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sessualità
Sul bigottismo progressista
23 luglio 2009


Tempo fa, un certo fanatismo cristiano tendeva ad esagerare l'effetto della masturbazione. Tutti quanti sanno della storiella che dovrebbe "rendere ciechi", continuamente dileggiata dal mondo di oggi, sé-dicente evoluto.

Eppure, il bigottismo, nella sua forma progressista, non è da meno nelle esagerazioni: nel penultimo post, il mantenere la castità prematrimoniale mi è stato commentato come addirittura aberrante. Non più una scelta per dei valori, per rendere importante e autentico un tale dono di sé, ma addirittura una cosa mostruosa.

Come in alcuni vecchi libri si descrivevano i terribili e inumani effetti che avrebbe dovuto portare il vizio masturbatorio, adesso, chi non fa sesso (magari a partire dai 12 anni, continuando l'esperienza allegramente al primo appuntamento con ogni futura "frequentazione") va incontro a chissà quali terribili conseguenze...

Addirittura, ad un programma semi-inutile su Radio 24, Melog 2.0, stamattina un famoso sessuologo affermava, chiaramente "Il sesso, nell'essere umano, ha abbandonato ogni funzione riproduttiva, per diventare puro piacere... tramite mutazioni genetiche, avvenute nell'essere umano, la procreazione è diventata quasi qualcosa di incidentale.".

E questi non solo si definiscono "illuminati", ma si arrogano di definire i cattolici "aberranti".

(Fonte immagine: Flickr)

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permalink | inviato da -Lore- il 23/7/2009 alle 10:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sessualità
Sesso e sensi di colpa
3 maggio 2009


Stamattina stavo ascoltando Radio24, precisamente la rubrica Il riposo del guerriero, in cui si fa un excursus sulle trasmissioni della settimana appena passata. In pratica oggi, tra gli altri, si affrontava l'argomento "sessualità", prendendo spunto da una puntata di Melog 2.0 (un'altra rubrica di cui sinceramente, da quando ascolto questa radio via web, mi è sempre sfuggito lo scopo). Decido incuriosito di ascoltare.

In pratica, il conduttore si mette a fare, se ho capito bene, l'apologetica del sesso "zoologico" (termine felicemente coniato da Maurizio Blondet), ovvero della sua promiscuità sessuale, per la quale verrebbe ingiustamente "perseguitato"; interviene un'ascoltatrice che prova a contestarlo e, apriti cielo, risposta quasi stizzita in diretta e valanghe di telefonate, a ribadire la "bellezza e naturalità" del sesso fatto sempre e comunque. Da sottolinearne particolarmente una, in cui si afferma che "in questo momento di crisi, cosa ci rimane per tirarci su se non il sesso?"; eh già: la crisi non è un momento in cui magari è necessario riflettere sulla caducità delle ricchezze, di ripensare i propri modelli economici e stili di vita; bisogna tirarsi su "facendo più sesso". Forse è per questo che si vuole insistere tanto a mandare i preservativi in Africa: non mangiano, sono dilaniati da guerre, malattie, catastrofi... magari anche loro si vogliono tirare un pò su!

Successivamente, c'è un'altra telefonata chiarificatrice della signora che ha scatenato la polemica. Ella spiega che è stata educata molto rigidamente in famiglia, con un modello a suo dire "cattolico", e che è stata praticamente ossessionata, se ho ben capito, dai sensi di colpa per un'esperienza di sesso prematrimoniale, tanto da non godersi neanche i momenti di intimità con il marito, vissuti con distacco e senza soddisfazione.
Ora, è ovvio che questo è un problema dovuto o alla signora o a chi l'ha tirata su: è palese che la visione cattolica non condanna il sesso sempre e comunque, ma che gli vuol riconoscere la dignità di donazione totale che esso possiede di per sé, tra persone che si sono già promesse di appartenere incondizionatamente l'una all'altra attraverso il matrimonio: questa donazione prevede certo anche il piacere fisico, che di per sé non ha nessuna connotazione di "peccato".

