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CULTURA
La Comunione spirituale
17 ottobre 2009


LA COMUNIONE SPIRITUALE di Mons. De Guiberges, già Vescovo di Valence

«Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui e farò un banchetto con lui, ed egli con me». (Apoc., III, 20).

Non sarebbero completi questi trattenimenti sulla comunione, se non parlassimo della comunione spirituale. Infatti il Catechismo del Concilio di Trento, detto Catechismo romano, perchè è il formulario della dottrina romana, si esprime così: «Bisogna che i pastori di anime insegnino che non vi è solo una maniera per ricevere i frutti ammirabili dei sacramento dell'Eucaristia, ma ve ne sono due: la comunione sacramentale e la comunione spirituale». La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è una sorgente speciale e incomparabile di grazie: «Essa è per se stessa, dice il P. Faber, una delle più grandi potenze della terra». - «Per mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Portomaurizio, molte anime arrivarono a gran perfezione». Per trarre da questo inestimabile tesoro tutte le ricchezze che racchiude, bisogna sapere
1° in che cosa consiste la comunione spirituale,
2° quali grazie racchiude,
3° in che modo pratico si può fare.

* * * In che consiste la comunione spirituale? Essa è anzitutto una comunione; lo afferma il Concilio di Trento. E dunque una partecipazione reale alle grazie dell'Eucaristia, benché distinta dalla partecipazione sacramentale propriamente detta. Dopo di aver visto quali grazie scendono dall'Eucaristia nelle anime, non basta, per stimare la comunione spirituale, sapere che ci comunica veramente una parte considerevole di quei benefizi? Diremo ora in quale misura e fin dove questo si estenda. Questa comunione non si fa esteriormente, come la comunione sacramentale, ma spiritualmente, cioè internamente e mentalmente, senz'alcun atto materiale e corporale: spiritualmente, cioè soprannaturalmente e divinamente. Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica; perchè ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz'alcun segno visibile come nella comunione sacramentale. Si chiama finalmente comunione virtuale, perchè ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell'Eucaristia. Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente? Basterà fare degli atti di fede e di amore verso Gesù presente nell'Eucaristia? No. Bisogna formulare espressamente il desiderio di comunicarsi: e perchè questo desiderio sia sincero, bisogna, essere disposto a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile. Del resto un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e rapido, basta a costituire la comunione spirituale. Evidentemente quanto più il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa; ma con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell'Eucaristia si fa la comunione spirituale, si partecipa alle grazie della comunione sacramentale. Ecco come questo avviene: Nostro Signore è nell'Eucaristia per noi; il suo desiderio di venire in noi, di essere tutto nostro, di possederci, di vivere in noi, è vivissimo ed Egli non domanda che di poterlo soddisfare. «Io ardo di desiderio di darmi a te, diceva Gesù alla Ven. Giovanna Maria della Croce, e quanto più mi do, tanto più desidero di darmi nuovamente. Io sono, dopo ciascuna delle tue comunioni, come il pellegrino divorato dalla sete, al quale si dà una goccia d'acqua e dopo è più assetato ancora. Così io desidero continuamente di darmi a te». Gesù rivolge queste medesime parole a ciascuno di voi. Gesù vorrebbe venire ogni giorno nel vostro cuore con la comunione sacramentale, ma non gli basta ancora: vorrebbe venire in voi continuamente. Questo desiderio divino si compie con la comunione spirituale. «Tutte le volte che tu mi desideri, diceva Gesù a Santa Metilde, tu mi attiri in te. Un desiderio, un sospiro, basta per mettermi in tuo possesso.» Nostro Signore spesso rivelò ad anime sante e in maniere diverse, il desiderio ardente che ha di unirsi a noi. A S. Margherita Maria diceva: «Il tuo desiderio di ricevermi ha toccato così dolcemente il mio cuore, che se non avessi istituito questo Sacramento, lo avrei fatto in questo momento, per unirmi a te».

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permalink | inviato da -Lore- il 17/10/2009 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Festa della Divina Misericordia
17 aprile 2009


Prepariamoci per questa grande e irripetibile Domenica.

La festa della Misericordia
Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell’istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all’immagine: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia: voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, p. 75). La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina. La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini. «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, p. 440). «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre» (Diario, p. 561). L’importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita – ha detto Cristo – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene» (Diario, p. 235). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. (…) Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, p. 441). Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione. «Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (Diario, p.378).

(Fonte: divinamisericordia.it)

La festa

E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Plock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

(Fonte: festadelladivinamisericordia.com)

Per le condizioni precise in grado di ottenere l'indulgenza, si legga qui.
CULTURA
I primi nove Venerdì del mese
6 febbraio 2009
Perché non iniziare adesso, e dedicarli anche ad Eluana?

LA GRANDE PROMESSA DEL CUORE DI GESÙ

DOMANDA ANGOSCIOSA

L’esperienza insegna che non v’è persona che cerchi di vivere in conformità della sua fede, la quale non si fermi angustiata davanti a questa domanda:
Mi salverò o mi dannerò?

Turbini di pensieri le passano allora per la mente conturbata ad accrescere la sua apprensione: la conoscenza della sua debolezza, la propria incostanza, l’assalto furibondo delle passioni, le suggestioni del male, le mille insidie di cui è circondata, l’ambiente malsano in cui deve vivere: discorsi provocanti, derisioni, schemi, insulti, scandali, cattivi esempi, tutto coopera a farle nascere un senso di grande sfiducia fino a gettarla nel più profondo avvilimento.
Ecco allora venirle incontro l’infinita misericordia del Cuore di Gesù che le sussurra: «La Grande Promessa che vengo a suggerirti farà svanire i tuoi timori e ti ridonerà pace e serenità. Pensa che metto a tua disposizione l’Onnipotenza del mio Amore per mettere al sicuro la sua salvezza. Fidati di me che ho impegnato la mia parola; fidati di me che ti amo infinitamente e null’altro desidero che di vederti un giorno entrare in Cielo a godere la felicità eterna. Incomincia subito a fare le Nove Comunioni dei Primi Venerdì del mese.
Non devi pensare però alla tua personale salvezza soltanto, ma sii sollecito pure della salvezza degli altri. Proponi di diventare zelatore di questa devozione consigliando altri a fare i Primi Venerdì. Ricordati: «Chi salva un’anima assicura la salvezza della sua». Su dunque, mettiti all’opera diffondendo largamente questo opuscolo tra i tuoi parenti, amici e conoscenti. Il denaro che spenderai in questa maniera ti frutterà il cento per uno per il Cielo, e nello stesso tempo ti servirà a riparare il denaro speso malamente nella tua vita passata.

Chi si salva?
Si salva chi fa una buona morte, cioè chi muore in grazia di Dio. Chi al contrario muore in peccato mortale si perde per sempre e sarà condannato alle pene eterne dell’inferno.

Possiamo noi sapere con certezza quale sarà la nostra morte, se buona o cattiva?

