - la conosce così bene da “intuire all’istante se ha mal di pancia o mal d’orecchio”. Eluana ogni mattina viene “alzata da letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portiamo in palestra dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva”. Poi c’è la musica, le passeggiate in giardino e “qualche volta, soprattutto se le parla suor Rosangela, muove gli occhi”.

Proprio queste suore, queste fantastiche e umili donne del Cielo, senza fare alcuna polemica, senza lanciare “guerre ideologiche”, con dolcezza hanno detto: “vorremmo tanto dire al signor Englaro, se davvero la considera morta, di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia”. Le suore per tutti questi anni si sono prese cura di lei “come di una figlia”. Esprimono il “massimo rispetto” per “la sofferenza dei genitori di Eluana”, ma “con discrezione” chiedono loro di poter continuare ad accudirla e amarla. “Liberazione”, giornale di Rc, parla di Eluana come di “un corpo”. Invece la suora dice: “Per noi è semplicemente una persona e viene trattata come tale… E’ una ragazza bellissima”. L’editoriale di “Liberazione”, firmato da Angela Azzaro, ha dell’incredibile. Esordisce accusando la Chiesa di essere venuta meno al sentimento della pietas, “quel sentimento che ci rende partecipi del dolore e delle sofferenze altrui, che non ci fa girare le spalle, ma ci aiuta a uscire dall’egoismo, dal nostro bieco interesse”.

Con questa surreale premessa la Azzaro sentenzia: “Il massimo gesto di crudeltà lo hanno compiuto le suore Misericordine presso cui Eluana si trova. Conoscono il padre. Dicono di rispettarlo. Ma gli hanno chiesto di lasciare lì il corpo della figlia. Come se niente fosse. Come se in tutti questi anni la sua vita non fosse stata appesa a un filo, il filo che tiene in vita un corpo non più senziente e che a lui ha impedito di pensare ad altro, di elaborare il lutto, di ripensare forse più serenamente agli occhi di Eluana quando capivano”.

Viene da chiedersi se il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, non pensa di dover chiedere scusa per questo editoriale intitolato “Il sadismo alla scuola di Benedetto” ? E cosa ne pensano i Bertinotti e i Vendola? Le povere suore bersagliate dall’articolista non hanno sequestrato Eluana: fu portata lì dal padre e dalla madre nel 1994 perché era nata lì. Le suore rimasero perplesse, non sapevano se erano in grado di assisterla. Poi si resero conto che aveva bisogno solo di essere alimentata e amata, accudita come una bimba, e la presero nella loro famiglia, con tenerezza e dedizione.

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SOCIETA'
Ecco chi si vuol sopprimere con l'eutanasia
17 luglio 2008

La scioccante testimonianza di Salvatore Crisafulli: caduto in coma e ripresosi, ora spende la sua vita contro l'omicidio delle persone considerate "senza qualità della vita":

La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi, mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? di cosa si sono accertati? esistono dei parametri! e dei criteri validi per confermarne l'irreversibilità? Assolutamente NO.

Rimango scioccato dal duello che appare solamente tra il Sig Englaro e la Chiesa, e noi protagonsti direttamente coinvolti, nulla di tutto ciò,

Staccare il sondino che porta l'alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei alquanto orribile.

La definizione di Stato Vegetativo PERMANENTE si riferisce invece ad una prognosi sottoposta a gravi margini di errore.

Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.

Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo.

Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessava anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.

Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo,

Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).

Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi.

Provo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e che i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.

Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, ed iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente ed irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano.

Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.

Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in “uomo incatenato”. La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo.

Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante, se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza.

Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.

Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.

Ringrazio chi, anche durante la mia "vita vegetale", mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre.

Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?

La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in TV (porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono.

Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d’insalata? Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.

Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.

Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.

Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richiste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.