Ma la cosa che mi ha fatto sorridere, più che questo antico senso di colpa della signora, è la reazione a valanga dei "sessualizzati" italiani: senza rendersene conto magari, viene fuori un nuovo senso di colpa, quando ad alcuni maschi del 2009 viene appena scalfito il loro comportamento zoologico, la loro promiscuità, la loro visione. Riconoscibilissimo come tale, che fa dire al conduttore del programma di sentirsi "perseguitato", è portato proprio da questa ideologia che ci vuole "liberare" dalla "zavorra della moralità". 
Ecco perché, ho pensato, la reazione così focosa alle parole del Papa sui preservativi, senza neanche volerlo interpretare: oltre che lo scandalo ipocrita per il del tutto presunto favoreggiamento all'AIDS, mi sa che la coscienza di molti si è fatta sentire. Una coscienza che vorrebbe recuperare il sesso da attività animalesca, da una "questione di emozioni", o di presunto amore totale tra non sposati, a quella sacralità che le compete. Riuscirà, per miracolo, a farsi sentire nella testa ideologizzata dell'uomo di oggi? 

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permalink | inviato da -Lore- il 3/5/2009 alle 13:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
cinema
Mah
16 dicembre 2008
E stasera, film col Vaporidis.
In realtà lo stava guardando mia madre. Io l'ho seguito così, mentre stavo un pò a rilassarmi sul divano.

La classica storia della ragazza timida, che l'amore convince a sciogliersi e a diventare bella & socievole.

Classica? Uhm, non proprio. E' incredibile dove si arriva col pansessualismo. La ragazza timida "lo fa" con il belloccio di turno, rimanendo però racchia, per un mese. Eh certo, anche le ragazze timide e racchie, ai giorni d'oggi, hanno diritto alla loro dose di sesso "tanto per divertirsi". Perché negare il pansessualismo proprio a loro, poverette? E andare a lasciarle fuori dal grande conSesso umano di oggi...

E il film , pure sembrando indicare il contrario, finisce - dulcis in fundo - a invitare a privilegiare l'apparire sull'essere. Vaporidis e la Capotondi ne devono ancora azzeccare una, di pellicole, che esca fuori dall'idiozia totale.

Intanto, sul genere, io rimpiango Carrie (film e libro).

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sessualità
Come volevasi dimostrare...
3 novembre 2008

A parte la bojata del dogma del "sesso protetto", che non condivido affatto come soluzione al male del pansessualismo (oltre che come soluzione in generale), guardate un pò se lo stralcio qui sotto non conferma il mio post di qualche giorno fa...

Il numero di gravidanze tra teenager che guardano molta tv è doppio rispetto a quelli che la guardano meno o con la supervisione degli adulti. “Nei programmi televisivi o nei telefilm i contenuti, più o meno espliciti, riguardo al sesso sono raddoppiati negli ultimi anni ma non vi è mai una rappresentazione chiara di pratiche sessuali protette”, tuona la psicologa americana Anita Chandra. Il risultato è che i giovani sono esposti a una libertà sessuale senza che nessuno dica loro come gestirla in sicurezza, per evitare malattie sessualmente trasmissibili o gravidanze indesiderate. 

Lo ha dimostrato uno studio condotto dalla RAND Corporation, una organizzazione no-profit che, godendo anche di contributi statali, si occupa di fare ricerche sociali e di verificare come cambiano usi e costumi. Il lavoro condotto dalla RAND ha coinvolto duemila adolescenti, le loro famiglie, un gruppo di psicologi e di massmediologi; la ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Pediatics, organo ufficiale dell'America Academy of Pediatrics. Gli adolescenti ricevono un numero esorbitante di informazioni riguardo al sesso attraverso la tv e tutti i media a cui hanno accesso;

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permalink | inviato da -Lore- il 3/11/2008 alle 18:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sessualità
Il pansessualismo televisivo
25 ottobre 2008
Mio padre, per guardarsi il calcio, si è comprato il ricevitore digitale terrestre. Io non è che sia proprio appassionato di sport, ma neanche di televisione: intendiamoci, il cinema in sé mi appassiona, ma la TV con gli scoiattolini "petulanti" mi ha proprio schifato.
Quindi, dato che la televisione mi dà poco, e quel poco per giunta in mezzo a tanta immondizia, si merita anche poco di contraccambio. Infatti, la vedo proprio ogni tanto, quando non ho di meglio da fare.