No, non possiamo saperlo con certezza assoluta, perciò questa incertezza su un punto di così capitale importanza deve tenerci in una salutare trepidazione riguardo alla nostra salvezza eterna e spingerci a vivere bene, per sperare di morire bene.
Però dinnanzi a questa angosciosa incertezza possiamo aprire il cuore alla più consolante speranza, anzi alla certezza morale di assicurarci il Paradiso mediante una buona morte: ed è l’ineffabile bontà del Cuore misericordioso di Gesù che ci ha voluto concedere questo supremo conforto mediante la Grande Promessa.
Impegniamoci quindi a fare fedelmente i Nove Primi Venerdì secondo le intenzioni del Cuore di Gesù. Non facciamo i pigri dicendo che è possibile salvarsi l’anima anche senza questa pia pratica. San Gregorio Magno ci ammonisce che «quando si tratta di una eternità, le precauzioni non sono mai troppe!».

LE PROMESSE DEL CUORE DI GESÙ

Gesù fece molte promesse a S. Margherita Maria Alacoque. Quante sono? Come sono molti i colori e i suoni, ma tutti riconducibili ai sette colori dell’iride e alle sette note musicali, così, come si rileva dagli scritti della Santa, sono molte le promesse del Sacro Cuore, ma esse si possono ridurre alle dodici, che si riportano abitualmente:
1 - Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato;
2 - Io metterà e conserverò la pace nelle loro famiglie;
3 - Io li consolerà in tutte le loro afflizioni;
4 - Io sarò il loro rifugio in vita e specialmente in punto di morte;
5 - Io spargerà le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese;
6 - I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia;
7 - Le anime tiepide diventeranno fervorose;
8 - Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a grande perfezione;
9 - Io benedirò perfino le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e venerata;
10- Ai Sacerdoti darò la grazia di commuovere i cuori più induriti;
11 - Le persone che propagheranno questa mia devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non sarà mai cancellato;
12 - La così detta «Grande Promessa» di cui ora parleremo.

Queste promesse sono autentiche?

Le rivelazioni in genere e le promesse in particolare fatte a 5. Margherita sono state esaminate meticolosamente e, dopo severa deliberazione, approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti, il cui giudizio fu poi confermato dal Sommo Pontefice Leone XII nel 1827. Leone XIII, nella sua Lettera Apostolica del 28 giugno 1889 ha esortato a rispondere agli inviti del Sacro Cuore in vista delle «ammirabili ricompense promesse».

Che cosa è la «Grande Promessa»?

È l’ultima delle dodici promesse, ma la più importante e straordinaria, perché con essa il Cuore di Gesù assicura l’importantissima grazia della «morte in grazia di Dio», quindi la salvezza eterna a chi farà in suo onore la Comunione nel Primo Venerdì di nove mesi consecutivi. Ecco le precise parole della Grande Promessa:
«IO TI PROMETTO, NELL’ECCESSO DELLA MISERICORDIA DEL MIO CUORE, CHE IL MIO AMORE ONNIPOTENTE CONCEDERÀ LA GRAZIA DELLA PENITENZA FINALE A TUTTI COLORO CHE SI COMUNICHERANNO IL PRIMO VENERDÌ DEL MESE PER NOVE MESI DI SEGUITO. ESSI NON MORRANNO NELLA MIA DISGRAZIA. NE’ SENZA AVER RICEVUTO I SANTI SACRAMENTI, E IN QUEGLI ULTIMI MOMENTI IL MIO CUORE SARÀ LORO UN SICURO ASILO».

Autencità della Grande Promessa

Oltre a quanto si è detto circa l’autenticità delle promesse del Sacro Cuore, dobbiamo aggiungere che per la Grande Promessa abbiamo la massima certezza che umanamente si possa desiderare. Infatti essa, molto più delle altre undici, fu vagliata, accertata e studiata scrupolosamente dalla Chiesa. Come potevano, infatti, se non avessero avuta la certezza assoluta, le Sacre Congregazioni competenti approvare la pia pratica dei Nove Primi Venerdì, tanto sconcertante da annullare finanche una loro decisione (naturalmente non infallibile) del 1753, la quale condannava tutte le pratiche o devozioni alle quali era legata la promessa della perseveranza o della conversione finale? Ai Difensori della Fede, anche se si fossero dimenticati di quella condanna, non poteva certamente sfuggire loro che una pratica così ardita sembrava presentarsi in aperto contrasto con l’assai noto canone del Concilio Tridentino, che dichiara di fede definita il fatto che nessuno può essere certo della propria salvezza con una certezza assoluta e infallibile «senza una speciale rivelazione». Orbene la Grande Promessa non annunciava appùnto a chiare note di essere la «speciale rivelazione»?
Certo si è che la pia pratica, insieme col «Mese del Sacro Cuore», riceve una solenne approvazione e un valido incoraggiamento da una Lettera che il Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti scrisse per volere del Papa Leone XIII il 21luglio 1899.
Da quel giorno gli incoraggiamenti dei Sommi Pontefici per la pia pratica dei Primi Venerdì non si contano più. Basti ricordare che il Papa Benedetto XV volle dare egli stesso la più bella e autorevole testimonianza sull’autenticità della Grande Promessa riportandone testualmente le parole nella Bolla Apostolica con la quale Margherita Maria Alacoque veniva dichiarata Santa: Gesù Nostro Signore si degnò poi anche di rivolgere alla Sua fedele sposa queste testuali parole:
IO TI PROMETTO NELL’ECCESSO DELLA MISERICORDIA... ecc. (Acta Ap. Sedis 2 novembre 1920 - vol. XII - pag. 503).
Chi non comprende la grande importanza dell’introduzione della Grande Promessa in un documento ditale valore? Non è questa la prova più valida dell’autenticità di tale Promessa? Non sarebbe temerario chi volesse dubitarne? Difatti la Chiesa, con tutta quella diligenza che suole usare quando si tratta d’innalzare all’onore degli altari i Santi, ha fatto, come abbiamo accennato, uno scrupoloso e minuzioso esame di tutti gli scritti di Santa Margherita, e non solo non vi ha trovato nulla da riprovare, ma li ha pienamente confermati colla sua autorità permettendone la divulgazione in mezzo ai fedeli.
Per noi il giudizio della Chiesa, Maestra infallibile di verità, è più che sufficente perché ne possiamo parlare liberamente colla più profonda convinzione dell’animo nostro.
Intorno alla Grande Promessa, di cui non possiamo affatto dubitare, quello che più è strano non è il fatto che attorno ad essa ci fu per molto tempo la congiura del silenzio, di modo che rimase nascosta e ignorata dal popolo cristiano fino al 1869, quando il Padre Franciosi S.J. cominciò a farla conoscere. Perché questo lungo silenzio? Forse si temeva che teologicamente non si poteva sostenere, oppure che i fedeli ne avessero ad abusare. Ma si potè constatare che questi timori erano infondati, poiché i fedeli escono da questa pratica sempre più fevorosi nel bene, mentre i più dotti Teologi hanno dimostrato con argomenti solidissimi che la Grande Promessa è pienamente conforme alla dottrina della Chiesa, la quale c’indica nel Cuore di Gesù l’oceano infinito della Divina Misericordia.

