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SCIENZA
Il matematico asceta
10 ottobre 2009


Non pubblicava libri, non era onnipresente in talk-show ed esibizioni varie, non straparlava su tutto senza azzeccarne una. In poche parole, non era un Odifreddi; ma era talmente grande nel suo campo, la matematica, da scoprire in anticipo il teorema che rese famoso John Nash (il matematico la cui storia viene raccontata nel film a beautiful mind)!

Sto parlando del nostrano Ennio de Giorgi, matematico italiano sconosciuto ai più, ma sempre più luminoso come figura ai miei occhi: seppe coniugare la sua prestigiosa attività di matematico con una fervida fede, vivendo quasi come un antico asceta... naturalmente, pur di non ammettere che scienza e fede possono andare benissimo a braccetto, si sono diffuse le solite calunnie sul personaggio. A tal proposito, vi riporto un'interessante articolo, tratto dalla pagina personale del prof. Francesco Maggi.

Who is trying to prove the existence of God?

It must be a quite diffused opinion among journalists and other kind of writers too, that "mathematician" makes rhyme with "mental disease". Being the subject of this kind of unhappy generalizations is of course not an exclusive of mathematicians, and after all there are much more dangerous distortions of reality one could complain about: but I shall complain anyway about the famous best-seller "A beautiful mind" by Sylvia Nasar.

That book is a biography of John Forbes Nash Jr, one of the most brilliant and original mathematician of the past century (and he is still working!). Nash has also suffered for a long part of his life of schizophrenia. A (questionable) opinion sustained in the book is that Nash's mental disease was more or less latent, and remained such, until he had to face a big delusion: one of his most important results, the one that should have granted him the Field's Medal, had been proved two years before him by an unknown Italian mathematician, Ennio De Giorgi, that published the result on an obscure Italian mathematical journal, having more or less regional diffusion.

Nasar reports that De Giorgi came from a poor family and that he had no life outside mathematics , no family of his own or other close relationships, and even later, he literally lived in his office. Despite occupying the most prestigious mathematical chair in Italy, he lived a life of ascetic poverty, completely devoted to his research, teaching and, as time went on, a growing preoccupation with mysticism that led him to attempt to prove the existence of God through mathematics.

This seems written according to the following "recipe for a perfect lie": 50% thruth, 40% distortion of thruth, 10% pure fantasy. I don't think this was done with a bad intent: more probably it was just a mixture of superficiality and of narrative needs... but I have found it really sad, mainly because one of De Giorgi's deepest legacies is in fact his point of view about the interplay between science and religion.

It is beyond the scope of this page to account correctly on De Giorgi's philosophy. In the following I have just collected some information from "Ennio De Giorgi: Anche la Scienza ha bisogno di sognare" edited by Franco Bassani, Antonio Marino and Carlo Sbordone, that is a rich source of documents mainly related to his non-scientific activity. I hope this can make some reader curious to know more.

Ennio De Giorgi was born in 1928 in Lecce, where his (wealthy) family was appreciated for its cultural effort. His father died when he was young and he grew up with his mother, his brother Mario and his sister Rosa. During all his life he remained in strict touch with them (for example, when he was honoured by the French Academy of Sciences, he refused the rich hotel that they prepared for him in order to visit Paris with his sister and the daughter of his brother, Annadina). From his family, in particular from the mother, he learned a deep religious faith, simple and concrete, of which he gave witness to others through the example of his life...

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SCIENZA
!!
7 ottobre 2009
sessualità
Sulla castità
22 luglio 2009
Una bella risposta, che in sé racchiude tutto.

