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CULTURA
Pro missa antiqua
26 ottobre 2009
Per quanto io poco mi possa fregiare del titolo di "combattente per la fede", stasera voglio prendermi il classico "riposo del guerriero". Ho un post polemico pronto in mente, ma sinceramente sono troppo stanco per queste cose. Eccovi qui, per il mio e vostro relax, degli ottimi video riguardanti la messa vetus ordo, "in latino" per capirsi. Godeteveli.







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arte
Ipazia, difesa preventiva
20 ottobre 2009
Dato che oggi vanno di moda i Dan Brown...

Poiché  non pochi lettori mi avvisano dell’appello in circolazione circa un film su Ipazia, l’intellettuale pagana trucidata da un gruppo di cristiani verso  il 415, ecco come andò la cosa (mi sono consultato, per vostra sicurezza, con Vittorio Messori). Racconta Eusebio di Cesarea che Ipazia non fu uccisa per ordine di s. Cirillo di Alessandria né per motivi religiosi bensì politici. I linciatori erano alcuni eretici «parabolani», cristiani fanatici che avevano mutuato il nome dai gladiatori che affrontavano i leoni (prima che Teodosio abolisse tali spettacoli nel circo). Disprezzavano la vita e, volendo morire al più presto per Cristo (secondo loro), si consacravano con giuramento ad assistere gli appestati e i malati di malattie infettive. Cirillo cercava di tenerli a bada ma a un certo punto scoppiò un dissidio politico tra lui e il prefetto di Alessandria, Oreste. Costui era sospettato di paganesimo e così i parabolani (cui si aggiunse qualche monaco fuori controllo) se la presero con Ipazia, che di Oreste era la favorita. Si aggiunga l’astio tutto egiziano per Bisanzio, di cui Oreste era rappresentante. Un astio che giocò il suo ruolo quando arrivarono gli arabi, i quali furono accolti in Egitto praticamente con gaudio per odio antibizantino (Costantinopoli aveva la mano pesante soprattutto con le tasse). Cirillo seppe del linciaggio a cose fatte.

(Fonte)
CULTURA
La Comunione spirituale
17 ottobre 2009


LA COMUNIONE SPIRITUALE di Mons. De Guiberges, già Vescovo di Valence

«Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui e farò un banchetto con lui, ed egli con me». (Apoc., III, 20).

Non sarebbero completi questi trattenimenti sulla comunione, se non parlassimo della comunione spirituale. Infatti il Catechismo del Concilio di Trento, detto Catechismo romano, perchè è il formulario della dottrina romana, si esprime così: «Bisogna che i pastori di anime insegnino che non vi è solo una maniera per ricevere i frutti ammirabili dei sacramento dell'Eucaristia, ma ve ne sono due: la comunione sacramentale e la comunione spirituale». La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è una sorgente speciale e incomparabile di grazie: «Essa è per se stessa, dice il P. Faber, una delle più grandi potenze della terra». - «Per mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Portomaurizio, molte anime arrivarono a gran perfezione». Per trarre da questo inestimabile tesoro tutte le ricchezze che racchiude, bisogna sapere
1° in che cosa consiste la comunione spirituale,
2° quali grazie racchiude,
3° in che modo pratico si può fare.