ANALISI DELLA GRANDE PROMESSA

Considerando le parole della Grande Promessa, si possono distinguere tre parti: a) il preambolo; b) la promessa; c) la condizione.

a) Il preambolo.
Il preambolo o introduzione comprende queste parole: «Io ti prometto nell’eccesso della misericordia del mio Cuore, che il mio amore onnipotente...». Incominciando colle solenni parole «Io ti prometto», Gesù vuole farci comprendere che trattandosi di una grazia così straordinaria, Egli intende impegnare la sua parola divina, sulla quale possiamo fare il più sicuro affidamento, come ci dice in Mt. 24,35: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Aggiungè poi «nell’eccesso della misericordia del mio Cuore», affinché riflettiamo che qui si tratta non di una promessa ordinaria, ma di una promessa così straordinariamente grande, che poteva venire soltanto da un «eccesso di misericordia veramente infinita», quasi volerci dire: «Anime redente dal mio Sangue, è così straordinaria la promessa che vi faccio da esaurire quasi con essa i tesori della mia Misericordia. Sta ora a voi volerne approfittare».
Per renderci poi assolutamente sicuri che saprà mantenere ad ogni costo quanto promette, Gesù dice che questa grazia la concederà «l’amore onnipotente del suo Cuore», quell’amore cioè che tutto può a favore di chi confida in Lui. E questo significa che tutte le arti del demonio per strappargli quell’anima, saranno da Lui trionfalmente sventate, perché disposto a fare un miracolo — se sarà necessario — affinché chi ha fatto bene i Nove Primi Venerdì abbia ad essere salvo.

b) La Promessa.
Che cosa promette Gesù?
Gesù promette la coincidenza dell’ultimo istante della vita con lo stato di grazia per cui si è eternamente salvi in Paradiso. Egli spiega la sua promessa con le parole: «essi non morranno in mia disgrazia, né senza aver ricevuto i Santi Sacramenti, e in quegli ultimi momenti il mio Cuore sarà loro un asilo sicuro».
Le parole «né senza aver ricevuto i santi Sacramenti» sono forse una sicurezza contro la morte improvvisa? Cioè chi avrà fatto bene i nove primi venerdì sarà certo di non morire senza prima confessarsi, aver ricevuto il santo Viatico e l’Unione degli infermi?
Importanti Teologi, commendatori della Grande Promessa, rispondono che questo non è promesso in forma assoluta, poiché:
1) chi, al momento della morte, si trova già in grazia di Dio, di per sè non ha bisogno dei Sacramenti per salvarsi eternamente;
2) chi, invece, negli ultimi momenti della vita, si trova in peccato mortale, costui ordinariamente, per rimettersi in grazia di Dio, ha bisogno almeno del Sacramento della Confessione. Però: a) in caso d’impossibililà a confessarsi; oppure in caso di morte improvvisa, prima che l’anima si separi dal corpo, Dio può supplire alla recezione dei Sacramenti con grazie interiori e ispirazioni che inducano il moribondo a fare un atto di dolore perfetto, in modo da ottenere il perdono dei peccatti commessi, riavere la grazia santificante e così salvarsi eternamente. Questo, ben inteso, in caso eccezionale, quando cioè, per cause indipendenti dalla sua volontà, il moribondo non potesse ricevere i Sacramenti. Quello, invece, che il Sacro Cuore promette in modo assoluto e senza restrizioni è che nessuno di coloro che hanno fatto bene i Nove Primi Venerdì morrà in peccato mortale, concedendogli: a) se egli è giusto, la perseveranza finale nello stato di grazia; b) se è peccatore, il perdono di ogni peccato mortale, sia per mezzo della Confessione, sia per mezzo della contrizione o dolore perfetto.
Tanto basta perché il Paradiso si possa dire veramente assicurato, perché — senza eccezione alcuna — il suo amabile Cuore servirà per tutti di «asilo sicuro in quell’ora estrema».
(Per capire bene il significato di «asilo» bisogna riporiarsi indietro nella storia. Nell’antichità i templi, gli altari degli dei, le tombe degli eroi erano luoghi inviolabili e i colpevoli che vi si rifugiavano non potevano essere arrestati. Nel medioevo godevano di tale privilegio, chiamato «diritto d’asilo», le chiese, i cimiteri, i conventi. Quindi asilo significa « ricovero sicuro e inviolabile». Perciò per coloro che avranno fatto bene i Nove Primi Venerdì, il Cuore di Gesù sarà nell’ora estrema della morte, il loro rifugio sicuro e inviolabile da parte del demonio).
Pertanto nell’ora dell’agonia, ora da cui dipende l’eternità, possono insorgere e scatenarsì anche tutti i demoni dell’inferno, ma non riusciranno a prevalere contro di chi ha fatto colle dovute disposizioni i Nove Primi Venerdì richiesti da Gesù, perché il suo Cuore gli sarà rifugio sicuro. La sua morte in grazia di Dio e la sua eterna salvezza saranno un consolante trionfo dell’eccesso di misericordia infinita e dell’onnipotenza di amore di questo Cuore Divino.
«Con quanto amore — scrive il Padre Certosino G.B. Simoni, autore del noto libro «Manete in dilectione mea» — si deve meditare questa straordinaria e specialissima promessa del Cuore di Gesù; con quanta semplicità si deve credere, perché prestare fede ad essa è rendere omaggio all’Amore Infinito che la dettò, perché fosse una rivelazione efficace del Cuore di Dìo.
Meditate come il Signore, nella sua Sapienza, ne ha pesato i termini, e pensate come saprà mantenerla Egli che, promettendo, ha impegnato il suo onore, l’onore di un Dio».
A chi ha promesso Gesù la grazia della penitenza finale?
Chi fa una promessa ha diritto di mettervi le condizioni che crede, e Gesù nel fare la Grande Promessa si contentò di mettervi soltanto questa condizione: fare la Comunione nei primi venerdì di nove mesi consecutivi.
A chi sembrasse quasi impossibile che con un mezzo così facile si possa ottenere una grazia così grande, qual è quella della buona morte e della conseguente salvezza eterna in Paradiso, deve tener conto che tra questo mezzo così facile e una grazia così grande si frappongono una Misericordia In finita e un Amore Onnipotente. Chi può mettere limiti all’infinita Bontà e Misericordia del Cuore di Gesù e restringere l’entrata in Cielo? Gesù è il Re Universale del Cielo e della terra. Spetta a Lui solo di conseguenza fissare agli uomini le condizioni per la conquista del suo Regno: il Paradiso.

c) La condizione
Come dev’essere compiuta la condizione posta da Gesù riguardo alla Grande Promessa?
Questa condizione dev’essere compiuta fedelmente e quindi:
1) Le Comunioni devono essere nove e chi non le avesse fatte tutte e nove non ha diritto alla Grande Promessa;

2) Le Comunioni devono essere fatte nei primi venerdì dei mese. Perciò bisogna fare attenzione che queste nove Comunioni devono essere fatte assolutamente in nove venerdì del mese e non ci darebbero diritto alla Grande Promessa se venissero fatte in un altro giorno della settimana che non fosse il primo venerdì. Nemmeno il confessore può commutare il giorno, perché la Chiesa non ha concesso a nessuno questa facoltà. Neppure gli ammalati possono essere dispensati dall’osservare questa condizione.