Ho rapporti prematrimoniali con la mia ragazza e tardo a confessarmene perché non sono veramente pentito

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo che già da qualche anno svolge il "servizio" (lo metto tra virgolette perché per me è anche un piacere) di catechista per la preparazione alla cresima (che nella mia zona avviene solitamente nei primi anni delle scuole superiori).
La domanda che ho da rivolgere riguarda la confessione e, più nello specifico il pentimento.
Questa premessa serve a sottolineare che mi ritengo abbastanza consapevole (non se ne sa mai abbastanza!) dei miei errori...
... e proprio per questa consapevolezza, so che una delle condizioni per l'assoluzione è il pentimento.
Ebbene, ci sono alcuni peccati che non ho mai confessato non per imbarazzo o vergogna, ma perché non credo di essere pentito... provo a spiegarmi meglio con un esempio (a proposito, mi scuso se la mail è confusa).
Ho avuto più volte rapporti sessuali (prematrimoniali) con la mia fidanzata, e solo con lei. So di essere in errore, ma non mi ritengo "pronto" a confessare questa cosa perché, sovente, la cosa si ripete (anche se ultimamente con meno frequenza). So che anche lei condivide i miei stesi dubbi, quindi mi ero proposto di confessare questo peccato solo quando saremmo riusciti a resistere per un certo periodo di tempo... anche se finora non ce l'abbiamo fatta.
Faccio male a tenermi dentro questo peso?
Potrei confessarmi lo stesso, anche se non posso essere certo di non peccare più in questo senso? E nel caso lo facessi, la recidività annullerebbe l'assoluzione?
Un'altra domanda... so che probabilmente fra qualche mese, in occasione dell'anno paolino verrà concessa l'indulgenza in una parrocchia della zona: non mi sono ben informato sulle condizioni, ma potrebbe essere una buona occasione per ricominciare?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. i rapporti sessuali, nel loro stesso linguaggio, dicono che due persone si donano in totalità, nell'intimo della propria vita. Ma questa totalità in voi è falsata per due motivi: primo perché sapete di non essere ancora definitivamente uno dell'altro; secondo perché avvengono mediate contraccezione e anche questo mostra che non vi donate in totalità. In quel gesto rifiutate di mettervi in gioco senza alcuna riserva. E fate contraccezione proprio perché sapete che non potete donarvi senza riserva.
È una buona cosa che anche la tua ragazza cominci ad avvertirlo.

2. Mi dici che questo peccato non l'hai mai confessato. Questo mi fa capire che probabilmente ti sei confessato, ma l'hai taciuto.
Una confessione nella quale si tace volutamente qualche peccato non è vera riconciliazione con Dio. È una simulazione e pertanto un sacrilegio.
E poi, se hai fatto delle Comunioni, anche queste sono un sacrilegio.
Sai bene che la Sacra Scrittura dice: “Prima di mangiare di quel pane, ognuno esamini se stesso perché chi mangia o beve indegnamente il corpo e il sangue del Signore, mangia e beve la propria condanna. Ecco perché molti tra voi sono ammalati e alcuni sono perfino morti” (1 Cor 11,28-30).
Non mi meraviglio che questo costituisca un peso nella tua coscienza.
Questo peso viene accresciuto dalla consapevolezza di essere anche un catechista, il cui primo compito consiste nell’essere testimone.

3. Mi dici che aspetti il pentimento, perché sai che il pentimento è necessario nella confessione.
Sì, il pentimento è necessario, ed è anche la cosa più importante.
Ma certi peccati, come ad esempio le impurità sessuali, offuscano, anzi corrompono il giudizio di coscienza, come già diceva il filosofo pagano Aristotele.
E così voi due vi trovate in qualche modo indeboliti nel poter comprendere la gravità del vostro comportamento.

4. Mi dici che non provi pentimento.
Forse il motivo è che tu ti confronti solo con i criteri della tua coscienza, che possono anche essere offuscati o corrotti.
Ma se tu ti confronti con i criteri di Dio e con la sua volontà, le cose facilmente cambiano.
È sufficiente che tu sappia che Dio non lo vuole per cominciare a non sentirti a posto.
Prova a pentirti perché non ti sei fidato di Lui.
Non puoi pensare che Dio sia nemico del tuo amore.
È stato il demonio a mettere nella mente di Adamo ed Eva che Dio fosse un nostro concorrente.
Metti Dio al primo posto anche nella tua vita affettiva.
Finché avrai rapporti sessuali o anche impurità con la tua ragazza, Cristo non sarà mai il punto di partenza e il punto di arrivo, l'alfa e l'omega, il principio e la fine dei tuoi affetti e della tua vita.
La santità, la conformazione ai sentimenti e alla vita di Cristo, passa anche di qui.

