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SOCIETA'
Il pericolo nei gruppi cattolici
25 novembre 2007

"Ed egli rispose: 'Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata.
Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!'" (Matteo, 13-14)




Ehi ma qui c'è solo faber?

Questo è stato il commento, un po buffo se mi si permette, dell'utente "fatum" nel mio post Reset!. A regola, non è rimasto incuriosito dalla mia recente delusione, né da cosa mi avesse convinto a riprendere la gestione di questo piccolo spazio virtuale: ha solo notato la presenza di Faber, che, con mia sorpresa, è rimasto sempre interessato al blog nonostante i mesi di inattività.

Tengo a dire che non voglio minimamente giudicare fatum, né le sue intenzioni: non lo conosco neanche, e anzi mi sono accorto della sua presenza virtuale proprio a partire dall'ultimo commento...

Quindi, spero che mi perdonerà, se il suo intervento mi spinge a riflessioni un po più generali, ma che non vogliono necessariamente riferirsi al suo caso.
Mi ha colpito proprio che lui, nel suo fulmineo intervento, si sia chiesto non "che cosa voglia dire", ma "chi degli altri del gruppo c'è qui a leggerlo".

Senza volerlo, mi ha ricordato un atteggiamento che mi ha molto danneggiato in passato, quando facevo del gruppo un idolo, quando mi focalizzavo sul puro stare insieme, sull'identificarsi, e non in realtà su quello che oggettivamente il gruppo faceva, pensava e dava. Più che altro, non pensavo ad esso comeparte del cammino interiore, ma proprio come un fine.

Sì può notare in questo, il classico vitello d'oro.
E, ahimé, tale idolatria è presente anche nei cattolici.

Gli esempi più lampanti si vedono nei piccolo gruppi: ad esempio, ho sentito storie di ragazzi appartenenti a CL che si sentivano esclusi perché praticavano la castità prematrimoniale, o altri che, dopo aver lasciato il proprio gruppo religioso, non riuscivano più a vivere bene la fede. Il gruppo, nell'era di internet, può benissimo essere anche virtuale, e avere gli stessi errori, con le dovute differenze relative al tipo di rapporto che c'è tra gli appartenenti.
Esso può avere anche fini buoni, come il riunirsi per la battaglia pro-vita, e portare agli stessi comportamenti sbagliati.

Questi, secondo me, sono tutti effetti del non aver inteso bene il significato della comunità cristiana. Nel primo caso che ho citato, il fraintendimento si ha da parte del gruppo intero dei ciellini, che forse scambiavano il loro impegno cristiano come puramente politico (cosa purtroppo diffusa particolarmente oggi), ignorando bellamente valori cruciali per la propria fede, come la castità. L'importante quindi diventa in realtà appartenere a CL, non a Cristo. Anche se a parole si dice il contrario, i fatti testimoniano altro.

Ma non c'è da stupirsi: neanche gli apostoli erano scevri da queste devianze. Basti pensare allo scatto di sdegno di Giovanni, quando al gruppo apostolico viene rifiutato l'ingresso nella città: "Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi?". Oppure quando i discepoli litigano tra di loro per decidere "chi è il più grande".
Io tali episodi li vedo come segni, nel cammino ancora immaturo e non corroborato dallo Spirito dei dodici, del voler cercare una identità nel gruppo, del non voler prenderlo come mezzo per seguire la via d'amore e di dolore indicata dal Maestro divino (che giustamente li rimprovera).

Cosicché si da importanza solo alle impressioni interne degli appartenenti alla cerchia verso di noi, o a quelle esterne verso l'entità-gruppo.

Tanto da non voler accettare la sconfitta (apparente) dell'illusorio partito: Pietro, davanti alla profezia della Passione del Figlio, si scandalizza. E gli viene data una risposta durissima: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". E' satana che spinge gli uomini a vivere il gruppo secondo il loro piccolo pensiero, non secondo il piano di Dio.

L'essenziale per cui esistono i gruppi cristiani è per esercitarsi nel servizio, nella carità verso l'altro, nell'edificazione reciproca, salendo tramite ciò nel cammino ascetico.

Bisogna essere distaccati dagli affetti terreni: non nel senso di non dover amare la propria famiglia, i propri amici, i propri fratelli di fede, che sono preziosi, ma di anteporre la volontà di Dio a loro.
Anche se costa sacrificio, sangue, croce.