* * * In che consiste la comunione spirituale? Essa è anzitutto una comunione; lo afferma il Concilio di Trento. E dunque una partecipazione reale alle grazie dell'Eucaristia, benché distinta dalla partecipazione sacramentale propriamente detta. Dopo di aver visto quali grazie scendono dall'Eucaristia nelle anime, non basta, per stimare la comunione spirituale, sapere che ci comunica veramente una parte considerevole di quei benefizi? Diremo ora in quale misura e fin dove questo si estenda. Questa comunione non si fa esteriormente, come la comunione sacramentale, ma spiritualmente, cioè internamente e mentalmente, senz'alcun atto materiale e corporale: spiritualmente, cioè soprannaturalmente e divinamente. Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica; perchè ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz'alcun segno visibile come nella comunione sacramentale. Si chiama finalmente comunione virtuale, perchè ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell'Eucaristia. Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente? Basterà fare degli atti di fede e di amore verso Gesù presente nell'Eucaristia? No. Bisogna formulare espressamente il desiderio di comunicarsi: e perchè questo desiderio sia sincero, bisogna, essere disposto a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile. Del resto un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e rapido, basta a costituire la comunione spirituale. Evidentemente quanto più il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa; ma con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell'Eucaristia si fa la comunione spirituale, si partecipa alle grazie della comunione sacramentale. Ecco come questo avviene: Nostro Signore è nell'Eucaristia per noi; il suo desiderio di venire in noi, di essere tutto nostro, di possederci, di vivere in noi, è vivissimo ed Egli non domanda che di poterlo soddisfare. «Io ardo di desiderio di darmi a te, diceva Gesù alla Ven. Giovanna Maria della Croce, e quanto più mi do, tanto più desidero di darmi nuovamente. Io sono, dopo ciascuna delle tue comunioni, come il pellegrino divorato dalla sete, al quale si dà una goccia d'acqua e dopo è più assetato ancora. Così io desidero continuamente di darmi a te». Gesù rivolge queste medesime parole a ciascuno di voi. Gesù vorrebbe venire ogni giorno nel vostro cuore con la comunione sacramentale, ma non gli basta ancora: vorrebbe venire in voi continuamente. Questo desiderio divino si compie con la comunione spirituale. «Tutte le volte che tu mi desideri, diceva Gesù a Santa Metilde, tu mi attiri in te. Un desiderio, un sospiro, basta per mettermi in tuo possesso.» Nostro Signore spesso rivelò ad anime sante e in maniere diverse, il desiderio ardente che ha di unirsi a noi. A S. Margherita Maria diceva: «Il tuo desiderio di ricevermi ha toccato così dolcemente il mio cuore, che se non avessi istituito questo Sacramento, lo avrei fatto in questo momento, per unirmi a te».

(Leggi tutto)

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SOCIETA'
Oremus
15 ottobre 2009

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letteratura
Dominus Deus Sabaoth
13 ottobre 2009


Volevo postare uno dei soliti post polemici... ma ho letto prima la S. Scrittura... come si può resistere a cotanta Bellezza?

Il Signore è la mia roccia,
la mia fortezza, il mio liberatore,

[3] il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio,
il mio scudo, la mia salvezza, il mio riparo!
Sei la mia roccaforte che mi salva:
tu mi salvi dalla violenza.

[4] Invoco il Signore, degno di ogni lode,
e sono liberato dai miei nemici.

[5] Mi circondavano i flutti della morte,
mi atterrivano torrenti esiziali.

[6] Mi avviluppavano le funi degli inferi;
mi stavano davanti i lacci della morte.

[7] Nell'angoscia ho invocato il Signore,
ho gridato al mio Dio,

Egli ha ascoltato dal suo tempio la mia voce;
il mio grido è giunto ai suoi orecchi.

[8] Si scosse la terra e sobbalzò;
tremarono le fondamenta del cielo;

si scossero, perché egli si era irritato.

[9] Fumo salì dalle sue narici;
dalla sua bocca uscì un fuoco divoratore;
carboni accesi partirono da lui.

[10] Egli piegò i cieli e discese;
una nube oscura era sotto i suoi piedi.

[11] Cavalcò un cherubino e volò;
si librò sulle ali del vento.

[12] Si avvolse di tenebra tutto intorno;
acque scure e dense nubi erano la sua tenda.

[13] Per lo splendore che lo precedeva
arsero carboni infuocati.

[14] Il Signore tuonò nei cieli,
l'Altissimo emise la sua voce.

[15] Scagliò frecce e li disperse;
vibrò folgori e li mise in fuga.

[16] Apparvero le profondità marine;
si scoprirono le basi del mondo,
come effetto della tua minaccia, Signore,
del soffio violento della tua ira.

