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DIARI
All in prayer
15 giugno 2009


"...prayer in all.". Tutto nella preghiera, la preghiera in tutto. E' una frase di una canzone "profana" del gruppo "profano", del quale forse un giorno vi parlerò. Ma come esprime bene l'essenza del cristianesimo!

A volte mi stupisco che io, cattolico "praticante" (male, che Dio mi aiuti) da anni, mi ritrovi a scoprire delle verità così essenziali della mia religione. Ho sempre saputo dell'importanza della preghiera nella vita di fede, ma un recente periodo in cui mi è capitato di trascurarla me ne ha fatto toccare con mano l'immenso valore.

Quello che ha di straordinario è che si trova alla base della spiritualità, costituisce il "respiro dell'anima" come mi disse un sacerdote, e al contempo tutti possono raccogliersi in essa: i credenti più colti, come le semplici anime (una volta) di campagna, che tramite essa possono acquisire una sapienza ben maggiore dei teologi. Anche essendo analfabeti, non avendo accesso a compendii e lezioni di Dottrina, il colloquio con Dio permette di imparare da Lui molte cose. Certo, non dico che gli studi sono da buttare: l'orazione anzi aiuta a sperimentare i concetti che si acquisiscono approfondendo la miniera senza fine della Dottrina cattolica.

Mi rincuora enormemente sapere che, per tutto quello non posso fare, per tutte le situazioni in cui mi sento impotente, Dio mi dà questo mezzo straordinario dell'orazione, per me e per i miei fratelli. Dovessi fallire in tutti i miei progetti e chiudere pure questo blog, potrei lo stesso continuare il mio cammino di fede pregando e offrendo le sofferenze... persino un ateo, una volta, ammise di pregare ogni tanto iniziando con "Dio, se davvero esisti...".

Per non parlare degli effetti benefici della preghiera nella mia vita quotidiana: più energie, più disciplina, meno paranoie e pensieri inutili tra i più bei doni materiali, oltre che una fede rafforzata e rincuorata, e la bellezza della presenza del Signore in sé. Dialogare con Dio (è in fondo di questo che stiamo parlando) mi ricorda costantemente che il fine principale di tutto è Lui, evitando di lasciarmi perdere in progetti ed iniziative inutili; mi fa sentire la Sua Presenza e quella della Madonna SS., mi rafforza, mi consola... è troppo poco lo spazio per elencare tutte le grazie e i doni che ricevo dal semplice gesto di pregare. E io che spesso mi arrovellavo per dare questa o quella testimonianza agli altri, senza ricordarmi che i grandi Santi ricevevano dalla vita di preghiera la forza, l'ispirazione e il coraggio di portare Dio al mondo.

Perché la preghiera è come il nutrimento spirituale. Se uno non mangia può sopravvivere, ma attaccato a un letto di ospedale magari, in coma e con una flebo. Per compiere le opere di Dio, bisogna nutrirsi e bene, e poi prendere iniziative che non siano sbagliate o fallite in partenza, perché prima non abbiamo ricevuto il cibo necessario per compierle. E' da lì, dall'orazione, che sgorga la nostra vita da cristiani giorno per giorno, e non da noi stessi.

Infine, penso che la preghiera sia una pietra d'inciampo per chi rifiuta l'idea dell'esistenza di Dio, o la mette in dubbio. Per questo invito tutti gli atei/agnostici/razionalisti che dovessero ascoltarmi: provate a chiedere a Dio di aiutarvi a capire che Lui c'è. Non costa niente. Fatelo senza arroganza, con umiltà, come vi porreste davanti a una verifica scientifica. Se non c'è nessuno, avrete buttato via due minuti. Chi accetta la sfida?

P.S.: per toccare con mano la potenza della preghiera e delle pratiche religiose, basti vedere i doni che sono legati a questi due semplici atti:

Primi nove Venerdì del mese
Orazioni di S. Brigida

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permalink | inviato da -Lore- il 15/6/2009 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
Saper aspettare, ovvero l'arte di "restare a Gerusalemme"
24 maggio 2009
Per molti, dire che "il Vangelo parla direttamente alla nostra vita" può apparire privo di senso. Per alcuni non credenti, poi, forse anche motivo di ironia: già lo vedo Odifreddi o chi per lui a fare strampalati pseudo-calcoli della probabilità, per decidere quanto le pagine del Vangelo sarebbero "adattabili" alle situazioni di ogni giorno...

Ma non è proprio questione di pura adattabilità letterale, come per l'oroscopo. Tramite le parole evangeliche, se hai il cuore aperto ad ascoltare, senti la voce di Dio che ti parla dentro, come se ti rivelasse all'anima delle piccole perle di saggezza ogni volta. In certi casi sono delle regole di condotta e di vita cristiana, di comportamento generale: non per questo meno preziose. Ma in diverse occasioni si riferiscono proprio al particolare momento che si sta attraversando, dandogli una luce particolare, dischiudendone almeno parzialmente il significato secondo la Volontà di Dio.