Solo così potremo amarli veramente, senza egoismi e attaccamenti, con lo stesso amore di Dio.

Agendo al contrario, diamo scandalo e agiamo come satana. Il quale, nonostante ci faccia credere che seguendo le sue ispirazioni possiamo diventare maggiormente uniti ai nostri fratelli, si chiama diavolo, ovvero divisore.


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permalink | inviato da -Lore- il 25/11/2007 alle 15:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
CULTURA
La sofferenza di Dio...eterna?
21 novembre 2007
Quesito

      Posto che il diavolo, in origine, assieme a tutti i suoi seguaci, era una creatura di Dio, posto che tutti i dannati sono comunque creature nate dal pensiero e dall'amore di Dio, anche quando ci saranno i nuovi cieli e la nuova terra, Dio soffrirà eternamente per la perdita di quei suoi figli che potevano essere con Lui nella gioia senza fine?
      Maria


      Risposta del sacerdote

      Cara Maria,
      in Dio “non c'è variazione né ombra di cambiamento”, come dice la Sacra Scrittura (Gc 1,17). Diversamente, non sarebbe Dio.
      In Dio, propriamente parlando, non ci può essere neanche la sofferenza, altrimenti non sarebbe sommamente felice. E anziché dire ai suoi servi: “entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25,21), dovrebbe dire: “entra nella sofferenza del tuo Signore”.
      Ma Cristo, in quanto uomo, ha sofferto. E allora possiamo dire che Dio ha sofferto in Cristo. Ha sofferto per il tradimento di Giuda: “Amico, per questo sei venuto?” e per il tradimento di tutti coloro che hanno rinunciato ad amare e ad essere felici.
      Inoltre, quella dei dannati, è una sofferenza da essi stessi scelta, voluta. Dio non può costringere nessuno ad amarlo.
      Anche quelli che sono in Paradiso non soffrono per i congiunti che sono all’inferno.
      Noi mortali per ora ci fermiamo a queste riflessioni. Quando andremo di là, capiremo tutto.
      Ti saluto, ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
      Padre Angelo

Questo articolo è stato tratto dall'archivo dell'analoga sezione "un sacerdote risponde" su Amicidomenicani.it, dove si possono trovare le risposte ai più recenti quesiti e il recapito per scrivere a Padre Angelo.


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permalink | inviato da -Lore- il 21/11/2007 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sessualità
Il fallimento della contraccezione e la verità sul sesso
18 novembre 2007
In settimana, ho letto un articolo sul Corriere riguardante la contraccezione. L'autore si sorprendeva che, tra i più giovani, nonostante le numerose campagne fatte per diffondere l'uso del profilattico, della pillola e degli altri contraccettivi, oggi si preferisca i rapporti non "protetti".

L'articolista, in verità, non ha affrontato un punto nodale della discussione: perché i giovani si comportano in questo modo? Una risposta, ma solo parziale, riguarda il preservativo in lattice: c'è chi dice che, per il suo fastidio, esso viene evitato come metodo anticoncezionale.
Ma questo non spiega ancora il "flop" della spirale e della pillola...

Io ho una mia teoria su questa tendenza: penso sia un'ulteriore conferma della verità profonda sul rapporto sessuale.
Il Magistero cattolico insegna che il rapporto sessuale ha un significato procreativo ma anche unitivo. Giovanni Paolo II usò parole molto chiare a tal proposito:

“Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).

E' questo, secondo me, che intuiscono i giovani e le giovani. Intuiscono la contraddizione delle campagne per il "sesso sicuro": si invita a concedersi alle proprie voglie subito, come atto dovuto per rafforzare (dicono) il proprio amore, ma al contempo questo atto di travolgente amore deve essere smorzato dalla contraccezione.

E i giovani, pur essendo molto immaturi e incitati a restarlo, si accorgono di questa contraddizione profonda: ecco spiegato perché molte ragazze preferiscono sopportare la dose di ormoni della "pillola del giorno dopo", piuttosto che i metodi comunque meno incisivi di sopra.

Nonostante questa probabilmente subconscia intuizione, nell'incoscienza che viene in loro alimentata dalla società edonista, i più o meno adolescenti continuano a pensare che per amarsi veramente bisogna "farlo" anche se non si è cementata la propria unione tramite l'impegno matrimoniale. Tra le coppie che "lo fanno" spesso c'è amore, che nessuno però aiuta a maturare nella direzione giusta. E infatti i rapporti si sfaldano facilmente. 