[17] Dall'alto stese la mano e mi prese;
mi fece uscire dalle grandi acque.

[18] Mi liberò dai miei robusti avversari,
dai miei nemici più forti di me.


[19] Mi affrontarono nel giorno della mia rovina,
ma il Signore fu il mio sostegno.

[20] Egli mi trasse al largo;
mi liberò, perché oggetto della sua benevolenza.

[21] Il Signore mi ricompensò secondo la mia
giustizia,
mi trattò secondo la purità delle mie mani.

[22] Perché mi sono mantenuto nelle vie del Signore,
non sono stato empio, lontano dal mio Dio,

[23] perché tutti i suoi decreti mi sono dinanzi
e non ho allontanato da me le sue leggi.

[24] Sono stato irreprensibile nei suoi riguardi;
mi sono guardato dall'iniquità.

[25] Il Signore mi trattò secondo la mia giustizia,
secondo la purità delle mie mani alla sua presenza.

[26] Con il pio ti mostri pio,
con il prode ti mostri integro;

[27] con il puro ti mostri puro,
con il tortuoso ti mostri astuto.

[28] Tu salvi la gente umile,
mentre abbassi gli occhi dei superbi.

[29] Sì, tu sei la mia lucerna, Signore;
il Signore illumina la mia tenebra.

[30] Sì, con te io posso affrontare una schiera,
con il mio Dio posso slanciarmi sulle mura.


[31] La via di Dio è perfetta;
la parola del Signore è integra;
egli è scudo per quanti si rifugiano in lui.

[32] C'è forse un dio come il Signore;
una rupe fuori del nostro Dio?

[33] Dio mi cinge di forza,
rende sicura la mia via.

[34] Ha reso simili i miei piedi a quelli delle cerve;
mi ha fatto stare sulle alture.

[35] Ha addestrato la mia mano alla guerra;
ha posto un arco di bronzo nelle mie braccia.

[36] Mi hai dato lo scudo della tua salvezza,
la tua sollecitudine mi fa crescere.

[37] Fai largo davanti ai miei passi;
le mie gambe non vacillano.


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DIARI
All in prayer
15 giugno 2009


"...prayer in all.". Tutto nella preghiera, la preghiera in tutto. E' una frase di una canzone "profana" del gruppo "profano", del quale forse un giorno vi parlerò. Ma come esprime bene l'essenza del cristianesimo!

A volte mi stupisco che io, cattolico "praticante" (male, che Dio mi aiuti) da anni, mi ritrovi a scoprire delle verità così essenziali della mia religione. Ho sempre saputo dell'importanza della preghiera nella vita di fede, ma un recente periodo in cui mi è capitato di trascurarla me ne ha fatto toccare con mano l'immenso valore.

Quello che ha di straordinario è che si trova alla base della spiritualità, costituisce il "respiro dell'anima" come mi disse un sacerdote, e al contempo tutti possono raccogliersi in essa: i credenti più colti, come le semplici anime (una volta) di campagna, che tramite essa possono acquisire una sapienza ben maggiore dei teologi. Anche essendo analfabeti, non avendo accesso a compendii e lezioni di Dottrina, il colloquio con Dio permette di imparare da Lui molte cose. Certo, non dico che gli studi sono da buttare: l'orazione anzi aiuta a sperimentare i concetti che si acquisiscono approfondendo la miniera senza fine della Dottrina cattolica.

Mi rincuora enormemente sapere che, per tutto quello non posso fare, per tutte le situazioni in cui mi sento impotente, Dio mi dà questo mezzo straordinario dell'orazione, per me e per i miei fratelli. Dovessi fallire in tutti i miei progetti e chiudere pure questo blog, potrei lo stesso continuare il mio cammino di fede pregando e offrendo le sofferenze... persino un ateo, una volta, ammise di pregare ogni tanto iniziando con "Dio, se davvero esisti...".