Per me è stato così durante la lettura degli Atti degli Apostoli. Vi riporto il pezzo che mi ha colpito, (di cui potete leggere anche la versione completa):

Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me: 
Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni". 
Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?". 
Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta
ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra".
 
Come è illuminante questo passo sulla vita di tanti, sulla mia in particolare. Quante volte viene voglia di "muoversi da Gerusalemme" anche quando non è il momento giusto. Di fare cose grandiose "per Dio", mentre invece spesso e volentieri sono solo progetti umani, spinti non dallo Spirito Santo, ma forse dalla nostra presunzione, o dalla nostra ambizione, dal nostro pensare che "siamo noi a dover ricostituire il Regno di Israele". Invece Dio ha i suoi tempi, che sono perfetti e che "solo il Padre sa": del resto, anche per Gesù ci furono ben 30 anni (dieci undicesimi della sua vita!) di vero e proprio silenzio. Certo, ogni momento della vita del Figlio di Dio sarà stato dedicato a compiere la Volontà del Padre, e quindi opere di bene in ogni senso: ma rimanendo nella natìa Nazareth, nella semplicità, nel silenzio e nella "sottomissione". Ai genitori in primis, ma anche alle routine di tutti i giorni, alla testimonianza del sacrificio quotidiano. Fino al tempo deciso dal Padre per la grande missione della Redenzione.

E chi siamo, noi, per sapere e decidere i piani e i tempi di Dio? La Sua Volontà sarà quella di trattenermi per sempre nella mia "Gerusalemme", spingendomi a consumare sempre con maggiore sforzo e generosità il sacrificio giornaliero, fatto di tante piccole fatiche e preoccupazioni? O proprio domani sarà il giorno in cui "lo Spirito Santo scenderà con potenza su di me", preparandomi a una vita di testimonianza radicalmente diversa? Non lo so. Non lo posso sapere. E in realtà non è importante saperlo. Perché Lui ha detto "io sono la Via, la Verità e la Vita": tutto quello che posso fare è cercare di prepararmi a tutto quello che mi chiederà, cercando sempre di seguirLo come un umile viandante.  Anche se le mie strade dovessero rimanere per sempre in quel di "Gerusalemme".
DIARI
Acqua
19 maggio 2009


Proprio oggi mi è venuta in mente una meditazione sulla fede: essa è come acqua, acqua viva che zampilla da Cristo fino a noi. Può scorrere verso gli altri, attraverso la preghiera e la testimonianza, o può rimanere stagnante in una fede chiusa, che non si apre al prossimo e quindi non è totalmente aperta a Dio, o viceversa, tanto le due cose sono collegate tra di loro. Più siamo chiusi in qualche atteggiamento della fede, più l'acqua ristagna, imputridisce, fino a rendere questa come un qualcosa di maleodorante, che sparge il suo fetore intorno a noi, e del quale alla fine arriviamo noi stessi a disgustarci.
Al contrario, chi lascia scorrere l'acqua di Cristo, ne riceve sempre di più, come un buon canale che aumenta ogni giorno la sua capienza per spargerla sul mondo.

Perché vi riporto questa meditazione, tutto sommato abbastanza banale? Guardatevi un pò, più in basso, quale è la meditazione al Vangelo del Giorno, autore S. Crispino (no, non so se è quello del vino). E se qualcuno vorrebbe fare del "caso" la fondazione dell'universo, per me tale paroletta potrebbe proprio sparire dai vocabolari...

« Lo Spirito dà vita » (2Cor 3,6)

« L'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Intendeva parlare di un'acqua viva e zampillante di nuovo genere: zampillante, ma su quanti vogliono rendersene degni. Perché chiamò « acqua » la grazia dello Spirito? Perché l'acqua è l'elemento costitutivo dell'universo, fonte della vita vegetale e animale. La pioggia scende dal cielo con una sola forma, ma produce forme diverse... in una forma nella palma e in un'altra nella vite. È tutto per tutte le cose, ed è sempre acqua non diversa da quella di prima: la medesima pioggia, che in continuazione si trasforma, cadendo in una forma o in un'altra, e adattandosi a una struttura o a un'altra degli esseri che la ricevono fino a diventare quello che ciascun essere è.

Così lo Spirito Santo, uno, semplice e indivisibile, «distribuisce la sua grazia a ciascuno come vuole» (1 Cor 12,11). Come al contatto con l'acqua un albero già quasi secco emette nuovi polloni, così con la conversione che rende degni dello Spirito Santo l'anima già peccatrice produce grappoli di santità. Per volere del Padre e nel nome di Cristo, un solo Spirito opera in molteplici potenze.