16 Luglio 2008

Fonte: salvatorecrisafulli.it


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SOCIETA'
Petizione per salvare Eluana Englaro
15 luglio 2008



Per i pochi che conosco che non hanno firmato, e per chi passa di qui, l'invito è di cliccare sopra il banner e di mettere una firma per salvare Eluana. Con il nostro poco (aggiunto alle nostre preghiere) penso che qualcosa possiamo fare, se non molto. Grazie a tutti.

P.S.: E un grazie speciale per chi ha pregato per l'ultima intenzione riportata in questo blog. La mia amica non sa ancora come sono andate le cose a questa ragazza (la conosce e dice che non vuole le si telefoni in questi momenti), ma appena posso vi farò avere notizie.

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SOCIETA'
Un'urgente richiesta di preghiera
9 luglio 2008
Una mia amica mi ha appena detto che una ragazza, sua conoscente, si trova di fronte a un terribile dubbio: se abortire o meno. Vi consiglio di pregare molto per lei, perché fra una settimana avrebbe l'appuntamento all'ospedale... un grazie in anticipo a chiunque si voglia unire alla preghiera.

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Senza nascite non c'è futuro
1 luglio 2008
Una chicca di Piero Angela. Non proprio recentissima, di certo attuale.

Piero Angela: “senza nascite non c’è futuro”

"Perché dobbiamo fare più figli”, il nuovo libro del giornalista e divulgatore scientifico

di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 9 giugno 2008 (ZENIT.org).- E’ appena arrivato nelle librerie e nelle edicole l’ultimo libro di Piero Angela e di Lorenzo Pinna dal titolo “Perchè dobbiamo fare più figli” (Mondatori, 245 pp., 17,00 Euro).

Il più noto divulgatore scientifico italiano, autore di almeno 25 libri e di 20 trasmissioni televisive, spiega la drammaticità del crollo delle nascite e della dissoluzione dei matrimoni. Due mali che stanno fiaccando il mondo avanzato mettendone in pericolo il futuro.

Di formazione positivista, Angela era noto per aver affrontato il problema della crescita della popolazione in maniera critica, mentre con questo libro ribalta completamente l’approccio neomalthusiano.

Per dare un esempio di come si stia evolvendo la situazione demografica in Italia, gli autori descrivono e disegnano una foto di matrimonio di 50 anni fa, con tanti bambini avanti e pochi anziani dietro.

Oggi invece la stessa foto di matrimonio vede tanti anziani a fianco degli sposi e pochi bambini avanti. E’ il classico esempio della piramide demografica che si è rovesciata e che, se non verrà riequilibrata, apporterà seri danni alla civiltà europea in particolare.

Con l’aiuto di cifre e grafici, il libro illustra come dal 1951 al 2007, i bambini sono passati dal 27% al 14% della popolazione, mentre, nello stesso periodo, gli anziani oltre i 65 anni sono passati dall’8% al 20%.

Che si viva più a lungo è un grande beneficio, ma gli autori spiegano che il problema è la scarsità delle nascite. All’inizio del secolo ogni donna italiana aveva in media 4 figli, mentre nel 2000 solo uno.

Il libro sottolinea che in Italia ci si sposa di meno e sono in crescita separazioni e divorzi. Tra gli anni '50 e '60 in Italia ci sono stati 400.000 matrimoni di media, oggi, con una popolazione maggiore, sono 251.000.

In aumento anche le separazioni, 82.000 nel 2005, e i divorzi 47.000. Secondo i dati Istat i divorzi nel 2005 sono aumentati del 74% rispetto al 1995.

Dal punto di vista economico, il libro sottolinea la gravità del crollo delle nascite, soprattutto in relazione al mantenimento del sistema pensionistico.

La crescita demografica del dopoguerra, permetteva un rapporto che vedeva 24 anziani ogni 100 occupati. Oggi il rapporto è di 71 anziani per 100 occupati e nel 2020 sarà di 100 anziani ogni 100 occupati.

Se non si tornerà ad una crescita demografica significativa, è evidente che il sistema pensionistico rischia di collassare.

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