5. I tuoi ragazzi sono nei primi anni delle superiori. Forse questi ragazzi cominciano ad avere seri problemi riguardanti la purezza. Non so come tu te la possa cavare con la tua coscienza.
Gesù ha detto che ognuno parla dall'abbondanza del proprio cuore.
Forse tacerai. Ma anche questo è sbagliato.

6. I consigli che ti do sono i seguenti:

- non aspettare il giubileo dell'anno paolino per la confessione. Fallo subito.
Mi dici che forse non sei pronto a cambiare. Ma la confessione dà la forza per poter cambiare. È il sacramento istituito da Gesù la sera del giorno della sua risurrezione quando ha detto “A chi rimetterete...” (Gv 20,23).
Quando ci si va a confessare Gesù ci investe con la forza della sua risurrezione e ci da la forza di poter cambiare.

- Prendi l'abitudine della confessione periodica e frequente. Anche in questo devi essere di esempio a tuoi ragazzi. Se invece ti confessi di rado e malamente che cosa puoi insegnare di veramente incisivo, che venga fuori dai tuoi convincimenti e dalla tua vita?

- Come sai, la contraccezione è contraria alla legge di Dio anche nel matrimonio.
Il fidanzamento è come il fondamento della vita matrimoniale. Nessuna virtù si improvvisa con la celebrazione delle nozze.
Allora ti dico: comincia a non consegnarti fin d'ora a chi non ti appartiene, per essere in grado di non consegnarti a chi non ti appartiene anche domani.
E soprattutto abitua la tua ragazza a non consegnarsi a chi non le appartiene, perché se viene abituata male adesso, si comporterà male anche domani.

7. Mi chiedi se l’assoluzione venga annullata nel caso di una nuova caduta.
No, non viene annullata. Semplicemente perdi di nuovo lo stato di grazia e necessiti di una nuova confessione.

8. Adesso fissa lo sguardo su Gesù che ti attende con le braccia aperte. Nessuno più di lui ti vuole bene e desidera farti nuovo.
Non aver dubbi sulla sua onnipotenza salvatrice.
Affida il buon esito della tua confessione a Maria e metti sotto la sua protezione i tuoi propositi.
Vedrai che sarai contento.
Gesù non ti vuole togliere nulla e ti troverai a voler bene alla tua ragazza in maniera nuova, pura, affascinante.
Anche tu dirai con Sant’Agostino: “Tardi ti ho amato, o Verità tanto antica e tanto nuova...Quello che prima temevo di perdere, adesso sono ben lieto di averlo lasciato”.

Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

SOCIETA'
Hitler e il preservativo
2 luglio 2009


Ovvero, chi erano i sostenitori dei valori cosiddetti "progressisti"...

In occasione dell'ultimo pellegrinaggio di Benedetto XVI in Africa è scoppiato lo "scandalo del preservativo". Di tutta quella visita il mondo "progressista" sicuramente ricorderà unicamente il "no" papale ai preservativi. Insomma, non ci possiamo fare niente, il preservativo diventa simbolo di modernità, mentre lo scetticismo verso quegli affaretti di gomma diventa simbolo di un atteggiamento "reazionario". Quale modernità, tale reazione. Ai progressisti possiamo solo fare i complimenti per il simbolo di modernità da loro scelto, e nello stesso tempo richiamiamo umilmente l'attenzione sul fatto che però non dovrebbero più continuare ad affermare che i culti fallici costituiscono l'espressione di una civiltà inferiore...
 
[...]
 