Si manifesta nella lingua di uno come spirito di saggezza e nella mente illuminata d'un altro come spirito di profezia, conferisce a
uno il potere di scacciare i demoni e ad un altro il dono di interpretare le Scritture, elargisce a uno la forza di mantenersi casto e ad un altro la conoscenza della vera misericordia, insegna a uno le vie del digiuno e dell'ascesi e ad un altro quelle del disprezzo degli interessi corporali o della preparazione al martirio. Egli non muta in se stesso, eppure come sta scritto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune» (1 Cor 12,7).



 
CULTURA
La Via
9 maggio 2009


Dal Vangelo di oggi (intendo venerdì 8) ho aggiornato la frase a sottotitolo del blog. E vi allego anche la come sempre eccelsa meditazione di S. Agostino.

« Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me »

Cristo disse: «Io sono la via, la verità e la vita». Come a dire: «Per dove vuoi andare? Io sono la via. Dove vuoi andare? Io sono la verità. Dove vuoi avere stabile dimora? Io sono la vita.» Perciò camminiamo sicuri lungo la via; ma dobbiamo temere insidie accosto alla via. L'avversario non ardisce tendere insidie sulla via, perché la via è Cristo; ma certamente, accosto alla via non è mai che smetta...

Cristo la via, Cristo umile; Cristo verità e vita, l'elevato e Dio. Se stai alla sequela di Cristo umile, perverrai all'elevato; se, infermo, non disprezzi l'umile, ti stabilirai imbattibile in alto. Quale, infatti, se non la tua infermità, la causa dell'umiliazione di Cristo? Infatti la debolezza ti opprimeva assai e irreparabilmente. E questa situazione indusse a venire da te un così grande medico. Se la tua infermità fosse almeno tale da permetterti di recarti personalmente dal medico, l'infermità stessa poteva sembrare tollerabile, ma ti è stato impossibile recarti da lui ed egli è venuto da te; è venuto insegnando l'umiltà per la quale torniamo alla salute. Poiché non ci lasciava ritornare alla vita la superbia...

Grida colui che si è fatto via: «Entrate per la porta stretta»(Mt 7,13). Si sforza di entrare, lo impedisce la superbia... Prenda il farmaco dell'umiltà. Beva, antidoto alla superbia, la pozione amara, ma salutare.... Quasi infatti che il superbo sia a chiedere: «Per dove entrerò?» «Io sono la via», dice Cristo. «Entra per me: volendo entrare per la porta, non puoi camminare che per me. Poiché, come ho detto: Io sono la via, così: Io sono la porta. (Gv 10,7) E che vai cercando per dove far ritorno, dove tornare, per dove entrare?» Perché tu non vada a smarrirti in qualche luogo, egli si è fatto tutto questo per te. Perciò ti dice in breve: «sii umile, sii mite» (Mt 11,19). 

(Fonte)

DIARI
Resurrexit!
12 aprile 2009


"...Ma da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio; la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte. Non è forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi? Sempre c’è l’impressione che essa debba affondare, e sempre è già salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: “Siamo … come moribondi, e invece viviamo”, (
2 Cor 6, 9). La mano salvifica del Signore ci sorregge, e così possiamo cantare già ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: alleluia! Amen."

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Sabato Santo, 11 aprile 2009


SOCIETA'
La Passione dell'Abruzzo, e non solo
10 aprile 2009


In questo Venerdì Santo, mi auguro che tutti noi cristiani possiamo immergerci nelle sofferenze del Cristo, e offrire a Lui tutti quelli che stanno vivendo la sua stessa croce. La situazione abruzzese è un'ovvia offerta, ma non è la sola. Non voglio fare il polemico proprio oggi, giornata dei funerali; inoltre, so bene che quello che succede qui vicino, nella nostra patria, ci tocca e ci ferisce in maniera particolare.

Però, l'augurio che mi faccio quando sento certi fatti di cronaca, è che possano davvero renderci un pò più sensibili in generale a questi fenomeni. I cataclismi naturali di questo tipo sono all'ordine del giorno in certe zone del mondo povere, dove non ci sono i servizi e le risorse mobilitate con generosità per la nostra regione, dove non ci sono neanche giorni e giorni di commemorazioni (e, questo non so se sia un male, i mille e mille racconti giornalistici ricamati sopra).

Il bene che vien sempre fuori da queste tragedie, nonostante tutto, è che sono come un pugno sopra lo stato di superficialità che avvolge da anni il nostro paese. Il benessere, che servirebbe in realtà per aiutare gli altri e per avere maggiori possibilità per fare il bene, ci ha come avvelenati, per colpa nostra, che a stomaco pieno abbiamo perso totalmente le capacità di discernimento. Si veda la recente vicenda condom/Papa: una massiccia esplosione di superficialità di giudizio occidentale. Ma quando si tocca con mano la nostra fragilità, le idee imposte dall'alto iniziano a divenire un pò più dubbie, si inizia un attimino a pensare.

