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SOCIETA'
Nuova tempesta mediatica contro il Papa
13 aprile 2009


"Di ritorno dall’Africa, appena atterrato a Roma in un pomeriggio soleggiato, il Papa avrebbe esclamato con i giornalisti: “Che bel tempo, oggi!”.

Questa frase imprudente ha sollevato nel mondo emozione e perplessità e sta alimentando una polemica crescente. Riportiamo alcune delle reazioni più significative.

L’arcivescovo di Salisburgo: “Ribadiamo la piena fedeltà della Chiesa austriaca al Pontefice e ci stringiamo a lui. Ma è spontaneo chiedersi se per caso egli non voglia far regredire la Chiesa ad una setta animista di adoratori del sole. Dopo tale frase, il numero di persone che chiedono la cancellazione dai registri fiscali per il sostegno alla Chiesa cattolica è considerevolmente aumentato

Alain Juppé, ex primo ministro francese e ora sindaco di Bordeaux: “Nell’istante in cui il papa pronunziava queste parole, a Bordeaux pioveva a catinelle. Questa contro-verità, prossima al negazionismo, mostra che il papa vive in uno stato di totale autismo. Questo distrugge, se ve n’era ancora bisogno, il dogma dell’infallibilità pontificale".

Il Rabbino-Capo di Roma: “Come si può ancora pretendere che faccia bello dopo la Shoah? Solo il giorno in cui si deciderà a farmi visita alla Sinagoga di Roma allora, forse, potremo insieme verificare come sarà il tempo

Margherita Hack, astronoma e astrofisica: “Affermando senza mezzi termini e senza prove obbiettive indiscutibili “che bel tempo oggi”, il papa dimostra il disprezzo ben noto della Chiesa per la Scienza, che combatte il dogmatismo da sempre. Che cosa c’è di più soggettivo e di più relativo di questa nozione di “bello”? Su quali prove sperimentali indiscutibili si appoggia? I meteorologi e gli specialisti della materia non sono giunti a mettersi d’accordo sul punto nell’ultimo Colloquio Internazionale a Caracas. E ora Benedetto XVI, ex cathedra, pretende decidere lui con tale arroganza. Si vedranno presto accendere roghi per tutti quelli che non concordano interamente con la nozione papalina di bello e cattivo tempo?

L’Associazione delle Vittime del Riscaldamento Globale: “Come non vedere in questa dichiarazione provocatoria un insulto per tutte le vittime passate, presenti e future dei capricci del clima, delle inondazioni, degli tsunami, della siccità? Questa acquiescenza al “tempo che fa” mostra chiaramente la complicità della Chiesa con questi fenomeni distruttori, nei quali pretende vedere disegni “provvidenziali” di un Dio vendicatore e punitivo. E, quel che è peggio, simile attitudine non fa che incoraggiare coloro che causano il riscaldamento del pianeta, poiché potranno ora far valere l’avallo del Vaticano.

Il Consiglio Mondialista: “Il papa finge di dimenticare che mentre splende il sole a Roma, una parte del pianeta è sprofondata nell’oscurità notturna. Ecco un segno intollerabile di disprezzo per vastissime porzioni del mondo e un chiaro segno, se ve n’era ancora bisogno, dell’eurocentrismo neocoloniale di questo papa tedesco”.

Il Direttivo americano delle Associazioni femministe: “Perché il papa ha voluto dire “che bel tempo” usando termini che, nell’originale in italiano della frase, sono al maschile? Avrebbe potuto benissimo utilizzare parole femminili come “che bella giornata”, o meglio ancora “che tempo attraente”, usando così un aggettivo “inclusivo” perché non declinabile differentemente al maschile e al femminile. E’ evidente che questo papa, che già ha fatto condannare la formula del battesimo e delle benedizioni non maschilista (“In the name of the Creator, the Redeemer and the Sanctifier”), mostra ad ogni occasione il suo attaccamento ai principi più retrogradi. E’ sconsolante che nel 2009 si sia ancora a tali punti di arretratezza

La Lega dei Diritti dell’Uomo: “Questo tipo di dichiarazioni non può che ferire profondamente tutte le persone che hanno della realtà uno sguardo diverso da quello del papa. Pensiamo in particolare alle persone immobilizzate in ospedale, o imprigionate, il cui orizzonte si limita a quattro mura; e così pure alle vittime di malattie rare i cui sensi non permettono di percepire lo stato della situazione atmosferica. C’è qui, è evidente, una volontà di discriminazione tra chi vede il “bello” secondo il canone ellenizzante che si vorrebbe imporre a tutti (a scapito delle minoranze, degli afroamericani e di ogni concetto di 'inculturazione'), e coloro che, per scelta o per impossibilità, percepiscono le cose in modo differente. Noi proporremo a titolo dimostrativo querele giudiziarie per discriminazione contro questo papa”.