3) Per nove mesi consecutivi
È questa la terza condizione e vuoi dire che le nove Comunioni devono farsi il primo venerdì di nove mesi consecutivi senza interruzione. Chi dopo aver fatto cinque, sei, otto Comunioni, la tralasciasse poi un mese, anche involontariamente perché impedito o perché si è dimenticato, costui non avrebbe fatto per questo alcuna mancanza, ma sarebbe obbligato a ricominciare la sua pratica daccapo e le Comunioni già fatte, sebbene tante e meritorie, non potrebbero essere computate nel numero.
La pratica si può cominciare in quel periodo dell’anno che torna più comodo, importante è non interromperla.

4) Con quali disposizioni devono essere fatte le nove Comunioni?
Le nove Comunioni devono essere fatte in grazia di Dio, colla volontà di perseverare nel bene e colla risoluzione di vivere da buon cristiano. Non si richiede un fervore speciale che non sarebbe alla portata di tutti.
a) È chiaro che se uno facesse la Comunione sapendo di essere in peccato mortale, non solo non si assicurerebbe il Paradiso, ma abusando in modo così indegno della misericordia divina, si renderebbe meritevole di grandi castighi perché, invece di onorare il Cuore di Gesù, l’oltraggerebbe orribilmente commettendo un peccato gravissimo di sacrilegio.

b) Chi facesse queste Comunioni per potersi poi abbandonare liberamente ad una vita di peccati, dimostrerebbe con questa perversa intenzione di essere attaccato al peccato e quindi le sue Comunioni sarebbero tutte sacrileghe e non potrebbe certo pretendere di essersi assicurato il Paradiso. Infatti la Comunione, fatta con il peccato mortale, non solo non è valida per conseguire la Grande Promessa, ma è un orribile sacrilegio per il quale Gesù disse a Santa Brigida che «non esiste sulla terra supplizio che basti a punirlo!».

c) Altra grave stortura da evitare è quella di andare a Messa il 10 Venerdì del mese e trascurarla la domenica, perché omettendo volontariamente la Messa domenicale o festiva si commette peccato grave. Chi invece avesse iniziato con sincere e buone disposizioni la santa pratica e per debolezza venisse a cadere in peccato, purché si penta di vero cuore, riacquisti la grazia con la Confessione sacramentale e continui senza interruzione le nove Comunioni, costui conseguirà la Grande Promessa.
Resta perciò bene inteso che se uno si dispone a fare i nove Primi Venerdì deve essere ben deciso di lasciare il peccato e vivere da buon cristiano. Guai a chi credesse di potersi cullare tra il sevizio di Dio e il servizio del demonio poiché Gesù (Mt 6:24) ha detto che nessuno può sevire a due padroni.

5) Quale intenzione bisogna avere nel fare le nove Comunioni?
Nel fare le nuove Comunioni bisogna avere l’intenzione di farle secondo l’intenzione del Cuore di Gesù per ottenere il frutto della Grande Promessa, cioè la grazia della buona morte mediante la perseveranza o la penitenza finale. Questo è molto importante perché, senza questa intenzione, fatta almeno nell’incominciare l’esercizio dei Primi Venerdì, non si potrebbe dire di aver adempiuto bene la pia pratica. Per comodità di chi fa i Primi Venerdì, si riporta, alla fine di queste spiegazioni, una Preghiera in cui è espressa tale intenzione. Sarà ottima cosa farla prima di ciascuna delle nove Comunioni.

CHE COSA SI DOVRÀ DIRE DI CHI, DOPO AVER FATTO BENE I PRIMI VENERDI CON L’ANDARE DEL TEMPO DIVENTASSE CATTIVO E VIVESSE MALAMENTE?

La risposta è molto consolante. Gesù nel fare la Grande Promessa non ha eccettuato nessuno di quelli che avranno compiuto bene le condizioni dei Primi Venerdì . Anzi è da notare la circostanza che Gesù, nel rivelare questa Grande Promessa, non disse ch’essa è un tratto della sua misericordia ordinaria, ma dichiarò espressamente che è un eccesso della misericordia del suo Cuore, cioè una misericordia straordinaria che compirà con l’onnipotenza del suo amore. Ora queste espressioni così energiche e solenni ci fanno capire chiaramente e ci confermano nella sicura speranza che il suo Cuore amorosissimo concederà anche a questi poveri traviati il dono ineffabile della salvezza. Che se per convertirli fosse anche necessario di operare miracoli straordinari di grazia, Egli compirà quest’eccesso della misericordia del suo amore onnipotente dando loro la grazia di ravvedersi prima di morire, e concedendo loro il perdono, li salverà. Quindi chi fa i Nove Primi Venerdì non morirà in peccato, ma in grazia di Dio e certamente si salverà. Questa pia pratica ci assicura la vittoria sul nostro nemico capitale: il peccato. Non una vittoria qualsiasi, ma la vittoria ultima e decisiva: quella sul letto di morte. Che grazia sublime della Divina Misericordia!

QUESTA PRATICA DEI NOVE VENERDÌ NON FAVORISCE FORSE LA PRESUNZIONE, PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO?

La domanda sarebbe imbarazzante se non ci fosse di mezzo: a) da una parte la promessa incondizionata di Gesù che ha voluto indurci a porre in Lui ogni nostra confidenza, rendendosi Egli garante della nostra salvezza per i meriti del suo amorosissimo Cuore, e non ci fosse b) dall’altra parte l’autorità della Chiesa che ci invita ad approfittare di questo mezzo così facile per raggiungere la vita eterna. Quindi non esitiamo a rispondere che essa non favorisce in alcun modo la presunzione nelle anime bene intenzionate, ma ravviva loro la speranza di giungere esse pure in Paradiso nonostante le loro miserie e debolezze. Le anime bene intenzionate sanno benissimo che nessuno può salvarsi senza la sua libera corrispondenza alla grazia di Dio che ci spinge soavemente e fortemente a osservare la legge di Dio, cioè a fare il bene e a fuggire il male, come insegna il Dottore della Chiesa S. Agostino: «Chi ha creato te senza dite, non salverà te senza di te». È questa appunto la grazia che intendono ottenere quelli che si accingono a fare i Nove Primi Venerdì con retta intenzione.
In pratica poi si tocca con mano che questa devozione, invece di favorire la presunzione rende le anime sempre più premurose di guadagnare il Cielo con opere buone e sempre più vigilanti sopra se stesse, per vivere costantemente in grazia di Dio e farsi apostoli della Grande Promessa del Cuore di Gesù, come per esempio fu Fernando Cerini, maresciallo dei.carabinieri, morto santamente il 30 maggio 1974 a Soriano nel Cimino (Viterbo).
Egli scrive nel suo diario: «Il Primo Venerdì del gennaio 1928, con una leggerezza fantastica, solo per non sentire più urlare mia moglie Rosina, andai nell’Eremo di S. Eutizio a Soriano nel Cimino per iniziare i primi venerdì del mese e Gesù si vendicava con una conquista immediata. Partii da casa peccatore e ritornai convertito, tanto che la Rosina non credeva ad un cambiamento radicale».
Da allora Ferdinando Cerini diventa apostolo dell’Eucaristia. Forte dell’esperienza fatta, attira molte persone alla pratica dei Primi Venerdì del mese a Roma presso il Comando dei Carabinieri della Regione Lazio, dove lavorava, sia a Soriano nel Cimino, sua seconda patria. L’apostolato eucaristico fu la pedana di lancio per l’apostolato in genere che egli intraprese via via, vincendo la sua eccessiva timidezza. Come appartenente all’Azione Cattolica (Unione Uomini) fu un vero apostolo nel suo ambiente convincendo più con l’esempio che con le parole. (Emiliano Rigazio - Il Maresciallo Santo).