Quello che è successo è un vero dramma, prego il Signore che ce ne liberi. Ma non lasciamo correr via questa occasione di consapevolezza su di noi, sul nostro basso modo di vivere e di pensare, apparentemente solido, ma con i piedi d'argilla costituiti dalla nostra reale piccolezza, pochezza del nostro essere; insieme al fato, al caso, o più semplicemente, alla misteriosa volontà di Dio. Che oggi muore nuovamente per noi, per salvarci un'altra volta unendosi alle nostre sofferenze.

(Fonte immagine: Flickr)
CULTURA
Meditazione
25 dicembre 2008
Sembra che parli proprio a me.

« La gloria del Signore li avvvolse di luce »

La notte avvolgeva il mondo intero prima che sorgesse la luce vera, prima della venuta di Cristo; anche la notte regnava in ognuno di noi, prima della nostra conversione e della nostra rigenerazione interiore. Non era forse la notte più profonda, le tenebre più spesse sulla faccia della terra quando i nostri padri adoravano falsi dèi? ... E un'altra notte oscura non era forse in noi quando vivevamo senza Dio in questo mondo, seguendo le nostre passioni e i fascini di questo mondo, facendo cose di cui arrossiamo oggi come altrettante opere delle tenebre?...

Ma ora, siete stati affrancati dal vostro sonno, vi siete santificati, siete divenuti figli della luce e figli del giorno e non siete più nelle tenebre e nella notte (1 Ts 5,5)... «Domani vedrete in voi la maestà di Dio». Oggi il Figlio si è fatto per noi giustizia venuta da Dio, domani egli si manifesterà in quanto nostra vita, affinché appariamo con lui nella gloria. Oggi un bambino è nato per noi, per impedire che ci eleviamo nella vana gloria e, convertendoci, diventiamo come dei bambini. Domani egli si mostrerà nella sua grandezza per suscitare la nostra lode e perché anche noi possiamo essere glorificati e lodati quando Dio attribuirà a ciascuno la sua gloria... «Noi saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3,2). Oggi infatti non lo vediamo realmente, ma come in uno specchio (1 Cor 13,12); ora, egli riceve ciò che dipende da noi. Domani invece lo vedremo in noi, quando ci darà ciò che dipende da lui, quando si mostrerà così come egli è e ci prenderà per elevarci fino a lui.

(
San Bernardo, 1091-1153; monaco cistercense e dottore della Chiesa -
Discorso 5 per la Vigilia di Natale)


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permalink | inviato da -Lore- il 25/12/2008 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
CULTURA
Il tesoro nascosto e la perla preziosa
27 luglio 2008

XVII Domenica del tempo ordinario


1 Re 3,5.7-12; Romani 8,28-30; Matteo 13, 44-52


IL TESORO NASCOSTO E LA PERLA PREZIOSA

Cosa voleva dire Gesú con le due parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa? Più o meno questo. È scoccata l'ora decisiva della storia. È apparso in terra il regno di Dio! Concretamente, si tratta di lui, della sua venuta sulla terra. Il tesoro nascosto, la perla preziosa non è altri che Gesù stesso. È come se Gesù con quelle parabole volesse dire: la salvezza è venuta a voi gratuitamente, per iniziativa di Dio, prendete la decisione, afferratela, non lasciatevela sfuggire. Questo è tempo di decisione. 

Mi viene in mente quello che successe il giorno che finì la seconda guerra mondiale. In città i partigiani o gli alleati aprirono i magazzini delle provviste lasciate dall'esercito tedesco in ritirata. In un baleno la notizia arrivò nelle campagne e tutti di corsa ad attingere a tutto quel ben di Dio, tornando chi carico di coperte, chi con ceste di prodotti alimentari. Penso che Gesù con quelle due parabole voleva creare un clima del genere. Come per dire: "Correte finché siete in tempo! C'è un tesoro che vi aspetta gratuitamente, una perla preziosa. Non lasciatevi sfuggire l'occasione". Solo che nel caso di Gesù la posta è infinitamente più seria. Si gioca il tutto per tutto. Il Regno è l'unica cosa che ci può salvare dal rischio supremo della vita che è quello di fallire il motivo per cui siamo in questo mondo.