Mi era capitato di appassionarmi a una serie adesso in replica su uno dei canali mediaset: "4400". In pratica racconta di 4400 persone misteriosamente scomparse in vari periodi che altrettanto misteriosamente si ritrovano tutte insieme in uno sperduto luogo di campagna, e che devono tornare a integrarsi dopo mesi oppure anni di assenza di cui loro non ricordano niente.
A parte la trama, che è come intuite affascinante, mi aveva molto colpito l'assenza nel telefilm dell'immancabile scena di sesso. Guarda un pò, pensavo, in tutte queste puntate nessuno va a letto con nessuna. Ma naturalmente si è trattato dell'ultimo pensiero famoso: nell'ultima puntata trasmessa, il giovincello scomparso da tre anni e la ragazza di turno finiscono per "farlo" appena riavvicinati.

Se ci fate caso, il sesso al primo appuntamento o giù di lì, salvo rarità, viene propagandato in maniera incredibile da film e serial di tutti i generi, anche in film di per sé molto belli (come "Titanic").
E' vero che è anche la realtà che influenza la finzione, ma la realtà è davvero così? Ho da poco postato di un caso illustre che sembra smentire il tutto.
Il sesso televisivo viene sempre presentato come un momento culminante, di vittoria e di crescita, la massima espressione dell'amore, l'elemento che cementa il rapporto. Ora, a parte che vedendo i rapporti di oggi, il "cemento" sembra tenere ben poco, ma come si fa a dire che c'è bisogno, scusate la franchezza, di una penetrazione per arrivare ad amare di amore autentico il partner?

C'è meno ipocrisia a questo punto in quelli che lo definiscono una mera soddisfazione dell'istinto. E per quanto riguarda l'esperienza di crescita, di vittoria, di momento culminante... alzi la mano chi, dopo aver "fatto sesso", si può dire veramente cresciuto, maturato. Forse Tinto Brass, e guardate in che direzione...
Le cose che fanno crescere sono altre, si chiamano "prove della vita". Sono queste che fanno diventare veramente uomini o donne. A far sesso, poco ma sicuro, sono capaci tutti.

Quindi che dire? Peccato. La TV e le sue storie possono essere davvero un divertimento, uno stimolo per la fantasia, e anche un momento di riflessione e di formazione. Ma la melma che oggi travolge tutto è arrivata inevitabilmente anche lì, molto spesso anzi è venuta proprio da lì, oltre che dalla musica (che merita un altro articolo).
Meglio lasciare, in definitiva, la TV spenta nel suo angolino a parte quelle poche, valide volte (sempre che non si sia fatta la rispettabile scelta di non averla): ci son tante cose da fare. Cose pulite, più redditizie, e che ti evitano il bombardamento di una realtà che si vuol far bere per reale.

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sessualità
I Tokio Hotel e il (vero) tabù sul sesso
1 ottobre 2008
La settimana scorsa, in home page su Yahoo è stata pubblicata una notizia riguardante il cantante dei Tokio Hotel. Seppur pieno di giovani fans idolatre, come ogni vitello d'oro rockeggiante che si rispetti, il giovane si lamenta perché, a suo dire, da tre anni non bacia una ragazza, e si sentirebbe solo.
Sotto l'articolo, la sfilza di commenti italioti alla notizia, farciti di offese e di ironie. "Sta male, ha qualche problema", pensano alcuni tra i gretti visitatori.

A me invece ha fatto molto riflettere questa cosa. Un cantante pieno di fascino, che (come testimonia mia sorella minore, che adesso fa le superiori) ha fan e spasimanti che pullulano per ogni dove, si sente solo. Non solo "non ha fatto sesso", ma "non si bacia neanche con una ragazza" da anni.
Ciò mi ha fatto riflettere sull'ennesimo punto in cui gli stereotipi sociali-televisivi si distaccano dalla vita reale.
Il dogma del sesso subito ormai ci viene tramesso, da tanto tempo, da film, telefilm, soap opera, situation comedy... forse manca solo la Disney. Eppure, nella realtà, l'interiorità e la complessità dell'uomo sfugge alla logica che vorrebbe ormai assodato l'andare a letto al primo appuntamento, specie per chi ha più possibilità in questo senso. Volente o nolente, la natura di donazione totale è inscritta nell'atto sessuale, e le cose non sono mai semplici come le voglion far passare in "Grey's Anatomy" o in un'altro telefilm (ormai a scelta libera). E si verificano ancora, in mezzo al mondo, in mezzo ai giovani più alla moda, in mezzo persino alle rockstar milionarie, situazioni in cui conta il vuoto interiore, in cui non si pensa al sesso come banale attività meccanica di godimento da fare senza farsi troppi problemi (e in questo modo in realtà moltiplicandoli), e in cui si sa bene che la desolazione non verrà sconfitta dal bacio della groupie di passaggio.