Ma è solo l'inizio della storia. La cosa si fece comica dopo l'arrivo al potere dei nazional-socialisti guidati dal camerata Adolf Hitler. Il Führer - in quanto socialista - naturalmente era un sostenitore dell' "emancipazione" e della lotta ai "pregiudizi sessuali borghesi". Per questo la vendita iniziale di 25 milioni di preservativi l'anno (nel 1922), durante il Terzo Reich aumentò fino a 70 milioni di pezzi. Giulio il Pio fece così issare in fabbrica le bandiere hitleriane e i ritratti di Adolf Hitler. Prego di prestare attenzione a questo fatto: l'uomo di affari ebreo non esita ad appoggiare ostentatamente Adolf Hitler e il nazionalsocialismo. Ciò accade nonostante il fatto che sia ebreo, poichè considera gli affari più importanti di tutto il resto. Ebbene Signore e Signori, Julius Fromm appoggiava i nazisti.


Il nazismo fu un movimento moralmente rivoluzionario, voleva rompere con le norme etiche "borghesi", anche quelle sessuali. La sua fonte era infatti costituita dall'ideologia "völkisch", ed una delle manifestazioni di quest'ultima era il nudismo, il correre allegramente nudi per boschi e campi germanici. Tali motivi ideali furono sviluppati durante il Terzo Reich. Nel 1934 il manuale per le leader del movimento femminile nazista "Bund Deutscher Mädel" richiedeva di incoraggiare l'attività sessuale delle fanciulle prima del matrimonio. Le ragazze madri nel Terzo Reich costituivano un fenomeno normale, così come gli ospedali pieni di infettati da malattie veneree. La promiscuità era ufficialmente appoggiata. La propaganda del libertinaggio sessuale andava di pari passo con la promozione dei preservativi, che erano accessibili ad ogni passo - alle fermate degli autobus, nel metrò, nei bagni pubblici. Fu nel Terzo Reich che fu inventato quel dispositivo per la vendita dei preservativi in cui si mette una moneta e salta fuori l'affaretto di gomma. Furono prodotti almeno tre tipi di macchinette automatiche, che venivano poste nei vari luoghi pubblici.
 
Tali prodotti erano destinati alla "ricreazione" prematrimoniale, come a quella extraconiugale. Fu nel Terzo Reich che si iniziarono ufficialmente a vendere calendari "svestiti", in cui le varie Helga e Kunegunda presentavano le loro grazie a gloria della razza ariana. Signorine senza veli erano ospitate anche nei settimanali illustrati delle SS e del Partito Nazionalsocialista.


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cinema
Mah
16 dicembre 2008
E stasera, film col Vaporidis.
In realtà lo stava guardando mia madre. Io l'ho seguito così, mentre stavo un pò a rilassarmi sul divano.

La classica storia della ragazza timida, che l'amore convince a sciogliersi e a diventare bella & socievole.

Classica? Uhm, non proprio. E' incredibile dove si arriva col pansessualismo. La ragazza timida "lo fa" con il belloccio di turno, rimanendo però racchia, per un mese. Eh certo, anche le ragazze timide e racchie, ai giorni d'oggi, hanno diritto alla loro dose di sesso "tanto per divertirsi". Perché negare il pansessualismo proprio a loro, poverette? E andare a lasciarle fuori dal grande conSesso umano di oggi...

E il film , pure sembrando indicare il contrario, finisce - dulcis in fundo - a invitare a privilegiare l'apparire sull'essere. Vaporidis e la Capotondi ne devono ancora azzeccare una, di pellicole, che esca fuori dall'idiozia totale.

Intanto, sul genere, io rimpiango Carrie (film e libro).

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sessualità
Il pansessualismo televisivo
25 ottobre 2008
Mio padre, per guardarsi il calcio, si è comprato il ricevitore digitale terrestre. Io non è che sia proprio appassionato di sport, ma neanche di televisione: intendiamoci, il cinema in sé mi appassiona, ma la TV con gli scoiattolini "petulanti" mi ha proprio schifato.
Quindi, dato che la televisione mi dà poco, e quel poco per giunta in mezzo a tanta immondizia, si merita anche poco di contraccambio. Infatti, la vedo proprio ogni tanto, quando non ho di meglio da fare.