NOTE

1) I Sacerdoti e le persone pie che si comunicano ogni giorno, per ottenere la Grande Promessa, non devono. far altro che mettere l’intenzione di fare anche loro queste nove Comunioni al primo venerdì del mese per ottenere la Grande Promessa, per onorare il Sacro Cucwe e ripararlo dell’ingratitudine e degli oltraggi che riceveda tanti peccatori. Sarebbe bene rinnovare quest’intenzione ogni primo venerdì fino al termine della pratica.

2) Tutti coloro che si comunicano ogni giorno faranno cosa ottima ripetere i Primi Venerdì per tutta la vita mettendo l’intenzione di ricominciare quando si è terminata la serie precedente.
Non è necessario rinnovare ogni volta l’intenzione: basta metterla una volta per sempre. E certamente ben fatto per tutti ripetere una o più volte dette Comunioni, particolarmente quando vi fosse qualche dubbio di non averle fatte con tutte le disposizioni richieste. Quindi è ottima cosa ripere più volte la serie delle.nove Comunioni per rendere più sicuro il risultato: la consecuzione della Grande Promessa del Cuore di Gesù.

3) Mi permetto suggerire ai Sacerdoti in cura d’anime un’iniziativa attuata in una piccola parrocchia affidata ad un Sacerdote mio amico. Egli ogni anno prepara alla Prima Comuùione un gruppo di 40-50 ragazzi. Durante il periodo di preparazione egli parla loro anche sulla Grande Promessa. Alla domanda se sono disposti a fare i Primi Venerdì tutti i ragazzi rispondono di sì. Allora, dopo la Prima Comunione, il parroco ogni giovedì precedente il primo venerdì di mese, tramite le signorine dell’A.C., fa pervenire ai singoli fanciulli un bigliettino stampato che ricorda loro l’impegno preso e l’orario della Confessione e della Comunione. I fanciulli, richiamati con quel biglietto, corrispondono fedelmente.
Alla fine dei Primi Venerdì il parroco dona loro in ricordo una bella immagine del Sacro Cuore di Gesù.
Questa bella iniziativa assicura la salvezza eterna di quei ragazzi perché essi, privi ancora di malizia, fanno i Primi Venerdì con retta intenzione; inoltre li abitua alla Comunione frequente e li fa piccoli apostoli della Grande Promessa.
4) Molti sacerdoti sono angustiati per le tristi condizioni della propria parrocchia e, dopo aver tentato tante iniziative per fare un po’ di bene, si sono lasciati prendere dallo scoraggiamento e in cuor loro hanno ripetuto le parole di S. Pietro: «Maestro, abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» (Lc 5:1-5). A costoro si potrebbe ricordare quello che hanno scritto zelanti apostoli di questa devozione: la predicazione della Grande Promessa è uno dei mezzi più efficaci per attirare intere parrocchie a frequentare i Sacramenti. Procurate solo di essere solleciti e premurosi di dare ai fedeli la comodità di confessarsi e non tarderete a toccare con mano veri prodigi di grazia. Ai primi volenterosi se ne verranno man mano aggiungendo altri e la funzinoe del Primo Venerdì del mese diventerà la funzione più importante e devota della parrocchia.

CONCLUSIONE

Gesù ci dice (Mt. 16:26): «Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde l’anima sua?». L’uomo si agita attorno a tanti affari. Chi cerca il denaro, chi la gloria, chi il piacere dei sensi. Purtroppo si perde di mira l’affare più importante e il solo necessario cioè la salvezza dell’anima.
La salvezza dell’anima è un affare irrimediabile! Se si perde l’onore ci si può riabilitare. Se si perde la salute si potrà riacquistarla. Se un esame riesce male, ripetendo l’anno o studiando di più, si può rimediare. Ma se perdiamo l’anima non possiamo più rimediare eternamente! Ci pensiamo a questo? E se ci abbiamo veramente pensato ci siamo posta la domanda: Mi salverò o mi dannerò? Sarò un giorno eternamente felice in Paradiso oppure infelice e straziato dalle pene eterne dell’inferno?
Questo pensiero faceva tremare di spavento i Santi e noi potremmo vivere tranquilli colla coscienza aggravata da tanti peccati? E se morissimo all’improvviso dove andremmo?
Orbene Gesù colla sua Grande Promessa viene a toglierci da questo incubo spaventoso e ci fa sentire questa consolante promessa: « Tu avrai la grazia della perseveranza finale, la grazia della penitenza finale, cioè andrai salvo in Paradiso se farai bene la Comunione nei primi venerdì del mese per nove mesi consecutivi».
Gesù vuole darti la chiave d’oro che un giorno ti dovrà aprire la porta del Cielo. Sta a te approfittare di questa grazia veramente straordinaria che ti offre il suo Cuore misericordioso.
Sarebbe una bestemmia insopportabile pensare alla possibilità che Gesù non mantenga la sua parola. Questa avrà il suo compimento anche per chi, dopo aver fatto bene le nove Comunioni del primo venerdì del mese, trascinato dalle passioni e dalle occasioni cattive, vinto dalla debolezza della natura e dalla forza delle tentazioni, diventasse perverso e vivesse nel peccato. Gesù nel fare la Grande Promessa non escluse nessuno di quelli che hanno fatto bene i Primi Venerdì. Di conseguenza tutti possono credere con certezza che si salveranno, quando hanno adempiuto umanamente le condizioni richieste dal Sacro Cuore, per il fatto stesso di averle adempiute. (Cfr. Vermaersch: La Grande Promessa - Etudes - pag. 593).
La Grande Promessa quindi ci dà un senso di fiduciosa tranquillità circa la nostra salvezza eterna, come stanno a confermarlo molti fatti storici, per esempio il celebre convertito Pitigrilli (pseudonimo di Dino Segré).
Egli, famoso miscredente dei nostri tempi, uomo di grande ingegno, scrittore di libri infarciti di tanta empietà, dopo aver cercato invano la luce attraverso la magia, le scienze occulte, lo spiritismo, fulminato dalla grazia, ha di un tratto abbracciato la fede con entusiasmo. Trascrivo un brano tratto dal libro «La Piscina di Siloe», il libro che narra la sua conversione: «Ho trovato la fede. Prima credevo che Dio, l’immortalità dell’anima, i geni malefici, la potenza della preghiera, la Comunione dei Santi fossero immaginose affermazioni travasate di libro in libro, riverniciate secondo l’evoluzione dei tempi, per ingannare la gente.
Da quel momento (da quando cioè egli cominciò a credere) ho compreso finalmente il senso della vita. Per il passato i ventimila volumi della mia biblioteca, ai quali avevo chiesto inutilmente la verità, non mi avevano risposto.
Adesso sento che tutto è stupendamente vero.., vedo in ciò che mi circonda un miracolo di amore: la scintilla che scocca sotto il martello, il cristallo del fiocco di neve, l’istinto che guida l’anguilla per un oceano mai percorso, la simmetria delle stelle marine, la grande attrazione al centro della terra, il fiato che diventa voce, la voce che diventa parola...
Le mie antiche obiezioni si sono sfilacciate come nuvole. Dal momento in cui ho creduto in Dio il ragionamento si è rovesciato senza urti da sé, come se non avessi mai ragionato diversamente: compresi che i libri di matematica e fisica non sono altro che la trasposizione in numeri della Sapienza divina, e che le leggi fisiche sono l’armonica ed immutabile esecuzione nei secoli della sua volontà, che era già perfetta quando nel «fiat lux» riassunse la vita dell’universo...
Non sono ancora un cristiano perfetto. Ma la Comunione fatta i primi Venerdì per nove mesi consecutivi, secondo la Promessa di Gesù a S. Margherita Alacoque, mi ha dato la tranquillità e la fiducia di non morire senza la grazia del Signore».
Una conferma dell’autenticità e della verità di quanto è stato detto sulla Grande Promessa ci è stata data dalla Madre di Dio e Madre nostra:
1) La Vergine della Rivelazione, apparendo a Roma — alle Tre Fontane — a Bruno Cornacchiola, biasfemo ed eretico peccatore, il 12 aprile 1947, gli disse: «Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i Nove Primi Venerdì del Sacro Cuore di Gesù, che la tua fedele sposa ti fece fare prima di entrare nella via della menzogna (il protestantesimo), ti hanno salvato. Frequentate i Primi Venerdì del mese perché è una promessa del Cuore di mio Figlio».