Per non parlare degli effetti benefici della preghiera nella mia vita quotidiana: più energie, più disciplina, meno paranoie e pensieri inutili tra i più bei doni materiali, oltre che una fede rafforzata e rincuorata, e la bellezza della presenza del Signore in sé. Dialogare con Dio (è in fondo di questo che stiamo parlando) mi ricorda costantemente che il fine principale di tutto è Lui, evitando di lasciarmi perdere in progetti ed iniziative inutili; mi fa sentire la Sua Presenza e quella della Madonna SS., mi rafforza, mi consola... è troppo poco lo spazio per elencare tutte le grazie e i doni che ricevo dal semplice gesto di pregare. E io che spesso mi arrovellavo per dare questa o quella testimonianza agli altri, senza ricordarmi che i grandi Santi ricevevano dalla vita di preghiera la forza, l'ispirazione e il coraggio di portare Dio al mondo.

Perché la preghiera è come il nutrimento spirituale. Se uno non mangia può sopravvivere, ma attaccato a un letto di ospedale magari, in coma e con una flebo. Per compiere le opere di Dio, bisogna nutrirsi e bene, e poi prendere iniziative che non siano sbagliate o fallite in partenza, perché prima non abbiamo ricevuto il cibo necessario per compierle. E' da lì, dall'orazione, che sgorga la nostra vita da cristiani giorno per giorno, e non da noi stessi.

Infine, penso che la preghiera sia una pietra d'inciampo per chi rifiuta l'idea dell'esistenza di Dio, o la mette in dubbio. Per questo invito tutti gli atei/agnostici/razionalisti che dovessero ascoltarmi: provate a chiedere a Dio di aiutarvi a capire che Lui c'è. Non costa niente. Fatelo senza arroganza, con umiltà, come vi porreste davanti a una verifica scientifica. Se non c'è nessuno, avrete buttato via due minuti. Chi accetta la sfida?

P.S.: per toccare con mano la potenza della preghiera e delle pratiche religiose, basti vedere i doni che sono legati a questi due semplici atti:

Primi nove Venerdì del mese
Orazioni di S. Brigida

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DIARI
Acqua
19 maggio 2009


Proprio oggi mi è venuta in mente una meditazione sulla fede: essa è come acqua, acqua viva che zampilla da Cristo fino a noi. Può scorrere verso gli altri, attraverso la preghiera e la testimonianza, o può rimanere stagnante in una fede chiusa, che non si apre al prossimo e quindi non è totalmente aperta a Dio, o viceversa, tanto le due cose sono collegate tra di loro. Più siamo chiusi in qualche atteggiamento della fede, più l'acqua ristagna, imputridisce, fino a rendere questa come un qualcosa di maleodorante, che sparge il suo fetore intorno a noi, e del quale alla fine arriviamo noi stessi a disgustarci.
Al contrario, chi lascia scorrere l'acqua di Cristo, ne riceve sempre di più, come un buon canale che aumenta ogni giorno la sua capienza per spargerla sul mondo.

Perché vi riporto questa meditazione, tutto sommato abbastanza banale? Guardatevi un pò, più in basso, quale è la meditazione al Vangelo del Giorno, autore S. Crispino (no, non so se è quello del vino). E se qualcuno vorrebbe fare del "caso" la fondazione dell'universo, per me tale paroletta potrebbe proprio sparire dai vocabolari...

« Lo Spirito dà vita » (2Cor 3,6)

« L'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Intendeva parlare di un'acqua viva e zampillante di nuovo genere: zampillante, ma su quanti vogliono rendersene degni. Perché chiamò « acqua » la grazia dello Spirito? Perché l'acqua è l'elemento costitutivo dell'universo, fonte della vita vegetale e animale. La pioggia scende dal cielo con una sola forma, ma produce forme diverse... in una forma nella palma e in un'altra nella vite. È tutto per tutte le cose, ed è sempre acqua non diversa da quella di prima: la medesima pioggia, che in continuazione si trasforma, cadendo in una forma o in un'altra, e adattandosi a una struttura o a un'altra degli esseri che la ricevono fino a diventare quello che ciascun essere è.

