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SOCIETA'
Gli auguri di Google (a seguire i miei)
24 dicembre 2008
Immagino che abbiate usato anche voi Google, in questi giorni.
E con un minimo d'osservazione, avrete notato che il logo di quest'anno ci fa gli auguri per delle non meglio definite "feste d'inverno" (?!).
Onestamente, non vedo cosa ci sia da festeggiare: l'inverno è una stagione fredda; al massimo potrei concepire delle feste per salutare l'estate o la primavera. Al limite, sarebbe stato più coerente augurare "buone vacanze", e chiusa lì.

Forse, questo sarà uno degli ultimi Natali come lo conosciamo. Le festività senza fondamento non reggono, e pian piano la "magia" di questo giorno svanirà, insieme al business, man mano che si oscura la vera Magia della venuta di Nostro Signore.
E ciò non è affatto detto che sia un male: un tempo non esistevano i regali, esisteva solo l'attesa. Come quella dei poveri pastori, così felici di accogliere il Re. E che lo accoglievano bene, allora.

Auguri polemici, è vero, ma i tempi lo richiedono. In ogni caso, che il Signore possa rinascere nei vostri cuori e colmarli di benedizioni. Buone feste!


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permalink | inviato da -Lore- il 24/12/2008 alle 14:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Sull'immortalità del Natale, e come sfruttarla
23 dicembre 2007
Mi sono stupito, l'altra sera, vedendo come viene percepito il Natale in Inghilterra.
Un bambino su 3 (o forse di più) non sa perché sta festeggiando. Il presepe, se viene fatto, viene interpretato in chiave di protesta politica, sminuendo il significato reale della festa.
Persino nei saluti non si usa più il "Merry Christmas", considerato troppo poco "politically correct" e "offensivo" (al sottoscritto non è tanto chiaro il perché) verso i credenti delle altre religioni.

Ma non è la perdita del significato della festività, pur così evidente, che mi desta sorpresa. In fondo è da diversi anni che il Natale si sta progressivamente "commercializzando", e sta perdendo le proprie radici; che la cosa raggiungesse tali picchi era in fondo, purché triste, prevedibile.
Quello che mi sorprende, al contrario, è proprio come tale festa conservi dappertutto (almeno in occidente), perfino in terra inglese, la sua forza. In un occidente che si distacca sempre più dalla religione, una ricorrenza così squisitamente cristiana avrebbe dovuto avere un forte calo di appeal, e quindi di partecipazione.
E non penso sia il martellamento degli sponsor a tenere in vita i festeggiamenti del natale "laico".

In realtà, la gente, tutta la gente, percepisce qualcosa in questi giorni. Immagino che in quella lontana Notte di tanti secoli fa, in tutto il mondo ci sia stata la percezione della venuta di Qualcuno che avrebbe cambiato le cose, della discesa di una Pace superiore ad abbracciarci.
I romani nei loro villaggi, gli ebrei in Gerusalemme, i greci delle polis: qualsiasi uomo, sono sicuro, ha sentito arrivare la Redenzione, in quella mistica (che significa nascosta, proprio come la nascita del Messia) sera. Anche senza sapere di preciso il perché di questa sensazione.

Ecco il grande segno dell'Amore di Dio. Oggi, mentre noi ci dimentichiamo di Lui, continuiamo a ricevere i suoi inviti alla gioia, a beneficiare del clima di serenità Natalizio, a sentire, anche nel caso non ci si ricordasse cosa andiamo a festeggiare, questa novità che permea tutto ciò che abbiamo attorno.
Non si potrebbe parlare di "clima natalizio", secondo me, se non ci fosse questa percezione interiore, nel cuore di tutti gli uomini. E si rimane stupiti davanti alla pazienza di un Dio che non si stanca di donare tutto ciò anche a chi non Lo pensa.

Nessuno spot può ripetere questo miracolo tutti gli anni. Ma attenzione: è una cosa che va fatta fruttare, specie da parte di noi cristiani.
Questa gioia può farci vivere un periodo pieno di buonismo, di strette di mano, di baci e abbracci, di godimento materialistico. O può, forse, farci pensare a come perpetuare la scelta controcorrente della nascita del Cristo.
Può farci riflettere su come tanti nostri fratelli vivano sulla propria pelle questa povertà, questa spogliazione, questo freddo, questo malessere che fu di Gesù Bambino e di Gesù sofferente in croce.
Può aiutarci a meditare sul fatto che, se il nostro Signore e tanti altri cristiani hanno rinunciato a tutto per seguire il cammino della fede, forse non è così tremenda quella piccola rinuncia a quel gusto, a quel vizio al quale siamo tanto attaccati, a quella scelta che magari ci rende popolari (o a quella omissione che facciamo solo per non essere impopolari) per amore di Cristo. Che forse la nostra testimonianza e i problemi che abbiamo non sono niente, rispetto a quelli dei cristiani perseguitati nel mondo. E che forse noi, con la nostra conformazione al pensiero dei non credenti, con le nostri abitudini uniformi al mondo e alla moda, con la nostra vita pasciuta, non assomigliamo proprio per niente al Bambino di Betlemme.

Mi auguro che questa riflessione, oltre che il sottoscritto, possa toccare il cuore di tutti quelli che passano da questo blog. Anche per i non credenti o i non cristiani, il Natale può essere occasione di un ritorno sui propri valori, e sul senso della propria vita, per riprenderla con maggiore saggezza e consapevolezza.

E in questo senso profondo, radicale, sconvolgente e antibuonista, auguro a tutti un buon Natale e un felicissimo anno nuovo.

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