2) La Vergine Santissima, apparendo a Belpasso (Catania) l’8 dicembre 1986 al veggente Rosario Toscano, disse: «Gesù tante volte è lasciato abbandonato e poco riverito in certi tabernacoli, Egli però, nella sua infinita Misericordia, promette l’assistenza in punto di morte a chi ogni Primo Venerdì di mese, per nove mesi consecutivi, si confesserà (se si trova in peccato grave, perché per i peccati veniali non è necessaria la Confessione per ottenere la Promessa di Gesù - n.cLa.) e si comunicherà.
Perciò se ci sta a cuore la salvezza del nostro prossimo, dei nostri cari, delle persone affidate alle nostre cure, diffondiamo con ogni mezzo la conoscenza di una pratica così facile e consolante con l’esempio, con la parola e specialmente con la diffusione di questo libretto.
Nell’universale naufragio in cui si dibatte la povera umanità per aver abbandonato Dio, è prezioso conforto poter contribuire alla salvezza di qualche anima. Lanciamo dunque con grande ardire e generosità attorno a noi l’ancora della salvezza e della misericordia della Grande Promessa.
Cristiano rifletti! Viviamo in un’ora tragica ed è necessario che rientriamo in noi stessi. Può continuare questa sfacciata ribellione a Dio e alla sua Chiesa? Non verrà per tutti il terribile giorno del rendiconto?
Che sarà di noi? Cristiano rifletti un istante: Dio ci ha dato la vita per conoscerlo, amarlo e servirlo, e noi ce ne serviamo spesso per offenderlo. — Ci ha preparato il premio eterno del Paradiso, e noi preferiamo farci un paradiso in terra. — Ci ha minacciato il castigo spaventoso dell’inferno, e noi non ci pensiamo o lo prendiamo per burla. — Ci ha imposto i suoi Comandamenti per il bene nostro, e noi non facciamo altro che trasgredirli. — Ci ha mandato Gesù Cristo per salvarci, e noi lo respingiamo. — Gesù ci ha dato la sua Chiesa per santificarci, e noi non vogliamo seguirla. — Ci ha dato i Sacramenti per trasmetterci la sua Vita Divina, e noi non li frequentiamo. — Ci ha dato la sua Madre Maria, e noi non la onoriamo. Ha messo a Capo della sua Chiesa il Papa, suo Vicario, e noi non lo ascoltiamo.
Non ti accorgi, o cristiano, che siamo un po’ tutti fuori strada? Che abbiamo la spada della divina giustizia sospesa sul capo? Nella terza apparizione a Fatima, venerdì 13 luglio 1917, la SS.ma Vergine mostrò in visione ai tre fanciulli l’inferno. Ecco quanto riferisce Lucia, la superstite dei tre veggenti: «Noi vedemmo come un gran mare di fuoco e in esso immersi, neri e oscuri, demoni e anime in forma umana, somiglianti a brace trasparente, che trascinate poi in alto dalle fiamme, sprigionatesi dalle anime stesse, insieme a nubi di fumo, ricadevano già da ogni parte quali faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e di disperazione che facevano inorridire e tremare per lo spavento. I demoni si distinguevano per forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come carboni in bracia. Questa vista durò un istante e dobbiamo ringraziare la nostra buona Madre del Cielo che prima ci aveva prevenuti colla promessa di portarci in Paradiso, altrimenti credo saremmo morti di terrore e di spavento».
Ed allora, cristiano, rifletti mentre ancora sei in tempo. Non sai che se la morte dovesse colpirti all’improvviso, con il peccato mortale nell’anima, tu andresti all’inferno eterno? Che cosa aspetti per convertirti? Non ti fanno paura tanti terribili flagelli che si ripetono con molta frequenza?
Queste considerazioni ti servano di stimolo a fare bene e presto i Nove Primi Venerdì del mese per metterti al sicuro sotto la protezione del Cuore di Gesù.
Ascolta quello che ti dice Gesù: «Che cosa avrei dovuto fare di più per la tua salveza e non l’ho fatto? Mi sono fatto uomo per te; sono morto inchiodato alla croce per te; ho istituito la Chiesa per guida rti nella verità e per santificarti; ho impegnato la mia bontà misericordiosa e la mia onnipotenza per salvarti con la Grande Promessa dei Nove Primi Venerdì. Che altro avrei potuto fare per te e non l’ho fatto? Rispondimi!

(Fonte)
CULTURA
L'amore è laccio che stringe
31 maggio 2008

Siccome lo Spirito Santo, che è l'amore in­creato, è laccio indissolubile che stringe il Padre col Verbo eterno, così unisce anche l'anima con Dio, secondo quanto dice Sant'Agostino. S. Lo­renzo Giustiniani esclamava: « Dunque, o amo­re, il tuo laccio ha tanta forza, che ha potuto legare un Dio ed unirlo alle anime nostre! ». I legami del mondo sono legami di morte, ma i le­gami di Dio sono legami di vita e di salute (cfr. Sir 6, 31). Sì, perché i legami di Dio, per mezzo dell'amore, ci uniscono con Dio che è la vera ed unica nostra vita.