Spero tanto che questo giovane cantante trovi la sua luce. La Luce. Che illumina ogni uomo, persino oggi.

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sessualità
Il fallimento della contraccezione e la verità sul sesso
18 novembre 2007
In settimana, ho letto un articolo sul Corriere riguardante la contraccezione. L'autore si sorprendeva che, tra i più giovani, nonostante le numerose campagne fatte per diffondere l'uso del profilattico, della pillola e degli altri contraccettivi, oggi si preferisca i rapporti non "protetti".

L'articolista, in verità, non ha affrontato un punto nodale della discussione: perché i giovani si comportano in questo modo? Una risposta, ma solo parziale, riguarda il preservativo in lattice: c'è chi dice che, per il suo fastidio, esso viene evitato come metodo anticoncezionale.
Ma questo non spiega ancora il "flop" della spirale e della pillola...

Io ho una mia teoria su questa tendenza: penso sia un'ulteriore conferma della verità profonda sul rapporto sessuale.
Il Magistero cattolico insegna che il rapporto sessuale ha un significato procreativo ma anche unitivo. Giovanni Paolo II usò parole molto chiare a tal proposito:

“Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).

E' questo, secondo me, che intuiscono i giovani e le giovani. Intuiscono la contraddizione delle campagne per il "sesso sicuro": si invita a concedersi alle proprie voglie subito, come atto dovuto per rafforzare (dicono) il proprio amore, ma al contempo questo atto di travolgente amore deve essere smorzato dalla contraccezione.

E i giovani, pur essendo molto immaturi e incitati a restarlo, si accorgono di questa contraddizione profonda: ecco spiegato perché molte ragazze preferiscono sopportare la dose di ormoni della "pillola del giorno dopo", piuttosto che i metodi comunque meno incisivi di sopra.

Nonostante questa probabilmente subconscia intuizione, nell'incoscienza che viene in loro alimentata dalla società edonista, i più o meno adolescenti continuano a pensare che per amarsi veramente bisogna "farlo" anche se non si è cementata la propria unione tramite l'impegno matrimoniale. Tra le coppie che "lo fanno" spesso c'è amore, che nessuno però aiuta a maturare nella direzione giusta. E infatti i rapporti si sfaldano facilmente. 

Il problema è che non ci si potrà mai donare in totalità da fidanzati, anche senza preservativo: non ci siamo ancora concessi in pienezza, non ci siamo decisi a condividere la vita con quella persona. La donazione totale sessuale è "sfasata" con quella profonda, spirituale. E questa non è questione di contraccettivi o meno.
Se allora i giovani un po riflettessero, scoprirebbero che il vero "sesso sicuro", che al contempo può permettere di esprimere tutto il proprio amore, è quello con la donna alla quale si è promesso tutta la propria vita, ci si è donati, si è giurato fedeltà, e con la quale siamo una sola carne.

Solo così si può uscire dalle contraddizioni dell'atto incompleto, e viverlo in totale serenità. Aspettando, nella gioia del sacrificio, il momento veramente giusto.



