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CULTURA
Il tesoro nascosto e la perla preziosa
27 luglio 2008

XVII Domenica del tempo ordinario


1 Re 3,5.7-12; Romani 8,28-30; Matteo 13, 44-52


IL TESORO NASCOSTO E LA PERLA PREZIOSA

Cosa voleva dire Gesú con le due parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa? Più o meno questo. È scoccata l'ora decisiva della storia. È apparso in terra il regno di Dio! Concretamente, si tratta di lui, della sua venuta sulla terra. Il tesoro nascosto, la perla preziosa non è altri che Gesù stesso. È come se Gesù con quelle parabole volesse dire: la salvezza è venuta a voi gratuitamente, per iniziativa di Dio, prendete la decisione, afferratela, non lasciatevela sfuggire. Questo è tempo di decisione. 

Mi viene in mente quello che successe il giorno che finì la seconda guerra mondiale. In città i partigiani o gli alleati aprirono i magazzini delle provviste lasciate dall'esercito tedesco in ritirata. In un baleno la notizia arrivò nelle campagne e tutti di corsa ad attingere a tutto quel ben di Dio, tornando chi carico di coperte, chi con ceste di prodotti alimentari. Penso che Gesù con quelle due parabole voleva creare un clima del genere. Come per dire: "Correte finché siete in tempo! C'è un tesoro che vi aspetta gratuitamente, una perla preziosa. Non lasciatevi sfuggire l'occasione". Solo che nel caso di Gesù la posta è infinitamente più seria. Si gioca il tutto per tutto. Il Regno è l'unica cosa che ci può salvare dal rischio supremo della vita che è quello di fallire il motivo per cui siamo in questo mondo.

Viviamo in un società che vive di assicurazioni. Ci si assicura contro tutto. In certe nazioni è diventata una specie di mania. Ci si assicura anche contro il rischio del mal tempo durante le vacanze. Tra tutte, la più importante e frequente è l'assicurazione sulla vita. Ma riflettiamo un momento: a chi serve una tale assicurazione e contro che cosa ci assicura? Contro la morte? No di certo! Assicura che, in caso di morte, qualcuno riceverà un indennizzo. Il regno dei cieli è anch'esso una assicurazione sulla vita e contro la morte, ma una assicurazione reale, che giova non solo a chi resta, ma anche a chi va, a chi muore. "Chi crede in me, anche se muore, vivrà", dice Gesù. Si capisce allora anche l'esigenza radicale che un "affare" come questo pone: vendere tutto, dare via tutto. In altre parole, essere disposti, se necessario, a qualsiasi sacrificio. Non per pagare il prezzo del tesoro e della perla, che per definizione sono "senza prezzo", ma per essere degni di essi. 

In ognuna delle due parabole vi sono, in realtà, due attori: uno palese che va, vende, compra, e uno nascosto, sottinteso. L'attore sottinteso è il vecchio proprietario che non si accorge che nel suo campo c'è un tesoro e lo svende al primo richiedente; è l'uomo o la donna che possedeva la perla preziosa, e non si accorge del suo valore e la cede al primo mercante di passaggio, forse per una collezione di perle false. Come non vedere in ciò un ammonimento rivolto a noi, gente del vecchio continente europeo, in atto di svendere la nostra fede e eredità cristiana?

Non si dice però nella parabola che "un uomo vendette tutto quello che aveva e si mise alla ricerca di un tesoro nascosto". Sappiamo come vanno a finire le storie che cominciano così: uno perde quello che aveva e non trova nessun tesoro. Storie di illusi, di visionari. No: un uomo trovò un tesoro e perciò vendette tutto quello che aveva per acquistarlo. Bisogna, in altre parole, aver trovato il tesoro per avere la forza e la gioia e di vendere tutto. Fuori parabola: bisogna aver prima incontrato Gesù, averlo incontrato in maniera nuova personale, convinta. Averlo scoperto come proprio amico e salvatore. Dopo sarà uno scherzo vendere tutto. Lo si farà "pieni di gioia" come quel contadino di cui parla il vangelo.

(di Padre Raniero Cantalamessa, tratto da Zenit)

CULTURA
La festa di oggi e il senso del peccato
8 dicembre 2007
Vorrei riportare questo bellissimo testo di Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, che sottolinea in maniera mirabile come proprio in diversi cattolici oggi si sia persa l'idea di peccato, con conseguente inabissamento in una specie di religiosità "narcotizzata" e ideologica.
Purtroppo, le riflessioni del Padre Cantalamessa rispecchiano quello che mi è capitato di notare, recentemente, in ambienti all'apparenza molto cattolici.

Non lo dico certo con spirito di giudizio, né volendomi sentire superiore a nessuno: solo, il fatto è che spesso rimango perplesso nel vedere come dei miei fratelli nella fede non stiano per nulla attenti, nelle piccole cose della vita, a come si comportano davanti a Dio. Mi preoccupa perché è impossibile che chi si impegna in questo senso non si domandi continuamente (ma non ossessivamente, sia chiaro), se quello che fa è o meno conforme al cammino che ha scelto di intraprendere.
E la cosa mi preoccupa ancor di più è quando vedo questo atteggiamento nei cattolici impegnati "politicamente" a difendere il Papa e la dottrina; insomma, in quelli per cui la religione dovrebbe assumere un senso davver profondo.

Che Maria ci aiuti tutti a svegliarci dal sonno e dai condizionamenti sociali, e a essere testimoni di coerenza fino in fondo nella nostra scelta di fede.


Predicatore del Papa: L'Immacolata scuote dalla “narcosi da peccato”

Con il dogma dell'Immacolata Concezione la Chiesa cattolica afferma che Maria, per singolare privilegio di Dio e in vista dei meriti della morte di Cristo, è stata preservata dal contrarre la macchia del peccato originale ed è venuta all'esistenza già tutta santa.  Quattro anni dopo essere stata definita dal papa Pio IX, questa verità fu confermata dalla Madonna stessa a Lourdes in una delle apparizioni a Bernardetta con le parole: "Io sono l'Immacolata Concezione.

  La festa dell'Immacolata ricorda all'umanità che c'è un sola sola cosa che inquina veramente l'uomo ed è il peccato. Un messaggio quanto mai urgente da riproporre. Il mondo ha perso il senso del peccato. Ci scherza come se fosse la cosa più innocente del mondo. Condisce con l'idea di peccato i suoi prodotti e i suoi spettacoli per renderli più attraenti. Parla del peccato, anche dei peccati più gravi, al vezzeggiativo: peccatucci, vizietti, passioncelle. L'espressione "peccato originale" viene usata nel linguaggio pubblicitario per indicare qualcosa di ben diverso dalla Bibbia: un peccato che conferisce un tocco di originalità a chi lo commette!

  Il mondo ha paura di tutto, fuorché del peccato. Ha paura dell'inquinamento atmosferico, dei "mali oscuri" del corpo, della guerra atomica, oggi del terrorismo; ma non ha paura della guerra a Dio che è l'Eterno, l'Onnipotente, l'Amore, mentre Gesù dice di non temere coloro che uccidono il corpo, ma di temere solo colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna (cf Lc 12, 4-5).

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