Viviamo in un società che vive di assicurazioni. Ci si assicura contro tutto. In certe nazioni è diventata una specie di mania. Ci si assicura anche contro il rischio del mal tempo durante le vacanze. Tra tutte, la più importante e frequente è l'assicurazione sulla vita. Ma riflettiamo un momento: a chi serve una tale assicurazione e contro che cosa ci assicura? Contro la morte? No di certo! Assicura che, in caso di morte, qualcuno riceverà un indennizzo. Il regno dei cieli è anch'esso una assicurazione sulla vita e contro la morte, ma una assicurazione reale, che giova non solo a chi resta, ma anche a chi va, a chi muore. "Chi crede in me, anche se muore, vivrà", dice Gesù. Si capisce allora anche l'esigenza radicale che un "affare" come questo pone: vendere tutto, dare via tutto. In altre parole, essere disposti, se necessario, a qualsiasi sacrificio. Non per pagare il prezzo del tesoro e della perla, che per definizione sono "senza prezzo", ma per essere degni di essi. 

In ognuna delle due parabole vi sono, in realtà, due attori: uno palese che va, vende, compra, e uno nascosto, sottinteso. L'attore sottinteso è il vecchio proprietario che non si accorge che nel suo campo c'è un tesoro e lo svende al primo richiedente; è l'uomo o la donna che possedeva la perla preziosa, e non si accorge del suo valore e la cede al primo mercante di passaggio, forse per una collezione di perle false. Come non vedere in ciò un ammonimento rivolto a noi, gente del vecchio continente europeo, in atto di svendere la nostra fede e eredità cristiana?

Non si dice però nella parabola che "un uomo vendette tutto quello che aveva e si mise alla ricerca di un tesoro nascosto". Sappiamo come vanno a finire le storie che cominciano così: uno perde quello che aveva e non trova nessun tesoro. Storie di illusi, di visionari. No: un uomo trovò un tesoro e perciò vendette tutto quello che aveva per acquistarlo. Bisogna, in altre parole, aver trovato il tesoro per avere la forza e la gioia e di vendere tutto. Fuori parabola: bisogna aver prima incontrato Gesù, averlo incontrato in maniera nuova personale, convinta. Averlo scoperto come proprio amico e salvatore. Dopo sarà uno scherzo vendere tutto. Lo si farà "pieni di gioia" come quel contadino di cui parla il vangelo.

(di Padre Raniero Cantalamessa, tratto da Zenit)

CULTURA
Matrimonio, vita futura, verginità
11 giugno 2008
Trascriviamo il contenuto di una email pervenuta al nostro sito e la relativa risposta di Padre Angelo.

Caro Padre Angelo,
mi chiamo Maria, sono una terziaria, e sono venuta a conoscenza di questo sito per caso e da pochissimo tempo.

Dopo aver letto alcune interessanti domande e le relative esaurienti risposte pubblicate in questo spazio, desidererei anch'io intervenire per chiedere delucidazioni riguardo al passo del Vangelo di Luca 20,27.
In questo passo Gesù accoglie la provocazione dei sadducei sulla risurrezione dei corpi, e conclude con queste parole:
"I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio." Da qui partono le mie riflessioni che, precisiamo, esulano il rapporto teologico-ecclesiale uomo/donna - marito/moglie qui sulla terra, e cioè non riguardano la nostra attività terrena, piuttosto quella spirituale, affinché nel dipanarsi del tempo ognuno di noi possa trasformarsi ed avvicinarsi già da ora qui sulla terra a quelle creature angeliche la cui vita è un puro donarsi a Dio, un donarsi a Dio nella conoscenza, nell'amore e nel servizio.
Dunque, questa vedova risposata molte volte, di chi sarà moglie nella risurrezione? Gesù ci dice di nessuno. Qui sulla terra dunque c'è la legge di Mosè che ci indica il modo concreto e corretto di realizzare la volontà di Dio, compresa l'ammissione di ulteriori matrimoni in caso di vedovanza, e Gesù dall' altra parte ci parla di una risurrezione dove non c'è più possesso e appartenenza simile allo stato coniugale, ma dove tutti siamo pienamente disponibili al servizio di Dio. Ma sappiamo anche che il Regno di Dio non è solo in cielo, ma è già qui in mezzo a noi, come è qui in mezzo a noi il Padre, e a noi dunque spetta il compito di custodire e far crescere quel granellino di senape. Ora, Gesù ci esorta ad essere fin da ora perfetti come lo è il Padre nostro che è nei cieli, e dato che il Padre creò l'uomo a Sua immagine e somiglianza, maschio e femmina lo creò, ecco che io credo non possiamo aspirare a questo traguardo se pretendiamo di camminare da soli. Nella visione di Dio "il solo" non esiste, non è contemplato, e questo non riguarda solo la riproduzione procreativa, ma riguarda anche e soprattutto lo spirito. Il "solo" come persona al cospetto di Dio non esiste, esiste solo la coppia come "individuo" che si affaccia sulla Creazione. Questo ci dice la Genesi.
Ecco, riflettevo su questo punto oggi ancor più di ieri, dopo aver letto la "Deus caritas est" in cui il Papa evoca il mito platonico dell'andogino:
"Il racconto biblico della creazione parla della solitudine del primo uomo, Adamo, al quale Dio vuole affiancare un aiuto. Fra tutte le creature, nessuna può essere per l'uomo quell'aiuto di cui ha bisogno, sebbene a tutte le bestie selvatiche e a tutti gli uccelli egli abbia dato un nome, integrandoli così nel contesto della sua vita. Allora, da una costola dell'uomo, Dio plasma la donna. Ora Adamo trova l'aiuto di cui ha bisogno: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa» (Gn 2, 23). È possibile vedere sullo sfondo di questo racconto concezioni quali appaiono, per esempio, anche nel mito riferito da Platone, secondo cui l'uomo originariamente era sferico, perché completo in se stesso ed autosufficiente. Ma, come punizione per la sua superbia, venne da Zeus dimezzato, così che ora sempre anela all'altra sua metà ed è in cammino verso di essa per ritrovare la sua interezza. Nel racconto biblico non si parla di punizione; l'idea però che l'uomo sia in qualche modo incompleto, costituzionalmente in cammino per trovare nell'altro la parte integrante per la sua interezza, l'idea cioè che egli solo nella comunione con l'altro sesso possa diventare « completo », è senz'altro presente."