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permalink | inviato da -Lore- il 18/11/2007 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
sessualità
Nel mio caso è lecito l'uso del contraccettivo?
13 agosto 2007
Caro Padre Angelo,
     
      Sono sposato da qualche anno, il mio primo figlio ha 2 anni e mezzo, è stata una gravidanza cercata e accolta con gioia, purtroppo il parto fu molto doloroso per mia moglie e quindi lei decise che quello sarebbe stato il nostro unico figlio. Io accettai questa volontà anche se non ero pienamente d'accordo, quando però proposi l'utilizzo dei metodi contraccettivi naturali lei si arrabbiò molto. La discussione si protrasse per alcuni mesi finché, anche seguendo il parere di un sacerdote, mi piegai all'utilizzo del preservativo. Fortunatamente anche i metodi artificiali che sembrano nella mentalità comune più "sicuri" falliscono e otto mesi fà ci è nata una bimba. Questo però non ha risolto il problema anzi, lo ha aggravato in quanto il secondo parto è stato cesareo ed i medici hanno detto che per almeno un anno sono "proibite" gravidanze. Quindi mi sono di nuovo piegato all'utilizzo del preservativo, affidandomi alla preghiera e alla celebrazione di messe, sperando che, se io non sono capace, qualcuno da lassù possa far ragionare mia moglie. Inoltre cerco di limitare un po' i nostri rapporti, e con scuse ed espedienti evito di averne nei giorni in cui suppongo che lei sia fertile. So che non Le sarebbe possibile esprimere un parere sulle dinamiche della nostra coppia, senza una approfondita conoscenza di essa, quindi mi limito a chiederle alcuni pareri di carattere religioso, dando per scontato che se io riapro la questione cercando alternative all'utilizzo del preservativo il mio matrimonio finisce.
     
      1)- La fine del mio matrimonio è davvero un male maggiore rispetto all'utilizzo del preservativo?
     
      2)- Se sì, utilizzando il preservativo commetto peccato? Me ne devo confessare?
     
      3)- Se sì, è un peccato mortale che mi impedisce di fare la comunione? Inoltre, che valore può avere la mia confessione visto che so che presto commetterò ancora lo stesso peccato?
     
      Spero che presto mi risponderà perché ho davvero bisogno di un parere autorevole.
     
      Ringrazio in anticipo,
     
      (Lettera firmata)


Risposta del sacerdote

      Carissimo N.,
     
      intanto ti dico che condivido la tua sofferenza e la offro al Signore nella celebrazione della Santa Messa, perché sia fruttuosa per la tua famiglia e per tanti altri.
      Comprendo il trauma provocato dal parto in tua moglie.
      La risposta che do ai tuoi quesiti è lunga e per questo la divido in punti.
     
      1. Capisco la decisione di tua moglie di non avere altri figli.
     
      Si tratta di una decisione presa in un momento particolarmente doloroso della vita. Nella sua apparenza è irrevocabile. Ma proprio perché emessa in un momento carico di emozioni, non è escluso che nel corso del tempo possa essere cambiata.
      È una decisione dolorosa, soprattutto per te. Ma infine è da rispettare, come aveva già ricordato Pio XII: “Da quella prestazione positiva obbligatoria (procreativa; nota d.r.) possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta indicazione medica, eugenica, economica e sociale” (discorso alle ostetriche del 29.10.1951).
      Ma la soluzione escogitata non è stata accorta, soprattutto per le misure adottate: ti ha creato seri problemi di coscienza.
      Tua moglie ha optato per la contraccezione, ritenendo che il ricorso ai metodi naturali non sia sicuro.
      E tuttavia tutti sanno, e il vostro caso lo conferma, che qualsiasi mezzo contraccettivo ha la sua percentuale di errore.
      Mentre statistiche su persone che hanno usato i metodi naturali con serietà hanno fornito una sicurezza perfetta: 0,0% di errori.
      Il problema è che tanti, anche medici, conoscono malamente i metodi naturali e soprattutto li praticano ancor peggio. In questi casi, sì, l’insicurezza è alta.
      Considerando che sei spostato da poco e che probabilmente sia tu che tua moglie siete giovani, vi esorto ad affidarvi a qualche persona abilitata ad insegnarvi un metodo naturale. Penso al metodo Billings o a quello sinto-termico.
      Tua moglie sarà contenta e mi benedirà.
      Intanto vi è nata una bambina, che senz’altro è un’autentica benedizione divina per voi e per il bambino. Voi stessi ne avrete fatto molte volte l’esperienza.
     