Mi era capitato di appassionarmi a una serie adesso in replica su uno dei canali mediaset: "4400". In pratica racconta di 4400 persone misteriosamente scomparse in vari periodi che altrettanto misteriosamente si ritrovano tutte insieme in uno sperduto luogo di campagna, e che devono tornare a integrarsi dopo mesi oppure anni di assenza di cui loro non ricordano niente.
A parte la trama, che è come intuite affascinante, mi aveva molto colpito l'assenza nel telefilm dell'immancabile scena di sesso. Guarda un pò, pensavo, in tutte queste puntate nessuno va a letto con nessuna. Ma naturalmente si è trattato dell'ultimo pensiero famoso: nell'ultima puntata trasmessa, il giovincello scomparso da tre anni e la ragazza di turno finiscono per "farlo" appena riavvicinati.

Se ci fate caso, il sesso al primo appuntamento o giù di lì, salvo rarità, viene propagandato in maniera incredibile da film e serial di tutti i generi, anche in film di per sé molto belli (come "Titanic").
E' vero che è anche la realtà che influenza la finzione, ma la realtà è davvero così? Ho da poco postato di un caso illustre che sembra smentire il tutto.
Il sesso televisivo viene sempre presentato come un momento culminante, di vittoria e di crescita, la massima espressione dell'amore, l'elemento che cementa il rapporto. Ora, a parte che vedendo i rapporti di oggi, il "cemento" sembra tenere ben poco, ma come si fa a dire che c'è bisogno, scusate la franchezza, di una penetrazione per arrivare ad amare di amore autentico il partner?

C'è meno ipocrisia a questo punto in quelli che lo definiscono una mera soddisfazione dell'istinto. E per quanto riguarda l'esperienza di crescita, di vittoria, di momento culminante... alzi la mano chi, dopo aver "fatto sesso", si può dire veramente cresciuto, maturato. Forse Tinto Brass, e guardate in che direzione...
Le cose che fanno crescere sono altre, si chiamano "prove della vita". Sono queste che fanno diventare veramente uomini o donne. A far sesso, poco ma sicuro, sono capaci tutti.

Quindi che dire? Peccato. La TV e le sue storie possono essere davvero un divertimento, uno stimolo per la fantasia, e anche un momento di riflessione e di formazione. Ma la melma che oggi travolge tutto è arrivata inevitabilmente anche lì, molto spesso anzi è venuta proprio da lì, oltre che dalla musica (che merita un altro articolo).
Meglio lasciare, in definitiva, la TV spenta nel suo angolino a parte quelle poche, valide volte (sempre che non si sia fatta la rispettabile scelta di non averla): ci son tante cose da fare. Cose pulite, più redditizie, e che ti evitano il bombardamento di una realtà che si vuol far bere per reale.

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CULTURA
Psicanalisi di Odifreddi
8 giugno 2008
Tempo fa, Faber ha portato all'attenzione del sottoscritto l'ultima fatica d'Ercole (?!?) del matematico Odifreddi: "Il matematico impenitente" (... e non si era capito?).
Il personaggio è noto penso anche ai lettori di questo blog. Non starò qui a fare un tedioso quanto banale lavoro di smantellamento alle tesi (chiamiamole così) anticlericali del tizio in questione. La cosa più interessante è affrontare il personaggio dal punto di vista psicologico.