Così lo Spirito Santo, uno, semplice e indivisibile, «distribuisce la sua grazia a ciascuno come vuole» (1 Cor 12,11). Come al contatto con l'acqua un albero già quasi secco emette nuovi polloni, così con la conversione che rende degni dello Spirito Santo l'anima già peccatrice produce grappoli di santità. Per volere del Padre e nel nome di Cristo, un solo Spirito opera in molteplici potenze.

Si manifesta nella lingua di uno come spirito di saggezza e nella mente illuminata d'un altro come spirito di profezia, conferisce a
uno il potere di scacciare i demoni e ad un altro il dono di interpretare le Scritture, elargisce a uno la forza di mantenersi casto e ad un altro la conoscenza della vera misericordia, insegna a uno le vie del digiuno e dell'ascesi e ad un altro quelle del disprezzo degli interessi corporali o della preparazione al martirio. Egli non muta in se stesso, eppure come sta scritto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune» (1 Cor 12,7).



 
CULTURA
La Via
9 maggio 2009


Dal Vangelo di oggi (intendo venerdì 8) ho aggiornato la frase a sottotitolo del blog. E vi allego anche la come sempre eccelsa meditazione di S. Agostino.

« Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me »

Cristo disse: «Io sono la via, la verità e la vita». Come a dire: «Per dove vuoi andare? Io sono la via. Dove vuoi andare? Io sono la verità. Dove vuoi avere stabile dimora? Io sono la vita.» Perciò camminiamo sicuri lungo la via; ma dobbiamo temere insidie accosto alla via. L'avversario non ardisce tendere insidie sulla via, perché la via è Cristo; ma certamente, accosto alla via non è mai che smetta...

Cristo la via, Cristo umile; Cristo verità e vita, l'elevato e Dio. Se stai alla sequela di Cristo umile, perverrai all'elevato; se, infermo, non disprezzi l'umile, ti stabilirai imbattibile in alto. Quale, infatti, se non la tua infermità, la causa dell'umiliazione di Cristo? Infatti la debolezza ti opprimeva assai e irreparabilmente. E questa situazione indusse a venire da te un così grande medico. Se la tua infermità fosse almeno tale da permetterti di recarti personalmente dal medico, l'infermità stessa poteva sembrare tollerabile, ma ti è stato impossibile recarti da lui ed egli è venuto da te; è venuto insegnando l'umiltà per la quale torniamo alla salute. Poiché non ci lasciava ritornare alla vita la superbia...

Grida colui che si è fatto via: «Entrate per la porta stretta»(Mt 7,13). Si sforza di entrare, lo impedisce la superbia... Prenda il farmaco dell'umiltà. Beva, antidoto alla superbia, la pozione amara, ma salutare.... Quasi infatti che il superbo sia a chiedere: «Per dove entrerò?» «Io sono la via», dice Cristo. «Entra per me: volendo entrare per la porta, non puoi camminare che per me. Poiché, come ho detto: Io sono la via, così: Io sono la porta. (Gv 10,7) E che vai cercando per dove far ritorno, dove tornare, per dove entrare?» Perché tu non vada a smarrirti in qualche luogo, egli si è fatto tutto questo per te. Perciò ti dice in breve: «sii umile, sii mite» (Mt 11,19). 

(Fonte)

SOCIETA'
Due iniziative da sostenere
24 aprile 2009
CULTURA
Festa della Divina Misericordia
17 aprile 2009


Prepariamoci per questa grande e irripetibile Domenica.

La festa della Misericordia
Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell’istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all’immagine: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia: voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, p. 75). La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina. La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini. «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, p. 440). «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre» (Diario, p. 561). L’importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita – ha detto Cristo – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene» (Diario, p. 235). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. (…) Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, p. 441). Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione. «Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (Diario, p.378).

(Fonte: divinamisericordia.it)

La festa

E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Plock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

(Fonte: festadelladivinamisericordia.com)

Per le condizioni precise in grado di ottenere l'indulgenza, si legga qui.
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