      2. Mi scrivi che le hai proposto l’uso dei contraccettivi naturali.
      Penso che per contraccettivi naturali tu intendessi i metodi naturali.
      Per la precisione, questi metodi naturali non hanno nulla a che fare con la contraccezione e non è corretto chiamarli contraccettivi naturali.
      Tra i metodi naturali e i contraccettivi c’è una differenza abissale, anche se l’obiettivo può sembrare identico.
      E la differenza è questa: i contraccettivi frustrano positivamente la finalità procreativa degli atti coniugali e nello stesso tempo fanno sì che gli stessi atti coniugali cessino di essere un atto di autentico amore. Infatti là dove ci si vuol dire di donare in totalità, di fatto si esclude di donarsi totalmente, si esclude di donare all’altro la propria capacità di diventare padre o madre.
      Giovanni Paolo II ha detto: “Se si esclude dai rapporti coniugali radicalmente e totalmente l’elemento potenziale di paternità e di maternità, si trasforma perciò stesso la relazione reciproca delle persone. L’unione nell’amore slitta verso un godimento comune, o, per meglio dire, verso quello dei due partner” (K. Wojtyla, Amore e responsabilità, p. 216). E “violando le leggi della natura, si viola anche la persona, facendone un oggetto di godimento, anziché farne un oggetto di amore. La disposizione alla procreazione, nei rapporti coniugali, protegge l’amore, è la condizione indispensabile di una vera unione delle persone” (Ib., p. 218).
      Ancora: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
      Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (Familiaris Consortio 32c).
      Paolo VI aveva detto che “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).
      In altri termini, gli atti contraccettivi cessano di essere un atto di autentico amore. E Giovanni Paolo II dice che sono atti viziati da una falsità, che incide grandemente sulla comunione coniugale.
     
      3. Circa la gravità morale della contraccezione, Giovanni Paolo II ha aggiunto che gli sposi che fanno contraccezione “si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana. In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata. Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).
     
      Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).
     
      4. Fatte queste premesse, che rispondono tuttavia al corpo della tua lettera, e prima di rispondere alle tre domande finali, vengo all’affermazione: “se io riapro la questione cercando alternative all'utilizzo del preservativo il mio matrimonio finisce”.
     
      La tua situazione è delicata, perché da una parte la subisci e dall’altra la accetti mettendo in atto un’azione intrinsecamente contraria al volere di Dio.
     
      Talvolta nel matrimonio capita che la donna debba subire, più che volere, un’azione intrinsecamente ingiusta da parte del marito. E per questo Pio XI nell’enciclica Casti Connubii diceva: “E sa anche bene la S. Chiesa che non di rado uno dei coniugi subisce piuttosto il peccato anziché esserne causa, quando per ragione veramente grave permette la perversione dell’ordine dovuto, alla quale pure non consente, e di cui quindi non è colpevole, purché memore, anche in tal caso, delle leggi della carità, non trascuri di dissuadere il coniuge dal peccato e allontanarlo da esso” (DS 3718).
     
      Nel tuo caso, N., ti faccio la domanda cruciale: tu ti comporti permettendo “la perversione dell’ordine dovuto” oppure causi la perversione dell’atto?
     
      È vero che è tua moglie che te lo comanda. Ma tu metti in atto il suo ordine. Ora nel caso in cui un ordine sia contrario alla legge di Dio, si deve obbedire prima a Dio che agli uomini (At 5,29).
     
      Capisco il motivo grave che ti spinge a questo, ma è sempre un male.
     
      5. Domandi: La fine del mio matrimonio è davvero un male maggiore rispetto all'utilizzo del preservativo?
     
      Senza dubbio rispondo di sì.
     
      Tuttavia non si può giungere alla conclusione: tra due mali scelgo quello minore.
     
      L’insegnamento della Chiesa è il seguente: tra due mali, non se ne può scegliere nessuno. Ogni male offende Dio. E Dio non va offeso né tanto né poco.
     
      Paolo VI, nell’enciclica Humanae Vitae, risponde chiaramente a questa obiezione: “Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni, il minor male o ....
     
      In verità, se è lecito talvolta tollerare un minor male morale a fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali.
     
      È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto (ideoque intrinsece inhonestum), possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda” (HV 14).
     
      In conclusione, il sacerdote confessore che cosa deve fare in tale situazione?
     
      Deve distinguere tra la tolleranza di un male minore e il consigliarlo positivamente.
     
      Deve fare la prima cosa, ma non la seconda.
     