Io non sono certo erudito in Scienze della Psiche, ma due osservazioni mi pare di poterle fare. Innanzitutto, l'ossessione contro il cattolicesimo che rasenta il caricaturale: guardate la copertina del libro suddetto. Essa riassume un pò tutto quello che Odifreddi vuole essere: un "diavolaccio" incaricato dalla (dea?) Ragione di smantellare quelle che ai suoi occhi sono solo delle sciocche superstizioni. La cosa buffa è che la missione che il soggetto si è dato, a giudicare dai toni e dall'atteggiamento in generale, si potrebbe definire sacra. E in questo modo, inconsapevolmente, il Razionalissimo si è costruito un modello religioso al quale vuol corrispondere, si è trasformato in un messia di quell'ideologia da lui identificata come Scienza. Non sto scherzando: sembra esserci molto misticismo, più che razionalismo, in quello che Odifreddi vuole portare a termine.

Sapete chi mi ricorda? Me stesso. I miei primi tempi di conversione.
Uscivo da una vita sbandata e senza nessun punto di riferimento. Quando scoprii la fede, non è che ci aderii: mi ci abbarbicai. In reazione a tutto quello che mi aveva deluso, ho teso a fondare parte della mia adesione alla religione come rifiuto esagerato del mondo. Appena mi sono convertito, dentro di me doveva morire un uomo vecchio e nascerne uno rinnovato; e il processo non è stato rapido e indolore. All'inizio c'è stato un rifiuto totale del profano: avevo atteggiamenti troppo distaccati, a "santone", e la mia fede di allora colpiva e condannava il mondo in un pò tutti gli aspetti, quel mondo dal quale mi sentivo totalmente tradito e deluso. Pian piano la fase della crociata finì, e grazie a Gesù ora ho trovato un mio equilibrio interiore, che voglio sempre più rafforzare e limare nei dettagli, senza cadere né nel bigottismo né tantomeno in un cattolicesimo superficiale.

Ecco, Odifreddi secondo me ha vissuto un'esperienza tale quale la mia, ma all'incontro. Era seminarista. Qualcosa gli ha fatto sembrare la religione un elemente oscuro, opprimente, in ogni caso deludente verso le sue aspettative. Si è sentito pure lui tradito, insomma. Ed ecco che così il "nuovo" Odifreddi ateo-razionalista è diventato il cavaliere del dogma antireligioso, che, lancia in resta, vuole colpire e diffamare a qualsiasi costo tutto ciò che è di cattolico.
C'è da notare, a questo punto, la differenza tra noi: il mio, di squilibri, si è attenuato pian piano che continuavo il cammino. Il suo sembra sempre più peggiorare.
Per me è un indizio di quale è la strada giusta, e a questo punto si potrebbe dire un'indizio della stessa esistenza di Dio.
Io sono stato con Gesù, e la Sua vicinanza mi ha rimarginato vecchie ferite, rendendomi un cristiano e un uomo più autentico (ancorché superpeccatore e miserevole) rispetto al lore neo-convertito. E quindi sempre più in pace, più felice. Piergiorgio (chiamato così dai suo genitori in onore del Frassati!) è diventato sempre più feroce e accanito nella sua battaglia: sta tentando di sconfiggere quella religiosità che per lui rappresente l'"uomo vecchio". Eppure sembra che questa battaglia non abbia mai fine: ve l'ho detto, non ha fine perché il "matematico impertinente"  secondo la mia opinione ha, come me tempo fa, un conflitto all'interno di sé stesso, non con il mondo cattolico. Problema interiore che però per lui non si sana. Per iniziare un percorso di guarigione, penso che dovrebbe tornare al punto che l'ha fatto allontanare dal cristianesimo, e chiedersi perché, se ne valeva la pena, invece di continuare a voler fuggire e barricarsi dietro al neoscientismo. Che forse nasconde il fatto che lui, in realtà, Gesù Cristo in quel seminario l'ha conosciuto. E la nostalgia con cui cerca vanamente qualcosa con cui soppiantarlo.

Altresì, questa condotta del matematico secondo me sembrerebbe mostrare la potenza del battesimo. Il battesimo ho letto che lascia una sigillo indelebile e un'attrazione verso le cose di Dio. E se questa attrazione irresistibile fosse quella che Odifreddi tente disperatamente di seppellire? Questo ci dovrebbe far riflettere su quanta responsabilità abbiamo, noi cattolici cosiddetti "praticanti", verso un qualsiasi battezzato.