Prima della venuta di Gesù Cristo fuggivano gli uomini da Dio ed, attaccati alla terra, ricusa­vano di unirsi col loro Creatore; ma l'amante Signore con legami d'amore li ha tirati a sé, co­me promise per mezzo del profeta Osea: Io li traevo con legami di bontà, con vincoli di amo­re (Os 11,4). Questi vincoli sono i suoi benefici, i lumi, le chiamate al suo amore, le promesse del paradiso, ma soprattutto è stato il dono che ci ha fatto di Gesù Cristo nel sacrificio della croce e nel Sacramento dell'altare, e per ultimo nell'averci dato lo Spirito Santo. Per tanto escla­ma il Profeta: Sciogliti dal collo i legami, schia­va figlia di Sion (Is 52,2) : 0 anima, tu che sei creata per il cielo, sciogliti dai legami della ter­ra, e stringiti a Dio col laccio del santo amore. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione (Col 3,14). L'amore è un vincolo che unisce seco tutte le virtù, e ren­de l'anima perfetta. Diceva S. Agostino: « Ama Dio, e fa quel che vuoi ». Sì, perché chi ama Dio procura di sfuggire ogni disgusto dell'amato, e cerca in tutte le cose di piacere all'amato.

Affetti e preghiere

Caro mio Gesù, troppo tu mi hai obbligato ad amarti, troppo ti è costato il procurarti l'amor mio; troppo ingrato io sarei, se ti amassi poco o dividessi il mio cuore fra le creature e te, dopo che tu mi hai dato il sangue e la vita. lo voglio staccarmi da tutto, e solo in te voglio mettere tutti gli affetti miei. Ma io sono debole ad ese­guire questo mio desiderio; tu che me lo dai, dammi la forza di eseguirlo.

Ferisci, amato mio Gesù, il mio povero cuore col dardo del tuo amore, acciocché io sempre lan­guisca per desiderio di te, e mi liquefaccia per amor tuo. Che io cerchi, brami e trovi sempre e solo te.

Gesù mio, te solo voglio e niente più. Fà che io lo replichi sempre in vita e specialmente nel punto di mia morte: Te solo voglio e niente più.

O Maria madre mia, fà che da oggi avanti io non voglia altro che Dio.

(S. Alfonso Maria de Liguori)

CULTURA
L'amore fa che Dio abiti nell'anima
29 maggio 2008

Lo Spirito Santo si chiama dolce ospite dell'a­nima. Questa fu la grande promessa fatta da Ge­sù Cristo a chi l'ama quando disse: Se voi mi amate, io pregherò il Padre, ed egli vi manderà lo Spirito Santo, acciocché abiti sempre con voi (cfr. Gv 14,15-16).

Poiché lo Spirito Santo non abbandona mai un'anima, se non è da quella discacciato (Conc. di Trento 1.6, cap. 11).

Abita dunque Dio in un'anima che l'ama, ma si dichiara che non è contento se noi non l'amia­mo con tutto il cuore. Scrive S. Agostino che il senato romano non volle ammettere Gesù Cristo nel numero degli dei, dicendo ch'egli è un Dio superbo che vuol essere solo ad essere adorato. E così è: egli non vuole compagni in quel cuore che ama, vuol essere solo ad abitarvi, solo ad essere amato. E quando non si vede solo ad es­sere amato, invidia, per così dire, come scrive S. Giacomo, quelle creature che tengono parte di quel cuore ch'egli vorrebbe tutto per sé: Fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi (Gc 4,5). Perciò egli loda quell'a­nima che, come la tortorella, vive solitaria e na­scosta dal mondo (cfr. Ct 1,9) perché non vuole che il mondo si prenda parte di quell'amore ch'egli desidera tutto per sé. Perciò ancora loda la sua sposa chiamandola Orto chiuso ad ogni amore di terra (cfr. Ct 4,12).

Forse Gesù non si merita tutto il nostro amo­re? Dice il Crisostomo che Gesù ti ha dato tutto il suo sangue e la vita, non gli resta più che darti.

Affetti e preghiere

Mio Dio, vedo che mi vuoi tutto per te. lo tante volte ti ho scacciato dall'anima mia, e tu non hai sdegnato di ritornare ad unirti con me. Deh, prendi ora possesso di tutto me stesso. Og­gi a te tutto mi dono; accettami, Gesù mio, e non permettere che io abbia da vivere per l'av­venire neppure per un momento senza il tuo amore. Tu cerchi me, ed io non cerco altro che te. Tu vuoi l'anima mia, e l'anima mia non vuol altro che te. Tu mi ami, ed io ti amo; e giacché mi ami, legami con te, affinché da te io più non mi allontani.

O Regina del cielo, in te confido.

(S. Alfonso Maria de Liguori)

CULTURA
L'amore è la virtù che dà forza
25 maggio 2008

Forte come la morte è l'amore (Ct 8,6). Sic­come non vi è forza creata che resista alla mor­te, così non v'è difficoltà per un'anima amante, che non ceda all'amore. Quando si tratta di pia­cere all'amato, l'amore supera tutto, perdite, di­sprezzi e dolori. Niente è così difficile da non esser vinto dal fuoco, come dice sant'Agostino. Questo è il contrassegno più certo per conoscere se un'anima veramente ama Dio: se è fedele nel suo amore così nelle cose prospere come nell'av­verse.

Diceva S. Francesco di Sales che « Dio tanto è amabile quando ci consola come quando ci fla­gella, perché tutto fa per amore ». Anzi quando più ci flagella in questa vita, allora più ci ama. S. Gio. Grisostomo stimava più felice S. Paolo incatenato, che S. Paolo rapito al terzo cielo. Perciò i santi martiri, stando nei tormenti, giu­bilavano e ne ringraziavano il Signore, come della grazia più grande che a loro faceva dando loro di patire per suo amore. E gli altri santi, ove sono mancati i tiranni ad affliggerli, essi sono divenuti carnefici di loro stessi con le penitenze, per dar gusto a Dio. Dice S. Agostino che chi ama non fatica, e se fatica la stessa fatica è amata. 1

Affetti e preghiere

O Dio dell'anima mia, io dico che ti amo; ma poi che faccio per amor tuo? Niente. Dunque è segno che non ti amo o ti amo troppo poco. Mandami dunque, o Gesù mio, lo Spirito Santo, che venga a darmi forza di patire per tuo amo­re, e di far qualche cosa per te prima che mi giunga la morte. Deh non farmi morire, amato mio Redentore, così freddo ed ingrato come ti sono stato finora. Dammi vigore ad amare il pa­tire, dopo tanti peccati che mi hanno meritato l'inferno.

O mio Dio tutto bontà e tutto amore, tu desi­deri di abitare nell'anima mia da cui tante volte ti ho discacciato; vieni, abita, possiedila e rendi­tela tutta tua.

lo ti amo, o Signor mio, e se ti amo tu già stai con me, come assicura S. Giovanni: Chi sta nel­l'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui (1 Gv 4,16). Poiché dunque tu stai con me, accresci le fiamme, accresci le catene, acciocché io non bra­mi, non cerchi, non ami altri che te, e così legato non abbia mai a separarmi dal tuo amore. lo voglio essere tuo, o Gesù mio, e tutto tuo.

O regina ed avvocata mia Maria, ottienimi amore e perseveranza.

CULTURA
L'amore è rugiada che feconda
16 maggio 2008

MEDITAZIONE IV

L'amore è rugiada che feconda

L'amore feconda i buoni desideri, i santi propo­siti e le opere sante delle anime: questi sono i fiori e i frutti che produce la grazia dello Spirito Santo.