Alberto Melloni, della Scuola di Bologna: “Si vede bene la profonda differenza tra questo papa introverso e chiuso in sé e nel suo mondo sorpassato, che si limita ad un’osservazione climatica senza trarne le dovute conseguenze, ed invece la paterna apertura al mondo di Papa Giovanni XXIII che, dopo aver osservato la luna in cielo, invitava tutti a portare ai loro bambini la carezza del Papa. A quando un Giovanni XXIV che riprenda in mano la spinta dello Spirito conciliare, che gli ultimi papi hanno tentato di soffocare?

Beppe Severgnini, giornalista: “Il Papa è il Papa. Punto. Ma non si può non pensare con un po’ di nostalgia che Giovanni Paolo II le stesse parole le avrebbe dette magari in romanesco (“ggiornata bbona!”) e agitando lo zucchetto bianco ai fedeli che lo riaccoglievano a casa”.


L’Osservatore Romano ha pubblicato una versione leggermente differente delle parole esatte del Papa (egli avrebbe detto, secondo l’Osservatore: “qualcuno potrebbe dire che faccia bel tempo”). Ma le registrazioni audio e video dei giornalisti hanno smentito la versione edulcorata. Molti hanno anche attaccato l’ingenuità di P. Lombardi che, pur essendo al fianco del Papa, non è intervenuto per impedire quell’affermazione o subito chiarirne meglio il senso.

Membri influenti della Curia hanno tentato di attenuare la gravità della frase del Papa, facendo rilevare la sua stanchezza dopo il viaggio africano, vista la avanzatissima età del Pontefice, nonché dichiarando che la frase incriminata è stata mal compresa e voleva avere un significato teologico-metafisico e non climatico, come grossolanamente è stata interpretata.

Ma la polemica non accenna a placarsi."

(Fonte: Messa in Latino Blog)
(Fonte immagine: Flickr)
SOCIETA'
Bob Geldof, se vuole agire, difenda il Papa
2 aprile 2009


Lo volevate? Eh rieccolo, periodicamente, rispuntare. Per un pò non l'avevamo visto in giro, forse per paura di offuscare la fama di santità di Beato Obama da Chicago; ma adesso, in tempi di crisi galoppante, il leader spirituale della schitarrata è tornato a spronarci al bene.

Ringraziando Dio, non c'è un Live Aid in vista (Bono a regola è ben fornito di quattrini in questo periodo), ma oggi alla radio ho sentito ricordare Bobbone che "ci sono dei paesi in Africa in cui si campa ancora con due dollari al giorno", e che per risolvere questa crisi e far ampliare l'economia loro e nostra "bisogna fare espandere ancora il mercato".
Grandioso. Immenso. Non è che bisogna in qualche modo regolamentare il "mercato", o mettere in galera chi ci ha speculato selvaggiamente, o cambiare il tutto strutturalmente. Dobbiamo includerci il terzo mondo, così sentiamo se magari con quei due dollari vogliono comprare qualche BOT: tanto, almeno loro non possono fallire. BOT e preservativi, questa la carità dell'Occidente.

Caro Geldof, se vuole aiutare davvero questa povera gente, che i suoi "Live aid" hanno lasciato, nonostante tutto, esattamente come prima, si schieri dalla parte della verità sulle questioni cruciali dell'Africa. Si metta dalla parte del Papa a dire che il preservativo è inutile, come i fatti dimostrano. E magari, invece che organizzare concertini con le solite Rockstar del Nulla, faccia come Giobbe Covatta, personaggio discutibile che però, invece che parlare, in Africa in effetti ci è andato e ci è restato. Le case discografiche magari non gradiranno, ma forse gli africani sì.

(Fonte immagine: Flickr)
sessualità
Il Magistrato, il Papa e il preservativo
31 marzo 2009
Qui sotto la risposta a un magistrato veramente... magistrale.