La mia domanda è questa: sappiamo che la novità cristiana consiste nella relazione individuale e personale di figlio nei riguardi del Padre, come figlio di Dio, ed è certamente una relazione esclusiva e più diretta del figlio che si relazione all'altro suo simile. Mi spiego meglio: nel parlare di moglie-marito, padre-madre, fratello-sorella, si sta vedendo tutto in relazione all'altro, mentre, come dicevo prima, la relazione di figlio-figlia di Dio è più diretta, più immediata, ed è certamente la novità cristiana. Ora, se noi in questa visione cristiana della nostra relazione personale con Dio soprassediamo sulla questione della dimensione antropologica del maschio e femmina, possiamo aspirare e tendere a quel Dio che non ci ha certo creato singolarmente "completi"? se al Suo cospetto esiste solo la coppia come "individuo", possiamo noi tenderGli in solitudine? Oppure è vero che la comunione con l'altro sesso, affinché il nostro essere maturi nella sua interezza e sia capace di produrre vita (sia essa biologica che spirituale) ed essere finalmente Sua immagine attraverso la complementarietà originaria, non solo vale per l'aspetto biologico dell'essere umano, ma anche per l'aspetto spirituale?
Tenuto anche conto che la formazione dell'essere femminile esula, in un certo senso, dalla riproduzione sessuale, poiché è intrinseca alla natura stessa dell'uomo. Cioè, il concetto di "donna" è nel concetto di "uomo" come una potenzialità latente, che, ad un certo punto, quasi per necessità, viene alla luce, diventando atto. Seguendo l'ontologia di Tommaso potremmo ricordare il principio d'individuazione che è riposto nella materia signata quantitate, ossia nella materia contrassegnata da precise dimensioni che viene ad esistere. Ma l'essenza di una cosa, e in questo caso dell'uomo, è distinta dalla sua esistenza. L'essenza di una cosa di per sè non implica necessariamente l'esistenza in atto di tale cosa. Questa esistenza in atto è la realizzazione compiuta dell'essenza di una cosa, perciò, rispetto all'essere, l'essenza è soltanto potenza. L'essenza è soltanto in potenza rispetto all'esistenza, mentre l'esistenza è atto dell'essenza. Il passaggio dall'essenza all'esistenza si configura appunto come passaggio dalla potenza all'atto. Questo ce lo dice la genetica con i cromosomi xx e xy, e la Scrittura con la costola di Adamo.
Spero di essere stata in grado di porre in maniera chiara la mia domanda.
Già da ora le porgo i miei ringraziamenti per l'attenzione.
Cordialmente,

Maria Rubini


Risposta del sacerdote.

      Cara Maria,
      ringrazio anzitutto il Signore che ti ha dato l’opportunità di trovare per caso il nostro sito.
      Giovanni Paolo II diceva che, quando si guardano le cose dal versante di Dio, il caso non esiste.
      Sono convinto che il santo Padre Domenico, che ha un amore di predilezione per i terziari, ti abbia guidato verso di noi.
      Vengo dunque alle tue domande.
     
      Dici: “Dunque, questa vedova risposata molte volte, di chi sarà moglie nella risurrezione? Gesù ci dice di nessuno”.
      Risposta: Non sarà sposa di nessun uomo, senz’altro, perché il matrimonio è nell’ordine dei mezzi e appartiene alle realtà di questo mondo.
      Ma il matrimonio di qua è come una specie di preparazione di altre nozze che celebreremo nell’eternità.
      Mi vengono alla mente le parole che santa Caterina da Siena disse a Nicolò di Tuldo che stava per essere decapitato, quando prese la sua testa nelle mani: “Giù, alle nozze, fratello mio dolce, che tosto giungerai alla vita durabile”.
      Caterina era persuasa che Nicolò stava andando a nozze.
      È il pensiero di san Giovanni nell’Apocalisse: “Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente. Allora l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!»” (Ap 19,7-8).
     