Infine una puntualizzazione: questo post è opinabile. Come premesso, non sono uno "strizzacervelli", né a dir la verità un esperto sulla persona e le opere dello scienziato a cui si riferisce il post; neanche posso sottoscrivere al 100% l'ultima mia osservazione relativa al battesimo. Tuttavia, quella che ho dato mi sembra una spiegazione possibile e non banale sull'atteggiamento e il carattere ossessivamente anticlericale di Piergiorgio Odifreddi (che non perde occasione per darne sfoggio), e per questo ho deciso che comunque valeva la pena di postare.

televisione
E.R. ... e famiglia
10 aprile 2008
E.R. non è certo la serie che posso dire di seguire in maniera assidua. Mi è capitato di vedere qualche puntata ogni tanto, ma ammetto di averla personalmente trovata sempre abbastanza noiosa. E per di più, ho riscontrato diverse perplessità riguardo i contenuti etici (e non) proposti.

Mi ha fatto perciò piacere aver trovato sul sempre prezioso Zenit un articolo che affronta in maniera seria il contenuto di questa famosa trasmissione, da tutti i punti di vista.
In effetti, è da un pò che mi trastullo con l'idea di parlare, in questo blog, di quello che trasmettono in TV (film, telefilm, fiction e programmi vari) in modo critico. Atteggiamento, quest'ultimo, purtroppo carente: mi ricordo una puntata di Matrix sul dottor House in versione puramente adulatoria, e perfino sul cattolico sat2000 un talk-show dedicato ai primi manga trasmessi in Italia che sembrava più un trasognare nostalgico sui tempi dell'infanzia degli ospiti, piuttosto che un dibattito serio e omnicomprensivo.
Eppure c'è bisogno della vigilanza, specialmente cristiana, su questa televisione. Spesso piena di monnezza che traspira nelle più belle trasmissioni, ma che comunque può rappresentare una forma di intrattenimento piacevole (se non ruba tempo ad attività essenziali come la preghiera) e a volte anche educativa nelle storie che racconta, a puntate o nei film. Vedrò un pò insomma se dare il mio contributo.

Adesso vi lascio a le questioni di bioetica nella fiction televisiva E.R.:

Per la famosa serie televisiva a stelle e striscie “E.R.-Medici in prima linea”, ideata da Michael Crichton e prodotta da Steven Spielberg, lavoro e famiglia sono incompatibili.

In questa intervista Paolo Braga, docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e autore di “E.R. Sceneggiatura e personaggi. Analisi della serie che ha cambiato la TV” (Franco Angeli Edizioni), illustra quali sono i valori che si celano dietro questa serie di grande successo nella quale la famiglia tradizionale appare sottorappresentata.

Quali sono i valori, le emozioni e i contenuti di una serie che ha fatto scuola come E.R.?

Braga: E.R. racconta la vita lavorativa e privata di un gruppo di giovani medici impegnati in un pronto soccorso di Chicago. Il valore dell'eroismo nell'alleviare la sofferenza altrui si impone, dunque, al pubblico della serie.

Insieme a questo, altri valori sono espressi dal telefilm, come la collaborazione tra colleghi e l'amicizia in un ambiente lavorativo che richiede impegno esorbitante.

Proprio questo superlavoro, però, va a detrimento dell'umanità dei personaggi protagonisti che, così assorbiti dall'ospedale, non hanno tempo per un'esistenza degna di questo nome fuori del reparto.

Anche a causa degli errori irreparabili cui il superlavoro espone i protagonisti, il telefilm è così segnato da una sua caratteristica miscela emotiva: all'adrenalina dell'emergenza e all'eccitazione del successo medico fa da sfondo un senso di profonda malinconia.

E' un senso di predestinazione all'impossibilità di essere felici: come se i personaggi avessero sentore di combattere una battaglia già persa contro la morte e la malattia e, ciononostante, di doverla combattere senza tregua.