Domande di un magistrato a proposito delle polemiche contro il Papa sul problema dei profilattici come rimedio all'AIDS

Quesito

Rev.do Padre Angelo,
sono un laico, di professione magistrato; coltivo, anche scrivendo, argomenti di filosofia e teologia (ma non particolarmente della teologia morale).
Vorrei chiederLe un chiarimento muovendo dalla rinnovata polemica sul tema profilattico-AIDS.
Non vorrei partire dalle discusse posizioni di non pochi teologi contemporanei.
Parto invece dal classico Prümmer O.P.: “L’epikeia (eccezione) non può essere applicata se si tratta di una chiara legge naturale... perché la chiara legge naturale obbliga sempre e anche con grande incomodo; poiché il suo oggetto è in sé buono o cattivo; né si può affermare che Dio in quanto autore della legge naturale non abbia previsto qualche caso particolare e abbia voluto esentarlo dalla legge.
Perciò, ad esempio, non è lecito applicare l’epikeia per dire una bugia o per permettere la fornicazione, anche se uno si trova in una gravissima difficoltà. Ma se si trattasse di una legge naturale non così chiara a motivo di particolari circostanze aggiuntesi e soprattutto se vi fosse conflitto fra due leggi, come negli esempi sopra riportati da San Tommaso, è lecito applicare l’epikeia in senso largo”.
Ora mi chiedo: la teologia morale classica - e S. Alfonso in particolare - fino a che punto ammetteva l'epikeia riguardo agli intrinsece mala secondo la legge naturale? Se veramente vale in assoluto il principio che non è mai consentito fare il male affinché ne venga il bene (salve le applicazioni del duplice effetto), perché Prümmer parlava così? Si riferiva solo al classico caso della restituzione della spada al proprietario impazzito?
Più in generale rilevo che i testi odierni di morale sono in massima parte non casistici e quindi eludono questi problemi.
Abbiamo quindi, da una parte, una proclamazione di principi severi, anche sulla scia di Veritatis Splendor; questa proclamazione è  ampiamente giustificata dalla necessità di combattere la secolarizzazione, ma non pare sempre controbilanciata, in sede teorica, dalla flessibilità casistica (si pensi al tema fiscale, che era affrontato in maniera più ragionevole nei vecchi trattati). D'altra parte, la pratica pastorale va per conto suo, in maniera spesso ingiustificabile.
Invece sarebbe importante continuare la tradizione della casistica, per dare degli indirizzi oggettivi.
Le sarei grato se volesse darmi qualche indicazione sulla questione.
In sintesi: veramente il magistero recente esclude l'epicheia in materia di legge naturale? O lascia la questione ai teologi?
Cordiali saluti e grazie.
Francesco A.


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. l’esempio riportato da San Tommaso è il seguente: secondo la legge è necessario restituire ciò che è stato prestato.
Ma se a una persona è stata prestata un’arma e chi l’ha prestata è diventato pazzo furioso e la vuole usare contro la patria, non si deve restituire.

2. La soluzione è semplice, a mio parere, se si ricorre alla distinzione tra i precetti morale negativi (quelli che proibiscono un male) e i precetti morali positivi (quelli che comandano di fare un’azione buona).
Nel primo caso non vi è mai eccezione, come ha ricordato anche Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor, perché essi obbligano sempre e in ogni caso. E in questo rientra l’esempio del Prümmer sull’immoralità della bugia e della fornicazione. Essendo azioni in se stesse cattive, non possono mai essere coonestate dalle circostanze.
Nel secondo caso invece il compimento di un’azione buona obbliga sempre ma non in ogni caso.
Pertanto restituire quanto è stato prestato obbliga sempre. Ma non obbliga in ogni caso, come nella situazione del pazzo furioso.

3. Questa dottrina è stata ribadita da Giovanni Paolo II in Veritatis splendor: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza.
Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti” (VS 52)
Di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo “miserabile” sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” (VS 97).

4. Giustamente fai osservare che i moderni manuali di teologia morale sembrano non tenere conto della casistica che rende più flessibile l’applicazione della legge. E ti do ragione.
Nel caso del profilattico, come della contraccezione in genere, va detto che il pronunciamento sulla sua intrinseca immoralità ha come riferimento l’ambito coniugale.
Il motivo è chiaro: la contraccezione priva l’atto coniugale di quell’elemento che fa sì che una persona si doni in totalità.

5. Ma fuori dell’ambito coniugale il gesto sessuale è sempre intrinsecamente immorale.
L’eventuale contraccezione, mentre non rende buono quel gesto (che rimane sempre un peccato grave), mira a far sì che non si carichi di irresponsabilità ancora più gravi, come la procreazione fuori del matrimonio.