Il problema è che non ci si potrà mai donare in totalità da fidanzati, anche senza preservativo: non ci siamo ancora concessi in pienezza, non ci siamo decisi a condividere la vita con quella persona. La donazione totale sessuale è "sfasata" con quella profonda, spirituale. E questa non è questione di contraccettivi o meno.
Se allora i giovani un po riflettessero, scoprirebbero che il vero "sesso sicuro", che al contempo può permettere di esprimere tutto il proprio amore, è quello con la donna alla quale si è promesso tutta la propria vita, ci si è donati, si è giurato fedeltà, e con la quale siamo una sola carne.

Solo così si può uscire dalle contraddizioni dell'atto incompleto, e viverlo in totale serenità. Aspettando, nella gioia del sacrificio, il momento veramente giusto.



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permalink | inviato da -Lore- il 18/11/2007 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIARI
Reset!
18 novembre 2007
No, non si tratta di Beppe Grillo, almeno per una volta.

Ho deciso, a sorpresa, di ripartire con questo blog.
Come ho detto prima, ho letto post di molti cattolici che purtroppo hanno dato scandalo con certi atteggiamenti... ma invece che condannare e criticare, perché non cerco io stesso di evitare atteggiamenti sbagliati?
 
Rileggendo all'indietro questo blog, ho visto molti dei miei atteggiamenti che avranno dato lo stesso scandalo, se non di più.
E allora devo essere io per primo a migliorarmi, pregando e aiutando, come posso, i miei fratelli che testimoniano in rete.

Quindi si riparte, con questo "reset", cercando di raffinarmi nello stile.
E chiedendo a Dio che mi aiuti a fare del bene, con le parole, a chi capiterà di qui.

A presto.

Lore

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permalink | inviato da -Lore- il 18/11/2007 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Delusione
11 novembre 2007
Questo blog, diciamocelo, non è stato un successone. Dato il numero di commenti, la mia fuga da Tiscali non deve esser piaciuta ai già pochi che mi seguivano di là...

Ma il problema, sotto sotto, non è neanche questo. E' proprio l'utilità della testimonianza su internet in sé...

Come sempre il discorso verte sulla religione. Ultimamente, ho avuto une grandissima delusione da parte dei cattolici su internet. Da quelli che sembravano più ortodossi, più devoti, più autentici. E che mi sembravano la parte più sana del mondo ecclesiale.

Ci credo che la nostra religione non tira, che c'è la secolarizzazione, che i laicisti diventano giorno giorno più numerosi e agguerriti. Quando si scopre che anche i fervorosi hanno tanto di facciata, pur non essendo progressisti, allora su capisce molte cose.

Rimango cattolico. Ma non so se tornerò a popolare forums e blog. Ci sono rimasto troppo male dall'ultima batosta... e se devo visitare forum cattolici "autentici" per sentirci "di tutto di più", e non per condividere e arricchire un cammino di fede, preferisco lasciar stare.

In fondo la religione è essenzialmente un rapporto con Dio. E solo Lui adesso mi può accompagnare.

Del resto, il blog ha un sacco di inconvenienti. Ti fa perdere un monte di tempo, se sei nervoso è sempre pronto ad accogliere i tuoi sfogni, dei quali un'ora dopo ti pentirai. E poi, diciamocelo: che importanza può avere un blog, con i propri miserandi pensieri, di fronte a milioni di altri bloggers, ognuno che si accanisce per dire la sua?
Pare quasi una metafora del mondo dello spettacolo, dove tutti si accaparrano per essere ascoltati, pure senza avere nulla da dire.

Dal discorso si salvano le persone veramente valide, che hanno davvero qualcosa di intelligente da esporre. Come Padre Angelo di amicidomenicani.it, uno dei pochi autentici cattolici superstiti in internet.
Io non rientro in questo insieme, ed è bene che mi prenda questa bella pausa di riflessione...

E mi raccomando, se dovete aumentare la vostra fede, la vostra cultura dottrinale o conoscenza sui fatti ecclesiali, leggetevi qualche enciclica, qualche discorso del Papa, qualche sito come zenit.org o vatican.va. Pregate.
Ma cercate di evitare i forum e i blog cattolici: probabilmente sono gente più confusa di voi. Dagli amici si salvi Iddio.



permalink | inviato da -Lore- il 11/11/2007 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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