      Vi è infatti una grande differenza tra il tollerare un male, continuando a chiamarlo con questo nome, e dichiarare permesso ciò che intrinsecamente è contrario alla volontà di Dio.
     
      6. Domandi ancora: Se utilizzo il preservativo, commetto peccato? Me ne devo confessare? E se sì, è un peccato mortale che mi impedisce di fare la comunione?
     
      Sì, si tratta di un peccato.
     
      Il Catechismo della Chiesa cattolica ricorda l’insegnamento di Paolo VI nell’Humanae vitae: “è intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (CCC 2370; HV 14).
     
      Le mancanze contro il sesto comandamento hanno a che fare con materia grave, come insegna una dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede: “Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (Dich. Persona Humana l0).
     
      E “il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Paenitentia, 17).
     
      Di per sé, dunque, un tale peccato impedisce di fare la santa Comunione, senza essersi previamente confessati.
     
      7. Infine: che valore può avere la mia confessione visto che so che presto commetterò ancora lo stesso peccato?
     
      Su questo punto senti che cosa insegna il Magistero della Chiesa:
     
      “Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, ‘è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita’ (Mt 7,14; Eb 12,11). Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa (1 Cor 7,31)...
     
      E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).
     
      Come sono belle le espressioni: “ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio”.
     
      Ricorrano! Questo appello è carico di affetto, di comprensione. È un appello che sollecita.
     
      Umile perseveranza! È questo l’atteggiamento del cristiano che non si trova ancora del tutto conforme alla legge di Dio.
     
      Tu sai che cosa significa confessarsi, perché l’hai sperimentato molte volte. Nel sacramento vieni purificato, e lo senti! E la tua Comunione successiva è vera fusione del tuo cuore con quello di Cristo.
     
      Viceversa ti rimane un’inquietudine interiore, a motivo della trasgressione della legge divina scritta nella tua stessa natura.
     
      E se continuerai a cadere?
     
      La risposta la trovi nell’espressione già riferita: Umile perseveranza!
     
      Il Vademecum per i confessori dice: “La recidiva nei peccati di contraccezione non è in se stessa motivo per negare l’assoluzione. Questa non si può impartire solo se mancano il sufficiente pentimento o il proposito di non ricadere in peccato. Il confessore eviterà di aver sfiducia nei confronti della grazia di Dio e delle disposizioni del penitente, esigendo garanzie assolute umanamente impossibili (nn. 5 e 11)”.
     
      Il tuo confessore, mentre non dichiarerà lecito ciò che non lo è, capirà bene la tua situazione, e senza fare storie ti darà sempre largamente l’assoluzione sacramentale.
     
      Ma non sarebbe né corretto né educativo dire: vai pure a fare la Santa Comunione, senza passare attraverso la Confessione. Si tratta sempre di una mancanza di conformità alla volontà di Dio in un campo particolarmente importante e decisivo per la persona umana.
     
      8. Concludo con due citazione della sacra Scrittura:
     
      Dice S. Paolo: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).
     
      La Bibbia di Gerusalemme commenta così l’espressione “ciascuno sappia mantenere il proprio corpo”: “Il proprio corpo è anche quello del coniuge, perché nel matrimonio i due sono diventati una cosa sola”.
     
      Il secondo passo che ti cito lo traggo dalla Lettera agli Ebrei: “Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia” (Eb 13,4).
     
      Anche il tuo talamo sia senza macchia! “Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione” (1 Tess 4,7).
     
      Tendi a questo!
     
      Aiuta anche tua moglie a tendere alla santificazione!
     
      Per questo fai bene a pregare e a provvedere alla celebrazione di Sante Messe.
     
      Quando il Papa dice di spalancare le porte della nostra vita a Dio, intende anche in questo ambito. E aggiunge che Dio non viene a togliere nulla, assolutamente nulla e da sempre cento volte tanto.
     
      Ti accompagno con la mia preghiera e col ricordo nella S. Messa affinché il Signore conduca te e tua moglie a camminare sempre in santità di vita.
      Ti benedico.
      Padre Angelo.

Questo articolo è stato tratto dall'archivo dell'analoga sezione "un sacerdote risponde" su Amicidomenicani.it, dove si possono trovare le risposte ai più recenti quesiti e il recapito per scrivere a Padre Angelo.
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