L'amore si chiama anche rugiada perché tem­pera gli ardori degli appetiti malvagi e delle ten­tazioni. Perciò chiamasi anche lo Spirito Santo temperamento e dolce refrigerio nel calore. Que­sta rugiada scende nei nostri cuori nel tempo del­l'orazione. Basta un quarto d'ora di orazione per sedare ogni passione di odio o di amor disordi­nato, per ardente che sia. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore (Ct 2,4). La santa meditazione appunto è que­sta cella ove si ordina l'amore, amando il pros­simo come noi stessi e Dio sopra ogni cosa. Chi ama Dio ama l'orazione, e chi non ama l'orazio­ne è moralmente impossibile che superi le sue passioni.

Affetti e preghiere

O santo e divino Spirito, io non voglio vivere più per me stesso; i giorni che mi restano di vita voglio spenderli tutti in amarti e compiacerti. Perciò ti prego di darmi il dono dell'orazione. Vieni tu nel mio cuore, ed insegnami a farla co­me si deve. Dammi fortezza di non tralasciarla per tedio in tempo di aridità; e dammi lo spirito di preghiera cioè la grazia di sempre pregarti e di farti quelle preghiere che sono più care al tuo divino Cuore.

Io ero perduto già per i peccati miei, ma vedo che tu, con tante finezze che mi hai usate, mi vuoi salvo e santo; ed io voglio farmi santo per darti gusto e per più amare la tua infinita bontà. Ti amo, mio sommo bene, mio amore, mio tut­to, e perché ti amo tutto a te mi dono.

O Maria speranza mia, proteggimi tu.

(S. Alfonso Maria de Liguori)

CULTURA
Verso la Pentecoste
7 maggio 2008
Sto recitando, come immagino molti cattolici, la "novena per eccellenza", ovvero quella in preparazione della prossima Pentecoste. Proprio questi sono infatti i nove giorni che, se non sbaglio, per primi dettero origine alla santa pratica, poi diffusa in concomitanza delle altre importanti festività cristiane.

Mi accompagnano le eccelse meditazioni di S. Alfonso de Liguori; invitando chi non l'avesse ancora fatto ad accodarsi alla preghiera, vi posto le più belle incontrate ad oggi. Iniziamo.

Terzo giorno:

MEDITAZIONE III

L'amore è acqua che sazia

L'amore si chiama anche fonte viva. Disse il nostro Redentore alla Samaritana: Chi beve del­l'acqua che io gli darò non avrà mai più sete (Gv 4,13). L'amore è acqua che sazia; chi ama Dio di vero cuore non cerca né desidera niente più perché in Dio trova ogni bene. Per cui, con­tento di Dio, lieto va sempre dicendo: Dio mio, tu sei ogni mio bene. Perciò Dio si lagna di tante anime che vanno mendicando miseri e brevi di­letti dalle creature e lasciano quello che è un bene infinito e fonte di ogni gaudio: Essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate, che non tengono l'ac­qua (Ger 2,13). Per tanto Dio che ci ama e de­sidera di vederci contenti, grida e fa sapere a tutti: Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7,37). Chi desidera di essere beato venga a me, che io gli donerò lo Spirito Santo che lo renderà beato in questa e nell'altra vita: Chi crede in me. con­tinua a dire, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno (Gv 7,38). Chi dunque crede ed ama Gesù Cristo sarà arricchito di tanta grazia, che dal suo cuore - il cuore, cioè la volontà, è il ventre dell'anima - sgorgheranno più fonta­ne di sante virtù, che non solo gioveranno a con­servar la vita sua, ma anche a dar la vita agli al­tri. Ed appunto quest'acqua era lo Spirito Santo, l'amore sostanziale che Gesù Cristo promise di mandarci dal cielo dopo la sua ascensione (cfr. Gv 7,39).

La chiave che apre i canali di quest'acqua beata è la santa preghiera che ci ottiene ogni bene in virtù della promessa che otterrete (Gv 16,24). Noi siamo ciechi, poveri e deboli, ma la preghiera ci ottiene luce, fortezza e ricchezze di grazia. Dicea Teodoreto che chi prega riceve quanto desidera. Iddio vuol darci le sue grazie, ma vuol essere pregato.

Affetti e preghiere

Signore, dammi di quest'acqua (Gv 4,15). Ge­sù mio, vi pregherò, colla Samaritana, datemi quest'acqua del vostro amore, che mi faccia scordare della terra per vivere solo a voi, ama­bile infinito.

Bagna ciò che è arido. L'anima mia è la terra arida che non produce altro che sterpi e spine di peccati; deh innaffiatela voi con la vostra gra­zia, affinché renda qualche frutto di gloria a voi prima di uscire da questo mondo con la morte.

O fonte d'acqua viva, o sommo bene, quante volte io ti ho lasciato per le pozzanghere di que­sta terra che mi hanno privato del tuo amore! Oh fossi morto e non ti avessi offeso! Ma per l'avvenire io non voglio cercare altro che te, mio Dio. Soccorrimi tu e fa' che io ti sia fedele.

Maria, speranza mia, tienimi sempre sotto il tuo manto.




CULTURA
Oggi, festa della Divina Misericordia
30 marzo 2008

E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a P*ock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

(Tratto da il sito ufficiale del santuario alla divina misericordia)

CULTURA
Una novena urgente
21 marzo 2008
Oggi, durante la via crucis, c'è stato un punto che mi ha particolarmente colpito.
E' qualcosa che sta proprio alla base della nostra fede, che ormai magari diamo per scontato senza rifletterci molto su. Ma che in realtà è una delle cose più cruciali che esistano a questo mondo: la dannazione eterna. L'inferno.

Quando, nelle meditazioni associate ad ogni stazione, siamo arrivati a considerare questo punto, sono tornato a rabbrividire come ogni volta che ci ho riflettuto in passato.
Nostri fratelli che, per la loro volontà di respingere Dio fino all'ultimo, sono condannati a una sofferenza inenarrabile ed eterna. Senza fine. "Lasciate ogni speranza, o voi che qui entrate..." si legge nella Divina Commedia.

A pensarci, questa cosa ti cambia la vita, le giornate. Noi siamo abituati a essere un pò superficialotti; quando si parla di giustizia poi, figuriamoci! Siamo avvezzi a quella italiana...
Ma ragazzi, la vita vista dalla prospettiva della salvezza o della dannazione ti fa cambiare totalmente atteggiamento quotidiano. L'eternità è immensa, spaventosa, non finisce, e riguarda tutto il profondo della nostra anima (e anche del corpo, dopo il Giudizio).
Per una sola anima che si danna, dovremo piangere lacrime amare, come fa Dio. E comunque, dovremo ingegnarci di trovare sempre più tempo per pregare per quelli che non conoscono il Suo Amore...

Per questo ho titolato che è una novena urgente, quella che inizia oggi. Dobbiamo invocare, invocare e ancora invocare la misericordia di Dio per noi e per il mondo, specie per quelli che peccano di più e rischiano una sofferenza inimmaginabile, continua, che ti lascia senza fiato in ogni momento e che tuttavia non finisce mai.
Uno scenario, quello dei dannati, inconcepibile dalla più fervida immaginazione umana. E tuttavia abbiamo il potere di aiutarci ed aiutare gli altri ad evitarlo. Vi prego, non lasciatevi scappare l'occasione.

Coroncina della Divina Misericordia
Novena alla Divina Misericordia

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