      Dici ancora: “se al Suo cospetto esiste solo la coppia come "individuo", possiamo noi tenderGli in solitudine? Oppure è vero che la comunione con l'altro sesso... non solo vale per l'aspetto biologico dell'essere umano, ma anche per l'aspetto spirituale?”.
      Risposta: è vero che non si può vivere “in solitudine”.
      Giovanni Paolo II diceva che l’uomo non può vivere senza amore. Non può vivere se non con qualcuno, anzi per qualcuno!
      Se Dio è Amore, e noi siamo fatti a immagine e somiglianza sua, anche noi non possiamo vivere senza amore, senza donarlo e senza riceverlo.
      E la strada ordinaria per vivere tutto questo è il matrimonio.
      Dici bene quando affermi che siamo relazionati al Padre come figli. Ma l’essere suoi figli si realizza sempre nella comunione sponsale.
      Ordinariamente le persone umane realizzano la loro vocazione sposale nel matrimonio, e attraverso di esso tendono alle nozze eterne.
      Ma alcune persone sono chiamate da Cristo a vivere anticipatamente le nozze eterne e a rendere visibili col loro comportamento la dimensione escatologica della vita umana, quella dimensione nella quale non si prende né moglie né marito perché Dio basta. È lo stato di castità o verginità consacrata.
      Ma quelli che vivono nella castità o verginità consacrata non vivono in solitudine, anche se per alcuni di loro materialmente avviene proprio così.
      Chi vive nella castità o verginità consacrata tralascia il segno (il matrimonio) e va direttamente alla realtà: per dirla con san Paolo si preoccupa delle cose del Signore (1 Cor 7,32) e sta unito a Lui senza distrazioni (1 Cor 7,35).
      Nello stesso tempo si fa “tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22).
      In tal modo i due carismi, quello del matrimonio e della castità consacrata, si richiamano a vicenda.
      I consacrati, vivendo anticipatamente le nozze eterne, col loro comportamento ricordano agli sposati che le nozze temporali sono nell’ordine dei mezzi e che di loro natura sono ordinate a preparare le nozze eterne.
      Le persone sposate a loro volta ricordano ai consacrati che non sono chiamati a vivere in solitudine, ma in comunione, anzi in uno sposalizio col Signore nel quale si è chiamati dalle vicende della vita a donarsi sempre in totalità, senza riservarsi nulla.
      Il Papa in Deus charitas est non è entrato nel campo della reciprocità dei carismi.
     
      Infine scrivi: “Tenuto anche conto che la formazione dell'essere femminile esula, in un certo senso, dalla riproduzione sessuale, poiché è intrinseca alla natura stessa dell'uomo. Cioè, il concetto di "donna" è nel concetto di "uomo" come una potenzialità latente, che, ad un certo punto, quasi per necessità, viene alla luce, diventando atto”.
      Qui, cara Maria, sei troppo stringata nel tuo dire e fatico a seguirti.
      Quando dici che “il concetto di "donna" è nel concetto di "uomo" come una potenzialità latente”, intendi “uomo” come specie o come maschio?
      Nel primo caso, sono d’accordo. Allora tanto la mascolinità quanto la femminilità sono latenti nel concetto di persona umana.
      Nel secondo caso, evidentemente non potrei seguirti, perché la mascolinità non ha niente di più della femminilità, e viceversa. Che la donna sia stata tratta dalla costola di Adamo è solo un racconto e vuol dire che è della medesima natura e dignità del maschio, come già rilevava sant’Agostino.
     
      Ti ringrazio per la stima e l’attenzione.
      Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
      Padre Angelo

Questo articolo è stato tratto dall'archivo dell'analoga sezione "un sacerdote risponde" su Amicidomenicani.it, dove si possono trovare le risposte ai più recenti quesiti e il recapito per scrivere a Padre Angelo.

CULTURA
Psicanalisi di Odifreddi
8 giugno 2008
Tempo fa, Faber ha portato all'attenzione del sottoscritto l'ultima fatica d'Ercole (?!?) del matematico Odifreddi: "Il matematico impenitente" (... e non si era capito?).
Il personaggio è noto penso anche ai lettori di questo blog. Non starò qui a fare un tedioso quanto banale lavoro di smantellamento alle tesi (chiamiamole così) anticlericali del tizio in questione. La cosa più interessante è affrontare il personaggio dal punto di vista psicologico.