6. Quando il Papa nel suo viaggio verso l’Africa ha detto che l’uso del profilattico non risolve il problema dell’AIDS e che anzi lo può aggravare, ha espresso un giudizio di carattere tecnico-operativo.
Il Papa sa bene quale sia la differenza tra la contraccezione nell’ambito coniugale e quella che viene fatta fuori di quest’ambito.
Non ci vuole molto a capire che l’incentivo dell’uso del profilattico può aumentare la promiscuità sessuale e accrescere il numero delle infezioni dell’HIV.
Tutti sanno che il profilattico non rende il sesso sicuro al 100% e che il virus dell’HIV è 450 volte più piccolo di uno spermatozoo.

7. I dati confortano la sua tesi.
Il Card. Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in una conferenza del 1º dicembre 2003 dal titolo “i valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro” ha riportato i seguenti dati:
“In Tailandia e nelle Filippine, i primi casi di HIV/AIDS vennero riportati nel 1984; fino al 1987, la Tailandia ebbe 112 casi, mentre le Filippine ne ebbero di più, 135 casi.
Oggi, nell’anno 2003, ci sono circa 750.000 casi in Tailandia, dove ha avuto relativamente grande successo il 100% Condom Use Program.
Invece, ci sono solo 1.935 casi nelle Filippine e questo, considerando che la popolazione delle Filippine è di circa il 30% più numerosa che quella della Tailandia!
I tassi relativamente bassi di uso del condom da parte della popolazione in generale, e la incrollabile opposizione della Chiesa di un buon numero di leaders governativi contro il programma del condom e la promiscuità sessuale, sono fatti ben conosciuti nelle Filippine”.
Mi pare che i dati parlino da soli e proclamino l’assoluta inadeguatezza della distribuzione gratuita dei condom.

8. L’HIV è un’epidemia comportamentale e la si supera solo assumendo un comportamento diverso, un comportamento che evada dal principio per cui si vuole la botte piena e la moglie ubriaca.
L’ostinazione di alcuni occidentali nel voler a tutti i costi la distribuzione dei profilattici manifesta da una parte l’ignoranza dei dati (speriamo che si tratti solo di ignoranza) e cela malamente la volontà di trarre profitto economico anche da questa malattia.
Sappiamo invece che gli africani non aspettano i profilattici, ma le medicine che le ditte farmaceutiche occidentali continuano a tenere a prezzi elevatissimi.

9. Il Card. Trujillo ha poi evidenziato come comportamenti etici diversi abbiano portato a una minore diffusione dell’infezione:
“Ci sono rapporti che sostengono l’idea che, laddove l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà al proprio coniuge sono promosse con successo, l’epidemia HIV/AIDS è fortemente in declino. Per esempio, l’Uganda ha insistito per un programma basato sulla castità, e lì l’incidenza dell’HIV/AIDS è gestita relativamente meglio che in altri paesi. «Mentre l’AIDS spazza l’Africa, l’Uganda rimane una solitaria storia di successo, in quanto milioni di Ugandesi hanno abbracciato la morale sessuale tradizionale, compresa l’astinenza sessuale fuori del matrimonio e la fedeltà nel matrimonio, al fine di evitare l’infezione. Ma la comunità internazionale che si interessa dell’AIDS è riluttante a promuovere ovunque questa strategia, continuando invece a riporre la sua fiducia nei condom» (cfr. Condom Lobby Drives AIDS Debate Besides Abstinence Success in Africa, in Friday Fax Vol. 5 (13 dicembre 2002) n. 51)”.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di puntualizzare questo problema in un momento in cui il Papa, come ai tempi di santa Caterina da Siena “pare che sia diventato un’incudine, sicché ognuno lo percuote con la lingua e con le opere quanto può” (Orazione pronunziata il 25.3.1379).

Ti saluto cordialmente e ti benedico.
Padre Angelo

Questa risposta è stata tratta dall'archivo dell'analoga sezione "un sacerdote risponde" su Amicidomenicani.it, dove si possono trovare le repliche ai più recenti quesiti e il recapito per scrivere a Padre Angelo.
SOCIETA'
Studenti di sinistra... fate festa
25 marzo 2009
L'altro giorno, andando a lezione nella mia sede universitaria, ed essendo in periodo di elezioni locali, vedo il baldacchino del "collettivo" degli studenti di sinistra.
Quello che attira il mio sguardo è la presenza di una scatola di preservativi, con accanto un depliant che non ho tempo - né voglia - di raccogliere, con su scritto chiaramente "evangelica c***ata" (avrete capito sia il termine, sia a cosa si riferisce il tutto).