Quale è la visione di E.R. sulla vita, la famiglia e il mondo del lavoro?

Braga: Per E.R., famiglia e lavoro sono incompatibili. I personaggi non riescono a difendere la propria vita familiare dalla pressione lavorativa.

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permalink | inviato da -Lore- il 10/4/2008 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CULTURA
8 Marzo: cosa festeggiamo?
8 marzo 2008

La festa di oggi molti ormai la vivono “per tradizione”, senza chiedersi come è nata e, soprattutto, se è davvero “per le donne”...
Mah. Ho letto che quelle che stasera scenderanno in piazza sono a protestare per i soliti motivi femministi/laicisti, con pochi altri spunti invece veramente buoni per la dignità della donna.
E come mai questa festa sembra sempre così superficiale, e poco attenta ai veri diritti da garantire all'universo femminile? Come dicevo all'inizio, bisogna andare a vedere quale è stata la reale genesi della “festa della donna”, assai diversa, secondo questo articolo, dalla leggenda metropolitana vigente. Invitandovi a leggere tutto il link, ne riporto lo stralcio più interessante:

La mitologia femminista ha tramandato per decenni il racconto che la data dell’8 marzo fu scelta alla seconda Conferenza internazionale di donne socialiste a Copenhagen, nel 1910, per commemorare il massacro di oltre cento operaie di una camiceria di New York, intrappolate in un incendio appiccato dal padrone della fabbrica per vendicarsi di uno sciopero.
Qualche anno fa qualcuno è andato a spulciare le cronache vere, e si è saputo che un tale terribile incendio ci fu, ma che non era riconducibile né a scioperi né a serrate, che fece vittime anche fra gli uomini, e che avvenne nel 1911, un anno dopo Copenhagen.
Così adesso noto che le versioni che vengono avanzate si sono diversificate, cercando sempre però di ricordare qualche evento negativo che sarebbe avvenuto in America.
In realtà, l’istituzione dell'8 marzo come Festa della donna risale alla III Internazionale comunista, svoltasi a Mosca nel 1921, dove fu lanciata da Lenin come "Festa internazionale delle operaie", in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo.
Il racconto di un 8 marzo istituito in memoria un massacro frutto di odio classista e capitalista fu opera del Partito Comunista Italiano, che nel 1952, in piena Guerra Fredda, pubblicò la cronaca di questo incendio vero, ma manipolato in chiave anti-americana. La versione fu ripresa dall'Unione Donne Italiane, il settore femminile della Cgil, per organizzare quell’anno la festa dell’8 marzo, e poi dalla Cgil stessa, che vi ricamò ulteriormente, aggiungendo altri personaggi al racconto due anni dopo.
La vicenda è indicativa dell’egemonia cercata, e alla lunga ottenuta, dalla sinistra italiana sulle istanze delle donne, dove spesso oggi anche la voce di chi di sinistra non è raccoglie gli stessi temi, le stesse parole d’ordine. Così l’8 marzo in Italia è effettivamente sentita come festa generica di tutte le donne.

Da questo tipo di “festa”, quanti buoni frutti aspettarsi?

P.S.: Data la prevedibile polemica di stasera, ripropongo gli articoli di questo blog riguardanti aborto e 194.


CULTURA
Fantastica risposta ad Odifreddi
10 febbraio 2008
Oggi, nella sezione "un sacerdote risponde", ho eccezionalmente pubblicato la risposta odierna di Padre Angelo, riguardo l'ultima opera del matematico anticlericale per eccellenza:

Per Odifreddi il cristianesimo sarebbe decerebrato (senza cervello)


In poche, coincise e lucide righe, c'è descritto in maniera chiarissima l'errore di fondo di "Perché non possiamo essere cristiani...". Consigliata la lettura soprattutto agli estimatori del libro odifreddiano. Il quale autore, volendo essere impertinente, purtroppo si è rivelato solamente ignorante.
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luglio