Io non sono certo erudito in Scienze della Psiche, ma due osservazioni mi pare di poterle fare. Innanzitutto, l'ossessione contro il cattolicesimo che rasenta il caricaturale: guardate la copertina del libro suddetto. Essa riassume un pò tutto quello che Odifreddi vuole essere: un "diavolaccio" incaricato dalla (dea?) Ragione di smantellare quelle che ai suoi occhi sono solo delle sciocche superstizioni. La cosa buffa è che la missione che il soggetto si è dato, a giudicare dai toni e dall'atteggiamento in generale, si potrebbe definire sacra. E in questo modo, inconsapevolmente, il Razionalissimo si è costruito un modello religioso al quale vuol corrispondere, si è trasformato in un messia di quell'ideologia da lui identificata come Scienza. Non sto scherzando: sembra esserci molto misticismo, più che razionalismo, in quello che Odifreddi vuole portare a termine.

Sapete chi mi ricorda? Me stesso. I miei primi tempi di conversione.
Uscivo da una vita sbandata e senza nessun punto di riferimento. Quando scoprii la fede, non è che ci aderii: mi ci abbarbicai. In reazione a tutto quello che mi aveva deluso, ho teso a fondare parte della mia adesione alla religione come rifiuto esagerato del mondo. Appena mi sono convertito, dentro di me doveva morire un uomo vecchio e nascerne uno rinnovato; e il processo non è stato rapido e indolore. All'inizio c'è stato un rifiuto totale del profano: avevo atteggiamenti troppo distaccati, a "santone", e la mia fede di allora colpiva e condannava il mondo in un pò tutti gli aspetti, quel mondo dal quale mi sentivo totalmente tradito e deluso. Pian piano la fase della crociata finì, e grazie a Gesù ora ho trovato un mio equilibrio interiore, che voglio sempre più rafforzare e limare nei dettagli, senza cadere né nel bigottismo né tantomeno in un cattolicesimo superficiale.

Ecco, Odifreddi secondo me ha vissuto un'esperienza tale quale la mia, ma all'incontro. Era seminarista. Qualcosa gli ha fatto sembrare la religione un elemente oscuro, opprimente, in ogni caso deludente verso le sue aspettative. Si è sentito pure lui tradito, insomma. Ed ecco che così il "nuovo" Odifreddi ateo-razionalista è diventato il cavaliere del dogma antireligioso, che, lancia in resta, vuole colpire e diffamare a qualsiasi costo tutto ciò che è di cattolico.
C'è da notare, a questo punto, la differenza tra noi: il mio, di squilibri, si è attenuato pian piano che continuavo il cammino. Il suo sembra sempre più peggiorare.
Per me è un indizio di quale è la strada giusta, e a questo punto si potrebbe dire un'indizio della stessa esistenza di Dio.
Io sono stato con Gesù, e la Sua vicinanza mi ha rimarginato vecchie ferite, rendendomi un cristiano e un uomo più autentico (ancorché superpeccatore e miserevole) rispetto al lore neo-convertito. E quindi sempre più in pace, più felice. Piergiorgio (chiamato così dai suo genitori in onore del Frassati!) è diventato sempre più feroce e accanito nella sua battaglia: sta tentando di sconfiggere quella religiosità che per lui rappresente l'"uomo vecchio". Eppure sembra che questa battaglia non abbia mai fine: ve l'ho detto, non ha fine perché il "matematico impertinente"  secondo la mia opinione ha, come me tempo fa, un conflitto all'interno di sé stesso, non con il mondo cattolico. Problema interiore che però per lui non si sana. Per iniziare un percorso di guarigione, penso che dovrebbe tornare al punto che l'ha fatto allontanare dal cristianesimo, e chiedersi perché, se ne valeva la pena, invece di continuare a voler fuggire e barricarsi dietro al neoscientismo. Che forse nasconde il fatto che lui, in realtà, Gesù Cristo in quel seminario l'ha conosciuto. E la nostalgia con cui cerca vanamente qualcosa con cui soppiantarlo.

Altresì, questa condotta del matematico secondo me sembrerebbe mostrare la potenza del battesimo. Il battesimo ho letto che lascia una sigillo indelebile e un'attrazione verso le cose di Dio. E se questa attrazione irresistibile fosse quella che Odifreddi tente disperatamente di seppellire? Questo ci dovrebbe far riflettere su quanta responsabilità abbiamo, noi cattolici cosiddetti "praticanti", verso un qualsiasi battezzato.

Infine una puntualizzazione: questo post è opinabile. Come premesso, non sono uno "strizzacervelli", né a dir la verità un esperto sulla persona e le opere dello scienziato a cui si riferisce il post; neanche posso sottoscrivere al 100% l'ultima mia osservazione relativa al battesimo. Tuttavia, quella che ho dato mi sembra una spiegazione possibile e non banale sull'atteggiamento e il carattere ossessivamente anticlericale di Piergiorgio Odifreddi (che non perde occasione per darne sfoggio), e per questo ho deciso che comunque valeva la pena di postare.

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