Ma la cosa bella non è questa. Esco dall'università, e vedo appeso un manifesto, da cui vengo a sapere che gli studenti hanno organizzato una "festa per la fine della campagna elettorale".
Curiosi, questi studenti di sinistra. Hanno sempre da festeggiare.
Anche per protestare contro la riforma Gelmini, oltre ai cortei bocianti in piazza, cosa avevano organizzato? Indovinate un pò? Una bella festa. Ma scommetto ce ne sono scappate pure due o tre. Ogni occasione è buona...

Forse, tra una festa e l'altra, si sono dimenticati di leggere questi articoli:

Understanding HIV epidemic trends in Africa
Risk Compensation: the Achille heel of innovations in Hiv prevention

Opera di qualche famigerato scienziato vatican backed? Eh no. Vengono nientepocodimeno che dal British Medical Journal e da Science. Riviste che gli studiosi studenti a regola non hanno consultato.
I links gli ho presi da un interessante articolo di Maurizio Blondet, del quale vale la pena di riporare altri stralci, che sintetizzano i contenuti degli articoli sopra linkati:

Gli scientifici autori vi affermano che i nuovi metodi di prevenzione dell’AIDS (farmaci retrovirali, preservativi eccetera) hanno «ridotto la percezione del rischio» d’infezione delle popolazioni esposte, favorendo comportamenti sessuali arrischiati. Gli autori paragonano il condom alle cinture di sicurezza: non sono una scusa per permettersi di guidare contromano in autostrada. I benefici apportati dai metodi di prevenzione, sicuramente utili, «rischiano di essere messi in forse se non sono accompagnati da serii sforzi di cambiare i comportamenti a rischio».

[...]

Naturalmente tutti i nostri media, insieme ai ministri della UE e a Bossi, hanno voluto condannare nel Papa una presa di posizione «cattolica», ossia ideologica. Ma la rivista Science non è propriamente cattolica: eppure il 3 febbraio 2006 ha pubblicato un articolo,
«Understanding HIV epidemic trends in Africa» , dove gli autori comprovano che un freno alla diffusione del virus è stato ottenuto educando a nuovi comportamenti sessuali, e invitano le autorità fare campagne presso gli adolescenti perchè ritardino l’inizio dell’attività sessuale, e presso tutti perchè riducano la quantità di «partner sessuali casuali». Sono invece alquanto scettici sull’efficacia del condom, se non altro perchè - ci dicono - il virus HIV è 450 volte più piccolo dello spermatozoo, e quindi è capace di superare la barriera di lattice nel 15-20% dei casi. Se si pensa che il condom non è efficace al 100% nemmeno come contraccettivo (la stima è 85%), figurarsi come anti-AIDS.

[...]

Non risulta cattolico papista nemmeno Edward Green, sociologo di Harvard, che ha scritto nel 2003 «Rethinking AIDS prevention - learning from successes in developing countries», un libro in cui si spiega: «Le soluzioni mediche finanziate dai donatori hanno avuto poco effetto in Africa. Invece, ad aver successo sono programmni di cambiamento del comportamento che costano poco, come promuovere la monogamia e il ritardare l’attività sessuale fra i giovani». E Green cita i successi ottenuti in Uganda che, «invece di pagare per cliniche, procedure mediche e ‘gadgets’ (preservativi), ha mobilitato le risorse umane». Ossia mandato personale nei villaggi a promuovere il cosiddetto «modello ABC», ossua «Abstain, Be-faithful, Condom». Ossia: Astieniti, Sii fedele, e usa il condom solo «if A and B are impossible». Un estratto del libro è accessibilissimo in rete: Google ricerca libri.

Per il resto, vi invito a leggere l'interessante articolo, e altri che potete trovare su qualche fonte non allineata a certe ideologie. D'altronde, il famoso modello ABC non mi pare sia stato proposto dal solo Vaticano.

Ma gli studenti in questione saranno stati a qualche festicciola mentre davano la notizia, ad usare i loro preziosi condom - che a questo punto avrebbero potuto donare a qualche africano. Da gente così sensibile alla salute dei poveri, un pò di astinenza (!) a favore della "salvezza" dei più derelitti me la sarei aspettata, se non altro per non farsi battere dalle associazioni dell'odiato cattolicesimo, quelle sì presenti in tutta l'Africa. Magari che ne so, avrebbero potuto espletare il loro impegno rinunciando a qualche festa (!!), per comprare un pò di farmaci contro la malaria, che tra l'altro fa più danno dell'AIDS nel paese.

Ma se proprio volete continuare di questo andazzo, studenti di sinistra, beh, che dirvi... fate festa. Ma definitivamente...




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